AD Project

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AD Project, il progetto pensato da Eros Puglielli in forma esclusiva per il mercato home video è uno strano (e non completamente risolto) ibrido tra sci-fi e horror. Bizzarro e forse sconclusionato, ma affascinante.

Un uomo oltrepassa la recinzione di una zona protetta, ma una forza sovrannaturale, sotto forma di un uomo incappucciato, si impossessa di lui e lo conduce alle convulsioni. Poco distante e armata di telecamera, la sua fidanzata Elena subisce la stessa sorte. Il giorno dopo Elena racconta l’accaduto, sotto ipnosi, al prof. Morante, rivelando che tutto ciò che ha vissuto dovrà accadere soltanto la sera successiva. Nel frattempo, un aspirante attore e la sua fidanzata Gaia prendono in affitto una stanza da Luca, un gestore di un sito pornografico preoccupato per aver appena perduto la sua telecamera. Le vite di queste persone si incrociano quando due uomini in nero, giunti dinanzi alla zona, scoprono che qualcuno vi è penetrato di nascosto; l’incauto trasgressore non sa che, entrando nella zona, ha varcato una porta che conduce ad un’altra dimensione temporale… [sinossi]

Esisteva un’epoca nella quale determinati giocatori di calcio risultavano essere apolidi, come ad esempio Naim Krieziu, campione d’Italia con la Roma nel 1942; ecco, potremmo definire senza difficoltà Eros Puglielli un apolide del cinema contemporaneo. Non crediamo che lui sarebbe soddisfatto da un’aggettivazione tale, ma non possiamo fare a meno di pensare il contrario: il suo cinema non ha nulla a che vedere, per dinamiche produttive ed estetiche, con il resto del panorama italiano. Lo dimostrò già con il suo esordio nel lungometraggio, l’autoprodotta commedia Dorme, capace di mescolare il cinema popolare con il grottesco, e ha poi portato avanti il discorso sia nei cortometraggi (potremmo definirlo il più importante regista di corti italiano degli anni Novanta alla pari della coppia Rezza/Mastrella) che in Tutta la conoscenza del mondo e Occhi di cristallo.

AD Project non si distacca da questa linea poetica e raffigura anzi con ogni probabilità un ponte teso tra l’assoluta libertà creativa degli esordi e la maturità stilistica dell’ultimo film. È un film prodotto e pensato per l’uscita diretta in DVD, e anche questa a suo modo è un’anomalia non indifferente: se è infatti vero che il mercato l’ha lanciato in concomitanza con H2Odio di Alex Infascelli è da notare come per i due film sia stata ipotizzata una distribuzione completamente diversa. Infascelli ha fatto uscire H2Odio sfruttando la visibilità dell’edicola, mentre Puglielli ha puntato tutto sulla distribuzione solita, sia a noleggio che in vendita: l’unica cosa che veramente li accomuna è il fatto che il cinema di genere, utilizzato come pianto rituale da buona parte della critica italiana, la stessa che fino a dieci anni fa lanciava strali contro il periodo degli horror, degli sci-fi, della commedia scollacciata, non riesce più a uscire neanche al cinema. È così per i due “artigiani” della nuova generazione, ma è così anche per uno dei loro maestri, il Dario Argento di Ti piace Hitchcock?, a dimostrazione del fatto che in Italia il sistema produttivo continua a dimostrarsi sclerotico, consapevole di una crisi del settore profonda ma incapace di porvi realmente rimedio.

Puglielli è uno che in questa gabbia strutturale ci sbatte la testa da un buon decennio ormai e, insieme ad amici e colleghi improvvisa un modello produttivo del tutto rivoluzionario; ognuno guadagna dal film in percentuale al tempo speso sul set, all’onere intrapreso durante la lavorazione dello stesso, in barba al prezzo fissato dal mercato. Ciò che ne deriva è l’esperienza dei The Coproducers e, da un punto di vista estetico, AD Project: che è un film di fantascienza, forse, ma assomiglia maledettamente ai percorsi spazio-temporali propri della fisica quantistica e, di conseguenza, all’approccio artistico di John Carpenter e David Lynch. Proprio Lynch sembra essere più di un punto preso a modello, non tanto per la complessità narrativa e il sottotesto filosofico – elementi che sicuramente trovano uno sviluppo più concreto e puntuale nell’opera del cineasta statunitense – ma per la volontà pervicace di lavorare sull’atmosfera. È il mood il punto su cui si sofferma con forza l’opera di Puglielli, e tutto il resto sembra passare francamente in secondo piano. Va da sé che il film vive di scompensi narrativi notevoli, di personaggi che non trovano una propria compiutezza (vedi lo psicanalista interpretato da Giorgio Albertazzi) e di ritorni logici che vengono a mancare, ma sono in fin dei conti queste annotazioni che perdono di valore di fronte allo strabordante potere evocativo delle immagini.
Più che altrove Puglielli si conferma qui regista di assoluto spessore, proprio perché impegnato a lavorare su un canovaccio rischiosamente in bilico sulla linea che divide l’arguto dal ridicolo: il cinema di genere è a sua volta un canovaccio che il regista romano utilizza per poter lavorare sulla costruzione scenografica. Ed è indubbio che le location siano uno dei punti di forza dell’opera, insieme ad alcuni personaggi, su tutti l’ottimo Cristiano Callegaro in pose sorprendentemente dimesse, e alla scelta dell’illuminazione. E chi legge questo Puglielli come qualcosa di avulso dal surrealismo sorridente degli esordi, non ha probabilmente mai messo gli occhi su Armageddon, perché i punti di contatto ci sono, eccome se ci sono.
Non è un film perfetto, AD Project, e non è l’opera migliore di Puglielli, ma ci viene comunque naturale difenderlo e promuoverlo, proprio in virtù di quella costante sensazione di anomalia che riscontravamo all’inizio della recensione. È proprio da opere come queste che può partire la scintilla di un cinema diverso, magari inesatto e squilibrato, ma ricco, vitale, non allineato né rinchiuso in gabbie anguste e asfissianti. E forse è nel mercato DVD che bisogna provare a sfondare le prime barriere: creare un mercato autonomo da quello delle sale potrebbe garantire una base abbastanza solida da permettere di ripartire. Chissà.

Info
AD Project, il trailer.

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