Ghost in the Shell – L’attacco dei cyborg

Ghost in the Shell – L’attacco dei cyborg

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Da sempre interessato alla vita artificiale, alla figura femminile, alla profonda conoscenza di se stessi e al rapporto individuo/società, Oshii sviluppa ulteriormente le tematiche dell’originale Ghost in the Shell, concentrandosi maggiormente sul lato umano (in un senso più ampio che comprende anche l’umanità dei cyborg e dei robot). Ghost in the Shell – L’attacco dei cyborg è meno spettacolare e più intimista, meno immediato, più complesso e stratificato. Questo sequel, e forse proprio questo è il suo secondo limite, cerca di contenere tutta la visione del mondo e della realtà del suo autore: un contenitore, un guscio che racchiude la poetica oshiiana. Un universo racchiuso in un uovo.

L’uovo incrinato

Anno 2032. Il cyborg-detective Batou sta investigando su una serie di strani omicidi che sembrano coinvolgere dei robot femminili utilizzati per scopi sessuali. Il caso, più complicato e difficile di quanto sembri, nasconde una tremenda verità… [sinossi]

Il penultimo lungometraggio di Oshii (alla Mostra del Cinema di Venezia 2006 si è visto il geniale The Amazing Lives of the Fast Food Grifters, e adesso attendiamo The Sky Crawlers, in fase di post-produzione) è uscito nel nostro paese con discreto ritardo e con una distribuzione penalizzante. Considerando il normale trattamento riservato all’animazione giapponese, la “distribuzione penalizzante” potrebbe quasi sembrare un miracolo. Di maggior fortuna hanno poi beneficiato i lungometraggi di Satoshi Kon e Goro Miyazaki, entrambi a Venezia. Bisogna tristemente ammettere che Ghost in the Shell – L’attacco dei cyborg non è un prodotto di facile distribuzione: secondo capitolo della pietra miliare Ghost in the Shell, datata però 1994 e praticamente inutile come traino commerciale, diretto da un regista sconosciuto ai più e film ostico per un pubblico poco avvezzo a tematiche, tempi narrativi e animazione del Sol Levante, L’attacco dei cyborg non può offrire grandi possibilità di incassi.
Del successo, degli incassi e del riscontro del “grande pubblico”, in tutta onestà, ben poco ci interessa. Meglio concentrarsi, invece, su questo ennesimo capitolo della fertile filmografia di Mamoru Oshii, sullo stretto legame con le opere precedenti e sui pregi e “difetti” tecnico-artistici.

A differenza del primo capitolo, Ghost in the Shell – L’attacco dei cyborg non convince pienamente e, in maniera un po’ sorprendente, i limiti dell’opera non riguardano solo lo sviluppo narrativo. L’animazione stessa, in alcune sequenze, lascia perplessi. Una perplessità, sia ben inteso, che riguarda le scelte e non il livello artistico: L’attacco dei cyborg è visivamente coinvolgente e sconvolgente e ogni singolo fotogramma sembra una piccola opera d’arte. Basterebbero le sequenze del falò delle bambole e della parata carnevalesca, o i titoli di testa con la creazione dei robot femminili, per giustificare visione e biglietto a prezzo intero. Sembra funzionare meno, invece, la fusione tra animazione tradizionale e computer grafica: il contrasto tra mecha design (in CG) e personaggi risulta, in definitiva, eccessivo e straniante. La ricchezza visiva delle maschere giganti della parata, tanto per fare un esempio, stride eccessivamente con il design freddo dei vari veicoli. Freddezza che spegne gli entusiasmi anche per l’immensa cattedrale, che sembra riecheggiare il cortometraggio Katedra di Tomek Baginski (2002), ben realizzato ma troppo vicino a uno sterile sfoggio di tecnica e stile. L’animazione realistica di Oshii, che ha più di un punto di contatto con i lavori di Katsuhiro Ōtomo, sembra parzialmente smarrirsi nell’utilizzo della computer grafica. Ben diverso era l’effetto estetico-visivo che scaturiva dal contrasto dell’animazione 3D e 2D in Metropolis (2001) di Rintaro. Espressi questi dubbi, rimane l’ammirazione per un’animazione di assoluto livello: ambientazioni che sembrano andare al di là del fotorealismo, luci e ombre di rara complessità e una serie innumerevole di invenzioni visive (dalla fotografia tridimensionale a quella che potremmo definire una “deformazione spaziale” dell’angusta drogheria durante la sparatoria) che si sommano a un convincente character design (come il pacioso bassotto), a movimenti fluidi e via discorrendo.

Da sempre interessato alla vita artificiale, alla figura femminile, alla profonda conoscenza di se stessi e al rapporto individuo/società, Oshii sviluppa ulteriormente le tematiche dell’originale Ghost in the Shell, concentrandosi maggiormente sul lato umano (in un senso più ampio che comprende anche l’umanità dei cyborg e dei robot). L’attacco dei cyborg è meno spettacolare e più intimista, meno immediato, più complesso e stratificato. Questo sequel, e forse proprio questo è il suo secondo limite, cerca di contenere tutta la visione del mondo e della realtà del suo autore: un contenitore, un guscio (un uovo, come scriverebbe Davide Tarò, autore della monografia Oshii Mamoru – Le affinità sotto il guscio) che racchiude la poetica oshiiana. Un universo racchiuso in un uovo. Le proporzioni, si capisce, sono sfavorevoli a questo uovo, seppur scintillante. Sarebbe come, tanto per fare un paragone, se Satoshi Kon provasse a condensare Paranoia Agent in appena due ore. In Ghost in the Shell – L’attacco dei cyborg ritroviamo la figura del detective, i cani, le marionette, lo snaturamento dell’uomo e l’umanizzazione dei robot, la rete globale, il grande fratello, la tradizione giapponese, i bambini e le donne, l’universo meccanico e riconosciamo gran parte delle sue opere (televisive, cinematografiche e homevideo) precedenti, da Patlabor a Jin-Roh (sua la sceneggiatura), da Stray Dogs a The Red Spectacles. Tutto sembra tornare, ma allo stesso tempo lascia un senso di incompiuto: L’attacco dei cyborg osa troppo, procede per dotte citazioni, accumula riflessioni e si appesantisce. A far breccia nel cuore e nella mente sono i rapporti interpersonali, il lato umano, e molto meno la vicenda, nonostante sia innegabile l’efficacia delle riflessioni di Oshii sulla preoccupante prospettiva di un mondo in cui il confine tra umano e inumano, tra essere vivente e robotico, sarà sempre più sottile, fino a confondersi, sovrapporsi. La totale meccanizzazione delle nostre vite e del nostro corpo sembra inevitabile.

Info
La scheda di Ghost in the Shell – L’attacco dei cyborg su animenewsnetwork.com.
Il trailer di Ghost in the Shell – L’attacco dei cyborg sul canale Dynit.
Making of Ghost in the Shell – L’attacco dei cyborg con Mamoru Oshii.
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