Paprika – Sognando un sogno

Paprika – Sognando un sogno

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Satoshi Kon conferma di essere una delle grandi firme dell’animazione nipponica: ancor più significativa, dunque, la presenza di Paprika nella sezione competitiva della Mostra del Cinema di Venezia 2006.

Sogni di rane verdi

E ora il più grande spettacolo del mondo. Un clown gigante esce da una piccola macchina: inizia lo spettacolo! Il capitano Konakawa vive il suo sogno grazie ad un nuovo dispositivo, ideato per una psicoterapia di nuovissima concezione: prima un circo, poi come Tartan su una liana, poi un treno… Il confine tra sogno e realtà sembra infranto.
Satoshi Kon, dopo il più lineare e classico Tokyo Godfathers, torna ai temi a lui più cari (la sovrapposizione, spesso inestricabile, di realtà, sogno, finzione e ricordi, personali e collettivi) e alle conseguenti soluzioni registiche, visive e narrative. Con Paprika, lungometraggio prodotto dall’eccellente Mad House (Animatrix, Metropolis), il cinema di Kon si conferma un raffinato e complesso gioco d’incastri: un flusso continuo di immagini spesso sorprendenti che si formano dall’incontro di piani narrativi teoricamente ben distinti. Nelle opere del regista nipponico ogni secondo può potenzialmente aprire a un’altra dimensione, sia spaziale che temporale. Un tour de force visionario.

Rispetto alle pellicole precedenti (soprattutto Millennium Actress, e considerando anche la straordinaria serie televisiva Paranoia Agent), tuttavia, Paprika lascia qualche dubbio: Kon, anche sceneggiatore, sembra non riuscire a trovare il “contenitore” perfetto per le sue (e del noto scrittore di fantascienza Yasutaka Tsutsui) stratificate visioni. Lo scheletro narrativo di Paprika, al contrario dei compiuti meccanismi del suddetto Millennium Actress e di Perfect Blue, sembra fragile rispetto alla travolgente forza immaginifica dell’autore nipponico. Rimane dopo la proiezione, la sensazione che Satoshi Kon sia ricorso più al mestiere che a una reale ispirazione: Paprika sembra, in un certo senso, troppo prevedibile (ovvio che il concetto di “prevedibilità”, soprattutto in questo caso, sia strettamente legato a una conoscenza delle opere precedenti dell’autore… in caso contrario, buona visione e buon divertimento!), un’opera che si ripiega su una poetica consolidata, ma che nulla o poco aggiunge.

Siamo, in ogni caso, di fronte a un film di ottimo livello tecnico e artistico. Si vedano, ad esempio, i bellissimi titoli di testa che riecheggiano, anche nella colonna sonora, la meravigliosa sigla iniziale di Paranoia Agent: tra i tanti talenti di Kon, emerge la capacità di tenere desta, fin dai primissimi minuti, l’attenzione dello spettatore, rendendo speciali le sue opere fin dai primi fotogrammi. Merita una citazione la toccante dichiarazione d’amore (e presa di coscienza) della dottoressa Atsuko Chiba: il cinema di Kon, al di là delle meraviglie tecnico-artistiche e della vis immaginifica, si distingue anche per lo spessore umano. Satoshi Kon è infatti autore a trecentosessanta gradi: artista talentuoso ma anche acuto osservatore della psicologia umana e della realtà che lo circonda.

Impossibile non ricordare lo spettacolo visivo offerto dalla parata delle creature oniriche (citazione d’obbligo, ça va sans dire, per il gruppetto delle rane): debitore di Katsuhiro Otomo (la carriera di Kon è iniziata con Rôjin Z, World Apartment Horror e Memories), Kon ha seguito le orme del maestro e possiede le potenzialità per superarlo. Tra immersioni nella dimensione onirica e riflessioni metacinematografiche, un’ultima citazione per la sequenza della “rinascita” e “crescita” di Paprika: noi, come questa splendida eroina, abbiamo bisogno di nutrirci dei sogni.
Satoshi Kon conferma di essere una delle grandi firme dell’animazione nipponica: ancor più significativa, dunque, la presenza di Paprika nella sezione competitiva della Mostra del Cinema di Venezia 2006, che con la gestione di Marco Müller ha sempre guardato con interesse all’universo degli anime (da Il castello errante di Howl, passando al Leone d’Oro alla carriera ad Hayao Miyazaki, fino al suddetto Paprika, a I racconti di Terramare di Goro Miyazaki e The Amazing Lives of the Fast Food Grifters di Mamoru Oshii).

Info
Il sito ufficiale di Paprika.
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