I racconti di Terramare

I racconti di Terramare

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Per la sua opera d’esordio, Gorō Miyazaki parte dallo stesso humus letterario che ha ispirato il padre: significativa, infatti, la scelta di portare sullo schermo parte del ciclo di Earthsea (Il mago di Earthsea, Le tombe di Atuan e La spiaggia più lontana) della scrittrice americana Ursula K. Le Guin. I due Miyazaki, tuttavia, pur partendo dal medesimo punto, seguono poi strade differenti.

Onora il padre

Dopo l’improvvisa apparizione nei cieli di Eartsea di alcuni draghi, carestie e pestilenze cominciano ad affliggere gli esseri umani: il mondo sta perdendo il suo equilibrio! Il potente Arcimago Ged parte alla ricerca di una soluzione e durante il viaggio si imbatte nel giovane Arren, un principe che è fuggito dal suo regno dopo aver accoltellato il padre… [sinossi]

La notorietà internazionale di Hayao Miyazaki e dello Studio Ghibli ha ovviamente moltiplicato le attese e le aspettative per I racconti di Terramare, esordio alla regia di Gorō Miyazaki, figlio del dio degli anime. Si sono subito aperte le porte di un festival importante come la Mostra del Cinema di Venezia e il pubblico (nipponico) è accorso in massa. Gorō Miyazaki, nato a Tokyo nel 1967, dopo una laurea in scienze forestali e una breve esperienza come consulente presso un’impresa di costruzioni, è entrato nell’orbita paterna, dedicandosi al Museo Ghibli e diventandone amministratore delegato nel 2001: il passaggio alla regia non era poi così prevedibile, nonostante le speranze di molti – l’idea di un cambio di consegne tra padre e figlio, di un rinnovarsi perenne del nome di Miyazaki, stuzzica i sogni degli appassionati, di padre in figlio per rendere immortale l’universo narrativo miyazakiano.

Tralasciando i sogni, I racconti di Terramare (Gedo Senki) è, con i dovuti distinguo, un’opera che ha moltissimi legami con la poetica e l’arte di Miyazaki padre. Inoltre, questo atteso esordio conferma come Mimi wo Sumaseba (Whisper of the Heart) del compianto Yoshifumi Kondō e Neko no Ongaeshi (The Cat Returns) di Hiroyuki Morita l’inconfondibile stile Ghibli: suggestioni fantasy, animazione di ottimo livello – con un ricorrente tratto grafico che risale al magnifico lungometraggio Il segreto della spada del sole di Isao Takahata e alle serie televisive dei primi anni settanta (Heidi, Marco, Anna dai capelli rossi, Conan) – e la capacità di creare prodotti di ampio respiro internazionale.

Gorō Miyazaki, ed era probabilmente inevitabile, parte dallo stesso humus letterario che ha ispirato il padre. Significativa la scelta di portare sullo schermo parte del ciclo di Earthsea (Il mago di Earthsea, Le tombe di Atuan e La spiaggia più lontana) della scrittrice americana Ursula K. Le Guin, considerata una delle principali autrici di romanzi fantasy. Tuttavia, pur partendo dal medesimo punto, padre e figlio seguono poi strade differenti: se Hayao ha il merito di aver elaborato e innalzato le sue fonti d’ispirazione (si pensi a Nausicaä della Valle del vento), ulteriormente impreziosite da soluzioni registiche e invenzioni visive che hanno segnato la storia del cinema, Gorō con questo suo primo film opta per il puro fantasy, per una trasposizione che ricorda certa animazione nipponica del periodo d’oro – da Il segreto della spada del sole a Il gatto con gli stivali di Koro Yabuki, arrivando fino al misconosciuto Il lago dei cigni di Kimio Yabuki – e che dal punto di vista grafico omaggia il manga paterno Shuna no tabi (1983).

Il character design de I racconti di Terramare ricalca i più famosi personaggi di Nausicaä e di Shuna no tabi. Inevitabili i rimandi, anche nei tratti psicologici, tra l’Arcimago Sparviere e Lord Yupa, tra Theru e la principessa della Valle del Vento, tra Arren e Asbel. Discorso diverso per i fondali, sorprendenti e di inarrivabile valore pittorico nei film del fondatore dello Studio Ghibli: se character design e fluidità dell’animazione sono di ottimo livello, i fondali de I racconti di Terramare, seppur apprezzabili, sono un po’ abbozzati. Scelta artistica o economica?
Lo stretto legame (e rimandi, omaggi, citazioni) tra le opere dei Miyazaki e della Le Guin è perfettamente riassunto nella sequenza dell’incontro tra l’Arcimago Ged e Arren (Ged salva Arren inseguito dai lupi in mezzo al deserto). Si consideri, in questo senso, la sintetica ma efficace indicazione di Riccardo Valla (Ursula Le Guin. Una scrittrice americana alla ricerca dell’unità in I venti di Earthsea di Ursula Le Guin, Urania, Mondatori): «il tipico romanzo di Ursula Le Guin tende ad avere queste caratteristiche: il protagonista attraversa un vasto territorio deserto per incontrare qualcosa di complementare a lui, qualcosa che non ha, qualcosa che lo attira». L’incontro Ged-Arren riecheggia la sequenza di Nausicaä in cui la principessa aiuta Lord Yupa inseguito nel deserto dai Mostri-Tarlo. Tra le altre sequenze da segnalare, oltre ad alcune di sicuro impatto spettacolare ed emotivo (Arren che salva Theru dai soldati, la fuga di Arren da se stesso, la scalata del castello, un classico dai tempi de Il gatto con gli stivali, e via discorrendo), meritano un accenno le scene dedicate al lavoro nei campi: rispettando lo spirito dell’opera della Le Guin, Gorō Miyazaki si sofferma sui momenti morti, apparentemente inutili, ma che bene rappresentano la vita ideale, fatta di lavoro, tranquillità e collaborazione tra uomini, descritta dall’autrice americana.

I racconti di Terramare è in definitiva un ottimo fantasy classico che riesce a restituire, seppur condensata, la poetica della Le Guin, molto più attenta alla condizione umana dei suoi eroi rispetto ai vari Tolkien e Brooks. Prodotto meno autoriale e personale, quindi, ma capace di restituire il genere fantasy a una purezza spesso inquinata da scelte troppo commerciali.

Info
Il trailer italiano de I racconti di Terramare.
I racconti di Terramare sul AnimeNewsNetwork.
I racconti di Terramare sul sito della Lucky Red.
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