Il prescelto

Il prescelto

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Con Il prescelto uno spaesato Neil LaBute mette mano all’ottimo The Wicker Man di Robin Hardy, dissipando tutto il potere misterico del film del 1973 e fabbricando un horror senza inventiva né verve, affidato all’interpretazione altrettanto smarrita di Nicolas Cage.

Un uomo da bruciare

L’agente Edward Malus, congedatosi dalla polizia dopo non essere riuscito a salvare una donna e sua figlia da un incidente stradale, torna in servizio quando una sua ex-fidanzata, Willow, lo contatta per aiutarla a ritrovare la figlia scomparsa da Summersisle, una piccola isola sulla costa occidentale degli Stati Uniti, dove le due vivono. Giunto nell’isola, l’uomo troverà la società matriarcale di Sorella Summersisle, dedita a riti pagani: quale mistero si cela dietro quel microcosmo? [sinossi]

Quando nel 1973 venne alla luce l’ottimo The Wicker Man la critica anglosassone dichiarò guerra aperta alla pellicola di Robin Hardy, spaventata dalla prorompente carica sessuale e dalla libertà con la quale venivano trattati temi tutt’altro che banali, dalle pericolosi estremizzazioni che stavano venendo alla luce in una certa tendenza a vivere la cultura hippie fino al senso stesso della fede, dell’amore e della reciproca accettazione fra esseri umani.
Alla luce di queste annotazioni è fin troppo ovvio immaginare la curiosità con la quale durante la 63ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia si è atteso il remake della pellicola succitata (tradotto in italiano con lo spento titolo Il prescelto), tanto più che il progetto era finito nella mani di quel Neil LaBute che si era fatto un nome, anni fa, come cinico interprete dei malesseri borghesi statunitensi (prima con l’ottimo In the Company of Men e successivamente con Your Friends & Neighbors) per poi virare il proprio sguardo almeno parzialmente verso tutt’altre tonalità espressive.

Nel ridare vita a The Wicker Man a distanza di più di trent’anni, Neil LaBute apporta elementi nuovi e cerca di percorrere vie estetiche differenti; senza per questo riuscire nell’intento, visto che “l’uomo di vimini” del 2006 appare come una pallida eco del prototipo. I difetti sono molteplici: probabilmente non giova alla trama sospesa tra fiaba nera e horror la mano di LaBute, decisamente inadatta nel muoversi su un territorio che non ha mai abitato nel resto della sua carriera. Non è certo un caso se in più di un’occasione sembra di assistere alla messa in scena di una commedia, non sconvolgente né mai, soprattutto, spaventosa. I pochi rimasugli horror, del tutto pretestuosi, ricalcano senza fantasia quello che è l’andazzo di buona parte dei prodotti di genere hollywoodiani da qualche anno a questa parte, come dimostrano le frequenti allucinazioni patite dal buon poliziotto Nicolas Cage (monocorde, ma non è facile fargliene una colpa, vista la sciattezza dello script e la totale mancanza di approfondimento per quanto riguarda il suo personaggio, pur con un vissuto così “ricco”). Per il resto il film crolla proprio quando ha la necessità di mostrare la comunità autoreclusa di Summer Island: laddove nel 1973 si era colta l’occasione di metaforizzare il discorso sulla riscoperta del bucolico portata avanti dagli hippy, svelandone i lati oscuri e cercando di penetrare nelle viscere di un’urgenza sociale che nascondeva, al di là del vezzo giovanile, la preoccupante instabilità di una generazione insoddisfatta e incapace di trovare un posto all’interno della società, LaBute descrive una piccola comunità di pazzoidi dediti a culti che sembrano baracconate carnevalesche piuttosto che retaggi di memorie ancestrali. La sequenza finale, nella sua totale mancanza di suspance e di logica razionale (come ha fatto, per esempio, il poliziotto a non rendersi conto che su un isolotto grande come il Lido di Venezia era stato costruito un idolo alto venti metri?), dimostra la mediocrità di un remake di cui nessuno sentiva la necessità e che procede, nel suo sviluppo, per pura forza d’inerzia.

Considerato che anche la colonna sonora partorita da Angelo Badalamenti non impressiona più di tanto il timore è che a rimanere impressi nella memoria saranno esclusivamente il ridicolo costume da orso nel quale si nasconde Cage e il calcio volante con il quale questi colpisce una scialba Leelee Sobieski – quanto sembrano lontani i tempi di Eyes Wide Shut!. Un po’ poco, no?

Info
Il trailer de Il prescelto.

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