Renaissance

Renaissance

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Renaissance di Christian Volckman dimostra le potenzialità dell’animazione europea, quando sa staccarsi dall’ombra delle major hollywoodiane per cercare una propria via espressiva. Nel caso specifico ragionando su fantascienza e noir.

L’eterna giovinezza

Il celebre agente di polizia Karas viene incaricato di indagare sul rapimento di Ilona Tasuiev, giovane promessa della medicina. La ragazza lavorava per conto della ditta Avalon che, oltre a controllare di fatto l’intera città, promette ai suoi clienti l’elisir di eterna giovinezza… [sinossi]

Correva l’anno 1998 quando un folto numero di giovani appassionati di cinema d’animazione cominciò a lavorare al progetto Renaissance: Julien Renoult, Ivan Gomez, Antoine Poulain, Thomas Szabo, Pascal Alix e Christian Volckman tracciarono le linee guida di un noir in piena regola, teso, vibrante, violento e disilluso. Sono passati quasi dieci anni da allora, ma finalmente il lavoro è arrivato a conclusione, e ha potuto affacciarsi sulla ribalta internazionale con una certa dose di sicurezza: è così dunque che è stato possibile ammirare Renaissance sia alla prima edizione della Festa Internazionale del Cinema di Roma (dove era collocato nella macrosezione Extra, calderone nel quale sono state inserite tutte le pellicole di “difficile catalogazione”, se vuol dire qualcosa…), che al felsineo Future Film Festival. La pellicola segna l’esordio alla regia di Christian Volckman, assurto agli onori delle cronache nel 1999 con il cortometraggio Maaz, grazie al quale si portò a casa rinoscimenti e premi dai quattro angoli del mondo; come quel piccolo gioiello, anche Renaissance è un concentrato di noir, fantascienza, mystery, in una sorta di viaggio agli inferi in versione metropolitana.

Una città/mostro, megalopoli malata ma destinata all’espansione eterna, una falla nel sistema che porta a evidenziarne i tratti più oscuri e nascosti, l’indagine di un investigatore integerrimo e cinico, deluso dalla vita, il proverbiale nido di vespe pronto a essere scoperchiato. Vi ricorda nulla? In effetti è a dir poco impossibile non ricondurre lo sforzo sinottico di soggettisti e sceneggiatori negli ampi solchi tracciati nel corso dei decenni dal noir e dalla fantascienza, anche nelle loro peculiarità più dozzinali. Se la tipizzazione dei personaggi è fin troppo diretta nella sua derivazione, mutuata com’è sui gesti, le smorfie e le movenze di Humprey Bogart e compagnia, ancor più deflagrante appare la filiazione cinefila. I totali della città riportano alla mente il Blade Runner che Ridley Scott edificò sui solidi basamenti lasciati da Philip K. Dick, e di conseguenza si riallacciano a tutto quel cinema incapace di opporre la benché minima resistenza all’opera di fascinazione compiuta dal terzo capolavoro di Scott (dopo I duellanti e Alien); Il quinto elemento di Luc Besson, tanto per restare oltralpe, è in questo esempio a dir poco calzante. Ma anche altri sembrano essere i riferimenti possibili: la lettura di un’umanità costretta a recludersi in sé per scampare a malattie epidemiche o per lanciarsi nel disperato tentativo di eliminare le imperfezioni dell’essere umano potrebbe appartenere tanto a Code 46 di Michael Winterbottom quanto a Gattaca di Andrew Niccol, fino a condurre dalle parti di Katsuhiro Ōtomo, del suo Akira e di buona parte del cyberpunk – ma vi si possono intravedere addirittura squarci di fumettistica nostrana, a partire dalle tavole di Igort.

Per farla breve, probabilmente la reale forza di Renaissance non è da ricercare tanto nella narrazione, che si muove anzi su coordinate smaccatamente standardizzate (non esitando di quando in quando di farsi anche discretamente confusionaria, perdendosi nei meandri di un universo creato ex-novo eppure non troppo lontano dalla contemporaneità). D’altro canto non è certo semplice muoversi agilmente all’interno di una trama complessa, stracolma di sottotesti, dove è sempre il non detto a tenere incollate le diverse sezioni del racconto.
A svolgere il ruolo risolutore di deus ex-machina giunge dunque l’animazione, ed è qui che l’intera operazione si fa decisamente interessante: Renaissance è un film visivamente inattaccabile, scintillante, secco e disperato come l’umanità che mette in scena eppure elegante e in più di un’occasione sorprendente. Volckman costruisce, con una sapienza non certo di prammatica per un esordiente, un action movie dinamitardo e coinvolgente: spinge sull’acceleratore senza preoccuparsi mai di inserire la cintura di sicurezza. Vedere per credere l’inseguimento in macchina sul lungosenna o la sequenza finale, esempi di una capacità di gestire gli strappi improvvisi della narrazione senza perdere mai le fila della costruzione scenica. Renaissance è una pellicola che vive di pause e ripartenze, che fa dell’ipercinetica e dell’intimismo le sue ancore di salvezza. Muovendosi su un terreno tutt’altro che solido, dominato da elementi in antitesi tra loro, Volckman e il suo staff sfidano il mercato europeo – ancora sufficientemente timido per quanto riguarda il cinema d’animazione – con una narrazione prettamente adulta, lontana dalle secche dell’infantilismo che spesso e volentieri minano come meteore cancerogene le produzione del Vecchio Continente. Alcuni esempi di questa “cattiva abitudine” possono essere L’apetta Giulia e la signora Vita, Yo-Rahd-Un amico dallo spazio, o il recente Arthur e il popolo dei Minimei, fastidiosa favola insincera partorita dalla mente di Luc Besson; al contrario Renaissance non strizza mai l’occhio al pubblico dei più piccoli, censurando anche qualsiasi traccia d’ironia (arma sulla quale invece giocava con goliardia il divertente Terkel in Trouble, viaggio d’iniziazione per giovani teppisti) e gettandosi a corpo morto in un Ade senza via d’uscita, sintesi di un mondo laido, inospitale e corrotto.
Anche per questo è opportuno accostare Renaissance al bel Princess di Anders Morgenthaler, anche se qui il tutto si fa ancora più fluido, venendo a mancare il retrogusto di opera morale che segnava in profondità il film danese. A conti fatti Renaissance, al di là del suo valore artistico, segna un approdo importante per il cinema d’animazione europeo, dimostrando come la strada della co-produzione (qui i soldi in ballo sono arrivati da Parigi, Londra e Lussemburgo) sia indispensabile, anche in virtù delle nuove legislazioni comunitarie.

Info
Il trailer originale di Renaissance.
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