In memoria di me
di Saverio Costanzo
In memoria di me è l’opera seconda da regista di Saverio Costanzo, che firma un lavoro ambizioso e non privo di rigore (ma solo in parte), per quanto non manchino elementi meno convincenti. In concorso alla Berlinale.
Conosci te stesso
Andrea, un giovane di successo che sta attraversando una crisi personale, decide di entrare in un monastero gesuita, sito in un isolotto della laguna veneziana. Qui, durante il processo di assimilazione dei riti che regolamentano la vita della comunità, ha modo di conoscere Fausto e Zanna, altri due novizi… [sinossi]
Sembra che la vita monasteriale stia diventando negli ultimi anni un epicentro d’interesse per i cineasti europei: solo negli ultimi due anni abbiamo avuto modo di entrare in contatto con Per sempre di Alina Marazzi e Il grande silenzio di Philip Gröning. In entrambi i casi si trattava di una ricerca, attraverso la visione, del significato della fede; nella rarefazione di gesti, parole e azioni i due documentaristi ipotizzavano la rappresentazione del rapporto tra l’uomo e l’immateriale.
Ed è proprio da questa idea che ha inizio il viaggio di Saverio Costanzo nel difficile campo della mistica. Va dato atto al trentunenne regista italiano di aver dimostrato ancora una volta non poco coraggio nella scelta di un soggetto, come quello tratto dal romanzo Lacrime impure – Il gesuita perfetto di Furio Monicelli, aperto a critiche di qualsivoglia tipo e oggettivamente di difficile trasposizione. Lo stesso coraggio che Costanzo aveva messo in mostra con la sua opera d’esordio, quel Private che scandagliava (con un’azione realmente atipica nel cinema contemporaneo) il dissidio fra israeliani e palestinesi scegliendo di far provenire lo sguardo dalle stesse viscere del conflitto. Anche in In memoria di me Costanzo opera una scelta simile: l’universo raccontato è al di fuori del mondo, non ne fa parte nè eticamente – come viene più volte ripetuto dai vari “educatori” dei novizi – nè, il che è ancora più evidente, geograficamente.
L’isolotto sul quale si svolge interamente la vicenda che ha per protagonista Andrea è la metafora, neanche troppo sottile, del desiderio di erigere una roccaforte in difesa del proprio io, della propria vita; l’esterno non è nemico, ma semplicemente non deve preoccupare chi è in procinto di compiere una scelta di vita radicale. Ad Andrea viene più volte ripetuto di essere “troppo curioso”, e quando cerca di portare alla luce ai suoi superiori le angosce che abitano la coscienza di alcuni dei suoi compagni, la risposta alla quale va inesorabilmente incontro è un “non puoi farci niente” che fotografa con spietata crudezza il senso che viene dato alla vita monasteriale.
Siamo lontani dai divulgatori della fede, dai pastori di anime, dai preti operai che spesso e volentieri al cinema (ma non solo) sono deputati a fungere da paradigma del rapporto tra civile ed ecclesiastico: qui l’adesione alla vita monasteriale equivale, di fatto, ad assumersi la responsabilità di un’introspezione continua, inesorabile, priva di compiacimento o compassione verso se stessi. È in questa intuizione che Saverio Costanzo gioca la carta migliore della sua opera seconda: la lettura dell’evolversi delle situazioni come un percorso guidato che abbia come meta la consapevolezza delle proprie ricchezze morali e delle proprie debolezze convince decisamente.
Piuttosto ciò che forse viene a mancare, a tratti in maniera quasi clamorosa, alla pellicola è un’unità formale che parrebbe fondamentale, visto soprattutto il granitico tema affrontato. Saverio Costanzo, che in Private aveva sorpreso proprio per la sua capacità di tenere a freno le ramificazioni della sua analisi, pecca qui di logorrea; laddove sarebbe preferibile il silenzio gioca in continuazione di accumulo, come dimostra l’inappropriata selezione musicale. Nei campi lunghi del corridoio su cui si aprono le diverse celle, fotografate con aspro realismo da Mario Amura – del quale già era stato possibile apprezzare il lavoro svolto per Vento di terra di Vincenzo Marra –, il silenzio (catartico e in fin dei conti barbaricamente violento) viene rotto dalla barocca colonna sonora, ridondante, decisamente fuori luogo. Una scelta che genera una sensazione di inadeguatezza pari a quella prodotta da alcune soluzioni narrative non proprio oliate. Il problema è che così facendo l’intero impianto in alcuni punti sembra scricchiolare, mostrando più che altro un autore dalle idee confuse: scegliendo di non dare una lettura personale della fede ma preferendo lasciare questo compito esclusivamente allo spettatore, Costanzo finisce per perdere di vista l’unità d’insieme. E se alcune sequenze mantengono intatta la loro forza primigenia (il funerale, la fuga di Panella in piena notte), altre sembrano spesso e volentieri girare a vuoto.
Un peccato, considerando soprattutto le potenzialità di un’operazione di questo genere; che probabilmente va comunque incoraggiata, ma che non è possibile promuovere a pieni voti. Ma sarà bene tenere d’occhio Saverio Costanzo; l’impressione è che abbia le carte in regola per diventare uno degli sguardi più interessanti del cinema “giovane” europeo. Si vedrà.
Info
Il trailer di In memoria di me.
- Genere: drammatico
- Titolo originale: In memoria di me
- Paese/Anno: Italia | 2007
- Regia: Saverio Costanzo
- Sceneggiatura: Saverio Costanzo
- Fotografia: Mario Amura
- Montaggio: Francesca Calvelli
- Interpreti: Alessandro Quattro, André Hennicke, Ben Pace, Fausto Russo Alesi, Filippo Timi, Hristo Jivkov, Marco Baliani, Massimo Cagnina, Milutin Dapčević, Paolo Bizzeti, Rocco Andrea Barone, Stefano Antonucci
- Colonna sonora: Alter Ego
- Produzione: Medusa Film, Offside
- Distribuzione: Medusa
- Durata: 118'




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