The Teacher
di Brillante Mendoza
L’opera seconda di Brillante Mendoza, The Teacher, viaggio nelle Filippine rurali, dove l’alfabetizzazione è sinonimo di potere. In concorso al Torino Film Festival del 2006.
L’insegnante bambina
Il giorno antecedente alle elezioni amministrative, la tredicenne Jonalyn – che si è impegnata nell’istruzione degli analfabeti affinché possano votare – accompagna il padre alla ricerca del nonno, andato a caccia di cinghiali nella foresta… [sinossi]
Da quando Lino Brocka venne a mancare, in seguito a un incidente stradale nel 1991, il cinema filippino ha cercato disperatamente un regista che fosse degno di prendere la sua eredità all’interno delle nuove generazioni di cineasti; considerata la pessima situazione economica che l’industria di Manila sta attraversando (o meglio, tranne rari casi ha sempre attraversato), è già di per sè miracoloso che sia possibile iscrivere alcuni nomi tra i papabili all’ambito incarico di capiscuola di un nuovo movimento artistico.
Uno di questi nomi è sicuramente quello di Brillante Mendoza. Appena tre lungometraggi all’attivo (compreso il Manoro/The Teacher di cui stiamo per parlare), ma significativi per quello che potrebbe essere l’inizio di una carriera autoriale di tutto rispetto. Se Masahista, la sua opera prima, metteva in scena un cinema simbolico e paradossale, e Kàleldo prendeva di petto il melodramma familiare cercando di allargare il discorso a una metafora della realtà storica e sociale filippina, The Teacher è la definitiva deflagrazione di un corpus cinematografico gravido, ricco di sottotesti e di sottotrame.
Molte zone delle Filippine sono tuttora afflitte dalla piaga dell’analfabetismo. Una di queste comunità, gli Aetas, ha scelto dal 1991 un provvedimento assai particolare: a insegnare la scrittura agli anziani dei villaggi ci pensano i bambini, che in pratica impartiscono le medesime lezioni che imparano a scuola. Un sistema quantomai paradigmatico dello stato attuale dell’arcipelago, che dopo decenni di dittatura e di instabilità politica sta cercando di rialzare la testa, rendendo palese la testimonianza di una vera e propria democrazia in progress. Abbandonando di fatto la professionalità e l’aire di Kàleldo, Brillante Mendoza, accompagnato da una troupe ridotta all’osso e armato di una semplice videocamera digitale, si immerge in un mondo a parte; la sua regia non erige mai una linea di demarcazione tra se stessa e il soggetto filmato. Al contrario, fa forza proprio sulle possibili interrelazioni tra la realtà raccontata e il set; ciò che ne deriva è un’opera spiazzante, che si fa unica nel suo ruolo testimoniale e che avvicina con semplicità e vigore ai resti di un terzo mondo frammentario, slabbrato, alieno ai dogmi del terzo mondo stesso.
Quella degli Aetas è un microcosmo all’interno di un universo altrettanto crepato e di difficile definibilità, e Mendoza non ha timori nel mostrarcene tutte le diverse sfaccetature: già nel paradosso di un uomo, il vecchio nonno della bambina protagonista, che preferisce andare a caccia per cercare di sostenere la propria famiglia piuttosto che recarsi alle urne per esercitare un proprio diritto inalienabile, è possibile rintracciare le coordinate di un cinema civile che ha assorbito, metabolizzato e soprattutto compreso appieno la vera lezione di Lino Brocka. Il cinema non è una semplice arma retorica da usare a proprio piacimento, ma qualcosa di assai più complesso e ramificato: è nella linea di confine tra giusto e sbagliato, bianco e nero, bene e male, che bisogna avere la forza e il coraggio di focalizzare il proprio sguardo. Mendoza non giudica mai i suoi personaggi, ma crea senza indugi un’empatia molto forte tra loro e lo spettatore: si attacca con la sua camera ai loro volti e ai loro movimenti (le parole, a dire il vero, sono assai poche), li segue passo dopo passo. L’esempio di Manoro (il titolo inglese The Teacher, scelto per il mercato internazionale, non è altro che la semplice traduzione della parola) è quello di un cinema letteralmente sulle orme dei suoi protagonisti; una tecnica di pedinamento che non può non riportare alla mente la lezione zavattiniana e dell’intero neorealismo nostrano, ma che perde qui qualsiasi componente puramente estetica. Grazie anche alla rozzezza del supporto tecnico scelto, The Teacher assume le forme di un viaggio in un mondo elementare eppure estremamente complesso, un lancio senza paracadute in una delle tante realtà celate ai nostri occhi occidentali.
Ma sarebbe sbagliato cercare di riassumere la portata artistica del film di Mendoza affidandosi esclusivamente alla scelta tecnica e produttiva; questa influisce, come abbiamo già avuto modo di rimarcare, sul risultato finale, ma non esaurisce l’intricata rete di interrogativi che il cineasta lancia al suo uditorio. Tra questi quello che sembra il più calzante, e sicuramente il più profondo, è alla base dell’intero film: al di là di ogni possibile interpretazione, ciò a cui si assiste non è altro che un indottrinamento. Inusuale, sui generis, quello che volete, ma sempre tragicamente superficiale. Quello che Mendoza sembra chiedere allo spettatore è proprio che senso abbia insegnare la scrittura a degli analfabeti senza insegnare loro prima il perché della scrittura. In questo risiede la scelta del nonno di Jonalyn; nel suo apparente menefreghismo nei confronti della vita sociale è nascosto in realtà l’attuale ed evidente gap che ancora divide a metà le Filippine. La comunità avrà imparato anche a scrivere il proprio nome e quello dei candidati alle elezioni, ma può far festa solo quando l’anziano cacciatore torna a casa con il cadavere del cinghiale sulle spalle.
Basterebbe anche solo l’averci posto questo interrogativo per assegnare un valore ben più che positivo all’opera terza di Brillante Mendoza. Come già affermato all’epoca di Kàleldo, si ha la netta impressione che il quarantasettenne cineasta filippino abbia in mano l’occasione di creare un nuovo modo di interpretare il cinema nella sua nazione. Così come quasi quarant’anni fa fece Lino Brocka…
ps. Gioco finale: se per Mendoza Kàleldo era il suo Mother, Sister, Daughter, The Teacher è una via di mezzo tra Bona e Jaguar.
- Genere: drammatico
- Titolo originale: Manoro
- Paese/Anno: Filippine | 2006
- Regia: Brillante Mendoza
- Sceneggiatura: Boots Agbayani Pastor, Ralston Javier
- Fotografia: Brillante Mendoza
- Montaggio: Charlie Bebs Gohetia
- Interpreti: American Miranda, Carlito Ablong, Carol Ablong, Edgar Ablong Jr., Edgar Ablong Sr., Jonalyn Ablong, Losing Miranda, Robylyn Miranda
- Colonna sonora: Jerrold Tarog
- Produzione: Centerstage Productions
- Durata: 75'



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