Il castello di Cagliostro

Il castello di Cagliostro

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Un pirotecnico divertissement, un giocattolo spassoso, un meccanismo ludico di certosina precisione. Il castello di Cagliostro mostra pienamente il talento visivo e immaginifico di Miyazaki, alla sua prima regia cinematografica: basterebbe la scena iniziale dell’inseguimento delle tre macchine per giustificare il prezzo del biglietto.

Acrobatiche avventure di un ladro gentiluomo

Lupin e il fedele Jigen hanno rintracciato la fonte delle banconote false che stanno mettendo in ginocchio l’economia mondiale: il piccolo paese di Cagliostro, governato dall’omonimo conte. Tra le mura di pietra del suo castello, il conte tiene imprigionata la bella principessa Clarissa, che conosce la chiave per un tesoro di ricchezza inimmaginabile. Lupin vuole liberare la ragazza, punire i malvagi e naturalmente prendersi il tesoro… [sinossi]

Le vie della distribuzione sono veramente strane e insondabili. È alquanto bizzarro, infatti, ritrovarsi ad ammirare su grande schermo un film datato 1979. Il castello di Cagliostro (Rupan sansei: Kariosutoro no shiro), opera prima del sommo maestro Hayao Miyazaki, non ha raccolto moltissimo pubblico (complice il periodo estivo), ma ha permesso ai pochi fortunati di fare un tuffo nel passato (i gloriosi Anni Settanta dell’animazione nipponica) e ad alcuni inguaribili romantici di sperare ancora nell’uscita cinematografica di uno dei più poetici lungometraggi della storia del cinema. Per coloro che, assai colpevolmente, non avessero colto il film in questione, ecco il titolo: Tonari no Totoro, uscito in Giappone nel lontano 1988 e ideato, scritto, diretto dal solito Miyazaki.
L’edizione italiana 2007, tra operazione nostalgica e celebrazione dell’intramontabile personaggio di Lupin III, ha ripescato gli storici doppiatori della serie televisiva (i vari Roberto Del Giudice – Lupin III, Sandro Pellegrini – Jigen, Antonio Palombo – Goemon, Alessandra Korompay – Fujiko e Rodolfo Bianchi – Ispettore Zenigata), cancellando in un sol colpo il precedente (e più convincente, a dire il vero) doppiaggio.

Il castello di Cagliostro, nonostante sia abbastanza estraneo alla successiva produzione di Miyazaki, positivamente condizionata dal successo crescente e dalla notevole autonomia e libertà creativa dello Studio Ghibli, mostra pienamente il talento registico-visivo-immaginifico del cineasta nipponico: basterebbe la scena iniziale dell’inseguimento delle tre macchine per giustificare il prezzo del biglietto. Cagliostro, infatti, è un pirotecnico divertissement, un giocattolo spassoso, un meccanismo ludico di certosina precisione. Torniamo alle sequenza dell’inseguimento: Miyazaki cattura subito l’attenzione degli spettatori con una scena in cui riversa tutta la sua perizia cinematografica (montaggio serrato, scelta delle inquadrature, attenzione ai dettagli) e che regala dosi di sano umorismo. In questi primi minuti Miyazaki svela al pubblico il tono scanzonato del suo lungometraggio, allontanandosi ancor di più dai primi episodi della serie originale: innegabile, infatti, che il Lupin di Miyazaki, subentrato alla regia della prima serie (quella del 1971, ovvero della “giacca verde”) al posto del defenestrato Masaaki Osumi, sia assai lontano dal personaggio disegnato da Monkey Punch (pseudonimo di Kazuhiko Kata) e da quello portato sul piccolo schermo nei primissimi episodi della serie. Il Lupin miyazakiano è addolcito sia nel character design che nei tratti psicologici: nel lungometraggio, Miyazaki ammorbidisce ancor di più il protagonista, aggiungendo doti acrobatiche che fanno inevitabilmente pensare a Conan, il ragazzo del futuro (1978). Lupin sui tetti del castello ha molti legami con l’eroico Conan in cima alla Torre del Sole.

Miyazaki, tanto per cambiare, non si limita a dirigere, ma realizza anche sceneggiatura, animazioni e character design: fondamentale, in ogni caso, l’apporto del bravissimo Yasuo Ōtsuka come direttore dell’animazione. Rispetto alla serie del 1971, manca all’appello il solo Isao Takahata (Una tomba per le lucciole), impegnato nella realizzazione della serie Anna dai capelli rossi. Narra la leggenda che Ōtsuka e Miyazaki abbiamo effettivamente provato la sequenza dell’inseguimento: al tempo possedevano, infatti, una Fiat 500 e una 2CV. Conoscendo la pignoleria del “Dio degli Anime”, non è da escludere.
Lo standard qualitativo di Cagliostro, nonostante sia il primo film diretto da Miyazaki, è già elevatissimo: sono ben 47000 i disegni realizzati. Ovvio che si notino delle differenze rispetto alle opere successive: è soprattutto una questione di budget, mezzi e tempo a disposizione. I fondali, per esempio, pur essendo suggestivi, non sono paragonabili, tanto per citare un titolo, alle foreste di Princess Mononoke: più interessante, invece, un confronto tra i fondali di Cagliostro e di I racconti di Terramare, opera del figlio Goro, simili nelle scelte stilistiche.

Dopo aver realizzato Il castello di Cagliostro, Miyazaki incrociò il personaggio di Lupin III in altre due occasioni, dirigendo gli episodi 145 e 155 della seconda serie televisiva (1977-1980, ovvero della “giacca rossa”). Albatross, le ali della morte (Shi no Tsubasa Albatross, 1980) e I ladri amano la pace (Saraba Itoshiki Lupin Yo, 1980) sono facilmente reperibili e, nemmeno ci sarebbe bisogno di dirlo, sono due gioielli, ricchi di gustose citazioni.

Info
Il trailer italiano de Il castello di Cagliostro.
Il trailer originale de Il castello di Cagliostro.
Il castello di Cagliostro su AnimeNewsNetwork.
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