Cous cous

Cous cous

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Il cinema di Abdellatif Kechiche, giunto con Cous Cous al terzo lungometraggio, sembra crescere in maniera progressiva, senza concessioni, ipocrisie e tentennamenti.

Le avventure minimaliste

Sète (Marsiglia), il porto. Slimane, padre di famiglia prossimo alla pensione, viene ingiustamente licenziato. Le difficoltà economiche non fanno che esacerbare i rapporti con la sua numerosa e già complessa famiglia. Incapace però di restare con le mani in mano e desideroso di contribuire a garantire un futuro ai figli, decide di realizzare un sogno: aprire un ristorante galleggiante su una nave dove far gustare ai clienti la specialità più tradizionale della sua comunità, il cous cous al pesce… [sinossi]

Il cinema di Abdellatif Kechiche, giunto con Cous Cous (La Graine e le mulet) al terzo lungometraggio dopo i convincenti Tutta colpa di Voltaire (La faute à Voltaire, 2000) e La schivata (L’Esquive, 2003), sembra crescere in maniera progressiva, senza concessioni, ipocrisie e tentennamenti. Il cineasta franco-tunisino, sia regista che sceneggiatore, è un autore che cerca costantemente di portare sul grande schermo il mondo che lo circonda, che meglio conosce. I suoi film sono la trasposizione delle avventure (“Si tratta di un racconto che parla di un’avventura, dove la dimensione umana dei personaggi tende a costituire il motivo centrale”, vedi catalogo della 64a Mostra di Venezia) di “francesi-arabi”, contesto sociale a cui appartiene e che in un certo senso difende con orgoglio e tenacia. Un cinema che non risparmia efficaci frecciate ai “francesi-francesi”, a coloro che occupano quasi sempre posizioni di forza (dai rudi poliziotti de L’Esquive fino ai frettolosi e superficiali burocrati di Cous Cous) e che rallentano inevitabilmente l’integrazione. Kechiche, sempre acuto e mai ciecamente schierato da una sola parte, si fa portavoce in primis dei transalpini di origine maghrebina e più in generale della dimensione multiculturale della società francese: una multiculturalità che nella poetica dell’autore è chiaramente vista come un punto di forza, una ricchezza inestimabile, un trampolino di lancio per tutta la Francia (che poi la strada sia lunga è un altro discorso).

Questa voglia di descrivere ambienti, storie e personaggi reali è sostenuta da uno stile visivo decisamente lontano da una messa in scena classica: la macchina da presa di Kechiche, quasi sempre in frenetico movimento, si incolla spesso ai volti degli attori (splendidamente naturali, veri e bravissimi), mostrando un’invidiabile maestria nelle scene corali (un plauso, ovviamente, al montaggio di Ghalya Lacroix). In Cous Cous, meritatamente selezionato per il Concorso, sono soprattutto due le sequenze, molto lunghe ma piacevolissime, che evidenziano la suddetta cifra stilistica: durante le scene del pranzo domenicale e dello scambio di informazioni e opinioni tra gli amici del protagonista, i primi piani dei vari Majid, Karima, Riadh e via discorrendo trascinano i nostri sguardi all’interno della pellicola, dandoci l’illusione di una realtà quasi palpabile. I personaggi di Kechiche, grazie anche alla sua capacità di scrittura, sembrano avere vita propria.
Altra costante del regista francese, ancor più evidente in questo ultimo lungometraggio, è l’ispirata direzione degli attori: non poco avrà influito l’esperienza davanti alla macchina da presa, cominciata nel 1984 con La thé à la menthe di Abdelkrim Bahloul, passata attraverso autori del calibro di André Téchiné (Les Innocents, 1987) e coronata con vari riconoscimenti come miglior attore protagonista per l’interpretazione in Bezness (1994) di Nouri Bouzid.

Cous Cous, acquistato dalla benemerita Lucky Red, ci consegna un autore di livello oramai internazionale (speriamo che anche gli spettatori italiani se ne accorgano), tra i pochi che riescono a raccontare storie di tutti i giorni, dalla tenacia dell’anziano emigrante Slimane, alle speranze della sua famiglia allargata, tra barche fatiscenti da trasformare in ristorante galleggiante, a legami che si consolidano, errori che si pagheranno e una coinvolgente danza del ventre.

Info
Il trailer originale di Cous Cous.
Il blu-ray della Criterion di Cous Cous.
Cous Cous sul sito della Lucky Red.
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