Onora il padre e la madre

Onora il padre e la madre

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Con Onora il padre e la madre Sidney Lumet firma un’amara parabola sul male, il risentimento, l’avidità e il loro contenitore occasionale: la famiglia.

Tra le fauci di Crono

Andy (Philip Seymour Hoffman), contabile creativo di una grande corporation, ha ideato il piano perfetto: rapinare, insieme al fratello minore Hank (Ethan Hawke), la gioielleria dei genitori. L’assicurazione coprirà il danno finanziario e tutti saranno più ricchi e felici, una scarica di adrenalina farà sentire Andy più vivo e prestante e con il denaro potrà iniziare una nuova vita a Rio, mentre Hank pagherà gli alimenti alla ex-moglie. Non sono previste vittime… [sinossi]

Dopo l’interessante, ma irrisolta esperienza in HD di Find Me Guilty, Sidney Lumet torna alla pellicola con un “robbery movie” teso e plumbeo, per raccontarci un’amara parabola sul male, il risentimento, l’avidità e il loro contenitore occasionale: la famiglia. Già presentato a Toronto, Onora il padre e la madre (Before the Devil Knows You’re Dead) è poi approdato alla 2ª Festa Internazionale del Cinema di Roma nella sezione “Concorso”, ma non ha forse ricevuto l’attenzione che meritava, probabilmente a causa dell’assenza di star sul glorioso e famigerato tappeto vermiglio. Ed è un vero peccato, perché il film dell’anziano maestro non solo è un marchingegno perfetto e implacabile dal punto di vista della tensione, ma è stata senza dubbio una delle pellicole migliori viste alla “festa”. Semplice ed essenziale, come appunto può essere una parabola, Onora il padre e la madre terrorizza quanto un horror sanguinolento, intrattiene con dialoghi e un ritmo senza scampo, ma soprattutto ci regala delle maestose interpretazioni attoriali, curate, dosate e arginate, ove necessario, dalla mano ferma di un regista che della direzione degli interpreti ha fatto sempre il fulcro del proprio lavoro.

Il titolo originale del film, Before the Devil Knows You’re Dead, proviene da un detto irlandese la cui extended version recita: “May you be in heaven half an hour… before the devil knows you’re dead”, un monito perfetto per dei fuorilegge occasionali, sognatori di ricchezze acquisite in maniere più o meno illegali, in fuga verso paradisi esotici. Ma naturalmente qui di palmizi non c’è neanche l’ombra, solo qualche depliant, tutto si svolge infatti in interni asfittici e mal arredati, nei quali Lumet imbastisce la sua cronaca degli eventi. L’autore procede senza sosta, moltiplicando i punti di vista e le angolazioni su una medesima scena, ma non affinché il quadro complessivo sia più chiaro, bensì per restringere progressivamente il cerchio e chiudere i personaggi nella gabbia che loro stessi hanno edificato. Regista e interpreti paiono essere da noi sorpresi al lavoro, come se stessero effettivamente costruendo insieme, pezzo su pezzo, la loro trappola tragica. Ci ritroviamo dunque coinvolti in questo ansioso setacciare, esaminare, riavvolgere, mandare avanti, poi indietro il racconto, per cercare quello che forse ci era sfuggito; il film stesso è l’indagine che l’autore ci sottopone e non a caso la presenza della polizia diviene gradualmente sempre più superflua. È infatti nei tracciati quotidiani dei personaggi che emerge la chiave del thriller, sgorga improvviso il dolore, si rivelano scomodi altarini. I numerosi flashback, che a tutta prima possono apparire un marchingegno narrativo usurato, in realtà finiscono per amplificare le tensioni fino ad un volume quasi insopportabile e focalizzare l’attenzione sul centro del film: il tradimento e la disillusione che ne consegue.

Lumet declina infatti il concetto del tradimento in ogni sua forma: coniugale, filiale, etica, per poter dilaniare con più gusto i suoi personaggi, e noi con loro, oramai catturati dal dramma montante.
Ma Onora il padre e la madre è anche un film sull’impotenza, soprattutto quella di Andy (Philip Seymour Hoffman ci regala l’ennesima strepitosa interpretazione) che vagheggia di una fuga a Rio, ma intanto si “accontenta” dell’eroina.
Mentre Hank (l’ottimo Etan Hawke) ha perso ogni credibilità di fronte alla figlia perché non può pagarle una gita scolastica, anche l’anziano padre (Albert Finney) ha una sua personale debolezza, tutta motoria: il fatto che non possa guidare è infatti un elemento fondamentale perché la catastrofe abbia inizio.
I personaggi in scena agiscono, in fin dei conti, secondo le regole sedimentate di clichés tutti americani: dapprima il sogno, presto infranto, di una rapina senza conseguenze, ma soprattutto, in seguito, è l’idea di farsi giustizia da se che si impadronisce del padre dei rapinatori, fino a consumarne ogni aspetto umano. Un brivido di inquietudine ci investe quando tutti gli errori commessi convergono, come una spirale, nella smorfia di dolore e disgusto che paralizza il volto di Albert Finney, la cui bocca si trasforma in una voragine cieca, pronta ad ingoiare tutto, persino i propri figli. E niente fa più paura di un padre che ha perso la fiducia nella propria progenie.

Info
Il trailer di Onora il padre e la madre.
N.B. questo articolo è apparso in precedenza su Cinemavvenire.it.
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