Our Town

Our Town

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Opera prima del regista sudcoreano Jung Gil-young, Our Town non nasconde agli spettatori i particolari più truculenti e si segnala per la brutale efficacia degli omicidi. Presentato al Far East Film Festival di Udine.

Com’è bella la città, com’è grande la città, com’è viva la città…

Il tenente Jae-shin, lo scrittore Gyeong e il giovane Hyo-yi hanno più di uno scheletro nell’armadio: quando in città un serial killer comincia a uccidere delle donne, seviziandole e poi crocifiggendole, dal passato dei tre iniziano a emergere inquietanti verità… [sinossi]

Dobbiamo confessare che scorrendo la lunga lista dei film coreani della stagione 2007-08 eravamo stati subito rapiti da Our Town (Uri dongne, 2008), opera prima di Jung Gil-young: il titolo, il genere, un paio di foto di scena e la scintilla era praticamente scoccata. Si sperava, è inutile nascondersi, in una sorta di nuovo Memories of Murder (Salinui chueok, 2003) del mai troppo lodato Bong Joon-ho, enfant prodige del cinema coreano. Our Town è in realtà un film ben distante dal lungometraggio di Bong: all’impostazione drammaticamente realistica di Memories of Murder, il lungometraggio di Jung oppone una messa in scena tesa a enfatizzare lo squilibrio mentale dei due protagonisti e il lato oscuro della città, calcando la mano sulle sequenze, comunque ben realizzate, degli omicidi. Jung conferma ancora una volta il notevole talento tecnico-artistico dei cineasti e del cinema coreano: movimenti di macchina e composizione delle inquadrature sono uno dei punti forti di questa pellicola che, al contrario, pecca un po’ nella scrittura, in un meccanismo narrativo che tende progressivamente a incepparsi e che si rifugia in un finale carico di (troppe) parole e spiegazioni. Il ”non detto” avrebbe arricchito un finale già visivamente ed emotivamente efficace. Eccessivo ma efficace.

Nella miglior tradizione coreana, Our Town non nasconde agli spettatori i particolari più truculenti e si segnala per la brutale efficacia degli omicidi: efficacia della mise en scène cinematografica, ma anche della personale messa in scena del serial killer. Cura del dettaglio, dell’inquadratura, ma nessuna “cura” per le vittime, siano esse donne, bambine o animali: la crocifissione a uno scivolo della prima vittima, una bambina, ha un evidente impatto emotivo.

Jung Gil-yeong, oltre alla grandguignolesca composizione di queste immagini quasi blasfeme, dimostra una certa propensione per i dettagli cruenti anche nella sequenza del doppio omicidio sognato, altro segnale di una città in cui nessun luogo è sicuro. In fondo, gli aspetti interessanti di Our Town sono proprio la notevole libertà nelle sequenze degli omicidi e la rappresentazione di una città sempre minacciosa. Convince assai meno, come detto, il meccanismo narrativo che dopo aver accumulato omicidi si trova nella complicata posizione di dover trovare una chiusura convincente. La resa dei conti finale, decisamente sovraccarica, con i due killer e il poliziotto, legati sin dall’infanzia da legami che sarebbe meglio dimenticare, ci consegna un regista di cui aspetteremo con curiosità l’opera seconda (sperando che i modesti risultati al botteghino non gli risultino fatali).

Info
Our Town sul sito del Far East Film Festival.
La scheda di Our Town sul sito del Kofic.
Il trailer orginale di Our Town.
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