Gardener of Eden

Gardener of Eden

di

Dove sta andando a finire l’America? Questo l’interrogativo preoccupante che scaturisce spontaneo dalla visione di Gardener of Eden, primo lungometraggio di quel Kevin Connolly che ha passato i primi diciotto anni della sua carriera di attore a barcamenarsi tra serial e film più o meno di successo…

America’, facce Tarzan!

Adam Harris è un venticinquenne scansafatiche che vive con i genitori a Bickleton, nel New Jersey. Mentre la maggior parte delle persone lo considera un perdente depresso e triste cacciato dal college per essere andato con delle prostitute, Adam al contrario si considera fortunato perché sta vivendo il suo sogno in New Jersey. In fondo, tutti i suoi ex compagni di liceo sono altrettanto poco ambiziosi e insieme hanno creato una sorta di rete attraverso la quale si scambiano cibo, benzina e tutto ciò di cui hanno bisogno grazie agli insignificanti lavoretti ai quali si dedicano. Adam chiama questa specie di confraternita “il loop”. Ma un giorno Adam assiste ad un fatto orribile che lo porta a chiedersi: “Perché le cose peggiori capitano sempre alle brave persone?” e a rivedere tutta la sua vita… [sinossi]

Dove sta andando a finire l’America?
Questo l’interrogativo preoccupante che scaturisce spontaneo dalla visione di Gardener of Eden, primo lungometraggio di quel Kevin Connolly che ha passato i primi diciotto anni della sua carriera di attore a barcamenarsi tra serial più o meno di successo e film che difficilmente troveranno un loro posto nella memoria collettiva; non che la domanda abbia in sé qualcosa di particolarmente eversivo, ma rappresenta con una certa precisione le due facce dell’opera in questione. Gardener of Eden è un film difficile da maneggiare, a tratti quasi irritante: propone una serie di annotazioni tutt’altro che banali sullo stato di forma ben poco smagliante del sistema capitalistico statunitense e mette in mostra un humor da dark comedy che sempre più raramente fa breccia nel paludato cinema contemporaneo, ma allo stesso tempo finisce spesso e volentieri per perdersi dietro idiozie goliardiche prive di gusto e inutili e gratuite svisate degne di una fanzine horror.

Procedendo a questo ritmo, in un tracciato disperatamente privo di soluzione di continuità, è inevitabile arrivare alla conclusione che Connolly e il suo sceneggiatore Adam ‘Tex’ Davis (qualcuno ha memoria del prescindibile Just Friends di Roger Kumble? Bé, lo script era farina del suo sacco) non siano stati in grado di trovare la miscela giusta per rendere il loro prodotto corrosivo ed esplosivo come meritava. Peccato davvero, perché l’America messa in scena nel film aveva ben più di una possibilità per sedurci e il soggetto le carte in regola per diventare un piccolo cult: intendiamoci, non che Gardener of Eden meriti la gogna, anzi, ma l’impressione forte è quella dell’occasione  miseramente gettata alle ortiche. Restano alcune soluzioni francamente geniali e la riflessione iniziale sulle diverse battaglie affrontate dalle varie generazioni di statunitensi.

E restano soprattutto le interpretazioni dei protagonisti, tutte decisamente rimarchevoli: da Lukas Haas che fu bimbo prodigio in Witness di Peter Weir per poi diventare adolescente gentile e ritardato nelle mani del Tim Burton di Mars Attacks! e raggiungere la maturità nello splendido Brick di Rian Johnson, fino ad arrivare all’eccellente Giovanni Ribisi, tra i volti più sottovalutati della sua generazione. Il timore, forte, è che anche stavolta il ragazzo debba rimandare l’appuntamento con la merita rivalutazione. Anche lui figlio di un’America sulla quale, perlomeno, da oggi abbiamo uno sguardo in più, per quanto schizoide esso sia.

ps. La colonna sonora è composta da Paul Haslinger, che fu membro dei Tangerine Dream (gloriosa band tedesca di kosmische musik della fine degli anni ’60) tra il 1986 e il 1990.
  • gardener-of-eden-2007-kevin-connolly-01.jpg

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento