E venne il giorno

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Con E venne il giorno, M. Night Shyamalan – nel mettere in scena la catastrofe dell’umanità con al centro il simbolo, concreto e allegorico, del vuoto – si conferma come uno degli autori più interessanti del cinema contemporaneo.

Lo sguardo sul vuoto

Il mondo è improvvisamente impazzito. Numerose persone si suicidano senza apparente motivo. Un virus letale si sta propagando. Insegnante di scienze in un liceo di Philadelphia, Elliot Moore si allontana dalla città per trovare rifugio in campagna. Ma i pericoli lo raggiungono inevitabilmente fin lì… [sinossi]

Nel dare corpo al nulla del controcampo, Shyamalan compie con E venne il giorno un’operazione ai limiti del visibile, che tende a oltrepassare il riquadro dell’immagine per assumere posizioni universali. Dopo aver raccontato la salvezza del mondo in Lady in the Water, il regista indoamericano mette in scena la sua morte inevitabile, il suo triste decesso, assumendo ancora una volta un punto di vista endogeno, intimo, quello di una coppia in crisi. L’ondata di suicidi rappresenta in tal modo il fattore esterno che produce pressione nei confronti di una società ormai al collasso, di cui Elliot (Mark Wahlberg) e Alma (Zooye Dechanel) ne sono parti integranti, nonché la causa scatenante di un processo che, come in tutta la filmografia shyamalaniana, porta al ripristino di una situazione in squilibrio. Sotto questo profilo, E venne il giorno è più vicino a Signs, sia per la referenza iconica (la fantascienza anni ’50) sia per le istanze narrative. In entrambi i casi la riconquista di sé passa attraverso una prova, un sacrificio di ampie dimensioni, in cui la situazione portata all’estremo getta le basi per una riflessione esistenziale tout court. Ma l’ultima fatica di Shyamalan è fortemente legata a The Village, specialmente per quel che riguarda l’approccio pessimista nei confronti della società (statunitense) e del dolore, ma anche per come mette in scena una claustrofobia e una paranoia connessa ai traumi del post 11 settembre (esemplificativa la sequenza in cui un uomo spara ai due giovani perché li crede terroristi e, ancor di più, i tonfi dei corpi che si gettano da un palazzo, come quelli del World Trade Center che preferirono buttarsi nel vuoto invece di affrontare le fiamme).

Dopo un incipit geniale e raggelante, in cui spicca la trovata allegorica di far camminare all’indietro coloro che sono colpiti dal virus (come dire: l’umanità non sta andando avanti ma tende a una regressione), Shyamalan dà forma a un film citazionista (su sua dichiarazione: L’Invasione degli ultracorpi siegeliano, Gli uccelli hitchcockiano, La notte dei morti viventi romeriano), pregno di tutte le ossessioni che costituiscono il suo cinema (fra le tante: il rapporto con la società, le dinamiche famigliari, il controcampo e il fuoricampo, lo sguardo dei bambini come filtro di purezza), lineare, classico e coinvolgente, una pellicola che trova nel perfetto equilibrio delle parti il suo maggior pregio, dallo stile studiato al puro terrore di numerosi momenti, da tutto l’apparato concettuale fino alla coerenza poetica. E venne il giorno conferma la maturazione di un regista che, nel bene e nel male, è fra i più interessanti del cinema contemporaneo, espressione di una cinefilia a metà strada tra quella americana classica e quella sofisticata/autoriale europea.

La struttura narrativa ha un andamento lucido e studiato: inizia in città e progressivamente si dirige negli spazi aperti della provincia americana. Proporzionalmente, si passa da gruppi di persone più ampi fino ai tre personaggi principali, quindi la dimensione intima è ancora una volta la prospettiva di sguardo privilegiata del regista (non a caso i tre si salvano proprio grazie all’isolazionismo).
E venne il giorno si distanzia dal resto della produzione shyamalaniana per l’assoluto pessimismo strutturale. Certo, nel finale la famiglia si ricompatta, ma le nubi nere all’orizzonte si avvicinano sempre più. Da questo punto di vista, il film funziona meglio dell’iper-cattolico Io sono Leggenda e del furbo (ma interessante) Cloverfield nel mettere in scena un’umanità senza più vie di fuga, senza speranza di salvezza, in un mondo destinato al crollo totale, oltre al quale rimane l’oggetto maggiormente osservato in E venne il giorno: il vuoto.

Info
Il trailer di E venne il giorno su Youtube.
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