Tekkonkinkreet – Soli contro tutti

Tekkonkinkreet – Soli contro tutti

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Disponibile in home video dopo il passaggio al Future Film Festival, Tekkonkinkreet è un tripudio visivo, a partire dalle splendide animazioni curate dallo Studio 4°C. Avventura, azione, sperimentazione, iper-violenza e dei fondali abbacinanti, ipnotici. La storia di un legame fraterno che tenta di andare oltre la violenza dell’uomo; uno specchio disilluso sul disfacimento dell’umanità e della sua morale; l’analisi delle dinamiche profonde e stratificate che si creano in un microcosmo. Imprescindibile.

Treasure Town

Bianco e Nero sono due orfani che vagano per le strade di Treasure Town e combattono quotidianamente per la sopravvivenza. Quando appaiono misteriosi imprenditori stranieri che vogliono trasformare Treasure Town in un enorme parco di divertimenti, Bianco e Nero sono messi alle strette e costretti a separarsi… [sinossi]

Presentato alla decima edizione del Future Film Festival e passato direttamente al mercato home video, Tekkonkinkreet – Soli contro tutti rappresenta uno dei più alti risultati in ambito animato degli ultimi anni, complici alcuni fattori determinanti che andremo ad analizzare. Il valore più immediato del film è rappresentato dalle splendide animazioni curate dallo Studio 4°C, quello trasversale, invece, è da rintracciare nel nome del regista: Michael Arias, americano trasferitosi ormai definitivamente in Giappone. Questo non è elemento da sottovalutare perché dona all’opera un taglio esterno inedito per un progetto di questo genere.

A memoria, tra gli altri prodotti che vedevano una commistione di volontà artistiche di differente nazionalità c’è Animatrix, in cui l’apporto statunitense non si è limitato a quello economico ma ha inciso anche nella materia narrativa. Eppure, pur raggiungendo notevoli risultati, Animatrix sembrava un lavoro tipicamente nipponico, una rielaborazione e un approfondimento dei temi proposti dai fratelli Wachowski nella loro trilogia. In Tekkonkinkreet l’ibridazione è più marcata e il risultato finale è sorprendente. Pensiamo ai fondali, così ricchi di particolari, così colorati da ricordare certe tavole del maestro Moebius. Pensiamo al character design, dove le forme perdono lo statuto solitamente proposto dagli anime giapponesi per divenire più stilizzate, vera e propria sperimentazione dei corpi. La regia si permette persino di sperimentare, non solo a livello fotografico, di mdm, soprattutto per l’uso che fa dei suddetti fondali, che subiscono metamorfosi e inclinazioni funzionali alla stessa messa in scena. Per non parlare del lungo “trip” finale, in cui l’immagine diviene sperimentazione allo stato puro, la visione lo strumento per sfiorare universalità altrimenti sfuggenti. La conclusione del film, associabile a quella kubrickiana di 2001: Odissea nello spazio (1968) o, per restare in ambito animato, a quella di Akira (Katsuhiro Ōtomo, 1988), o ancora a quella sorprendente di Blueberry (Jan Kounen, 2004), è arte fatta cinema. L’immagine subisce la fascinazione di tutta la potenzialità insita nell’arte animata e in quel momento, più che in altri, Arias sembra aver colto tutto il senso del fare cinema e animazione al tempo stesso.

Certo, Tekkonkinkreet non è solo questo: è la storia di un legame fraterno che tenta di andare oltre la violenza dell’uomo, è uno specchio disilluso sul disfacimento dell’umanità e della sua morale, è l’analisi delle dinamiche profonde e stratificate che si creano in un microcosmo. La violenza che attraversa senza riserve il film è un colpo allo stomaco per coloro che, ancora oggi, preferiscono pensare l’animazione come un prodotto sostanzialmente differente dal cinema dal vero. Una pellicola di incredibile spessore e impatto visivo, da recuperare assolutamente in dvd (ci si chiede, invano, il perché di una sua mancata distribuzione in sala).

L’edizione della Sony, ormai apertasi all’animazione nipponica, è di ottima fattura. L’immagine mantiene tutto il suo potere visionario, mentre il suono, altrettanto importante (da sottolineare le musiche composte dai Plaid) si presenta con una codifica in 5.1 di notevole potenza. Oltre all’italiano e al giapponese, è presente anche la lingua spagnola, mentre i sottotitoli sono in italiano, inglese, portoghese e spagnolo. Fra gli extra, oltre a un commento del regista e all’incontro fra quest’ultimo e il gruppo francese Plaid, è da sottolineare l’interessante documentario sui 300 giorni di produzione del film, in cui emerge quale sia l’idea di lavoro e di cinema del cineasta americano, ormai a suo agio negli studi di produzione nipponici (Arias aveva anche partecipato come supervisore degli effetti speciali di Princess Mononoke di Miyazaki e come produttore di Animatrix).

Info
Il trailer italiano di Tekkonkinkreet.
La scheda di Tekkonkinkreet su AnimeNewsNetwork.
Il trailer originale di Tekkonkinkreet.
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