Jerichow

Ennesimo adattamento da Il postino suona sempre due volte di James Cain, Jerichow si perde presto in un mare di cliché, facendo dimenticare anche alcuni illuminanti squarci visivi, che pure vi sono nel film di Petzold.

Triangoli pericolosi

Al di fuori dei soliti percorsi di vita tre persone fanno un incontro decisivo. Thomas, giovane e forte, è congedato dall’esercito con disonore. Ali, un affabile uomo d’affari turco, ha attraversato periodi difficili, ma ora la sua unica preoccupazione è che i dipendenti del suo bar non lo imbroglino. Laura, un’affascinante donna dal passato oscuro, sembra trovare rifugio tra le ombre del suo matrimonio con Ali. Thomas, Ali e Laura si tengono d’occhio a vicenda nascondendo ciascuno i propri segreti… [sinossi]

Ancora sulle orme del Il postino suona sempre due volte di James Cain, romanzo letteralmente saccheggiato dal cinema, in tutte le salse e latitudini. Soprattutto si odono le ossessioni viscontiane che segnano indelebilmente questa pellicola di Christian Petzold – reduce dal successo di Yella dell’anno passato – presentata in Concorso alla 65. Mostra del Cinema di Venezia. Ossessioni distanti, sia chiaro… Ed è un peccato, perché qualche momento di grande cinema c’è in Jerichow, soltanto che è adagiato su un tappeto di banalità e a scorgerlo fai una fatica matta…

Uno dei primi intoppi in cui inesorabilmente cade Jerichow è senza dubbio quello inerente la narrazione. Artificioso, a dir poco, questo triangolo più economico che amoroso, indeciso tra il nascondere un passato che quando affiora non ci sta proprio a galla e il mostrare un intreccio che man mano che va avanti s’intorbidisce sempre più, perdendo spontaneità e soprattutto credibilità. Peccato non veniale, soprattutto per una pellicola di questo genere (pensate a Ossessione…).
Ma più che figlio di un preciso disegno “eversivo”, tutto ciò pare semplicemente il frutto di un’ingenuità cinematografica pazzesca, ostinatamente convinta che – per esempio- utilizzare sistematicamente lo stesso tema musicale per un intero film possa connotare ambienti, situazioni e personaggi in maniera terribilmente funzionale, e magari anche originale. Quella musica, invece, è pura descrizione, perfino stanca nel suggerire o anticipare un momento o una scena che hai già bella che formata in testa ancor prima di vederla materializzarsi sullo schermo.

Eppure, dicevamo, alcune nicchie di cinema vero, di “visione” insomma, si trovano in questa pellicola, disseminate qua e là, più dal caso che dal regista. Alcuni momenti in cui il macchinoso ingranaggio della narrazione si ferma un istante e resta sospeso e allora riesce ad emergere uno sguardo puro, libero, visivamente interessante. Come quando dal buio e nel buio del bosco appare e scompare un abbraccio dei due amanti, fantasmi sottili che per un attimo sembrano poter sfuggire ad un destino avverso…

Info
Il trailer di Jerichow.
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