Born to Fight – Nati per combattere

Born to Fight – Nati per combattere

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Born to Fight ha bisogno di qualche minuto di rodaggio, il tempo necessario per far scorrere via la lunga scena iniziale del sequestro e dare il via alla liberazione del villaggio da parte della selezione di atleti capitanata dalla star numero uno dell’action movie tailandese Dan Choopong. Rittikrai mette in fila una serie di scene da non dimenticare, un mix esplosivo, adrenalinico e fortemente spettacolare.

Fino a poco tempo fa il nome di Panna Rittikrai era noto solamente a una ristrettissima cerchia di appassionati di cinema d’azione tailandese, in grado di riconoscere i meriti di un regista capace di trasformare nel suo Born to Fight (Kerd-ma-lui) discipline sportive innocue come l’atletica leggera o il ciclismo in potenziali strumenti di offesa e difesa personale alla pari della boxe e del taekwondo. E se questo non bastasse persino dei palloni da calcio o da rugby possono diventare improvvisamente vere e proprie armi da utilizzare contro il più brutale e violento dei nemici. Ma l’avversario nella pellicola di Rittikrai non è né il Cervia di Ciccio Graziani né tanto meno la nazionale del Trinidad e Tobago, così come il campo da gioco non è il tradizionale rettangolo bensì un villaggio rurale nei pressi del confine thailandese-birmano, assediato da un esercito di miliziani spietati e armati fino ai denti, che chiede il rilascio immediato di un noto boss della droga pena lo sterminio totale di tutta la popolazione locale. A difendere il villaggio non ci sono però i sette samurai di Kurosawa, ma una selezione di atleti appartenenti a diverse discipline sportive (calcio, rugby, atletica leggera, boxe e taekwondo) arrivata poche ore prima in visita di beneficenza.

Sicuramente la trama di Born to Fight (remake dell’omonima pellicola diretta dallo stesso regista nel 1986) non brilla per originalità; non è la prima volta che assistiamo alla resistenza e alla liberazione di un villaggio occupato con la forza dal cattivane di turno, così come non è una novità che in difesa degli abitanti si schieri una serie di eroi per caso pronti a sacrificare persino se stessi. Se alla maggior parte degli action movie si può rimproverare proprio questa mancanza assoluta di originalità narrativa, a scapito della componente spettacolare e coreografica, nel caso della pellicola di Rittikrai si può chiudere un occhio e spalancare l’altro per vedere una dose massiccia di azione pura al 100%, un’azione artigianalmente costruita al quale non siamo più abituati a causa della più facile delle ricostruzioni computerizzate. Nell’era di Matrix è diventato sempre più difficile vedere un film d’azione che non sfrutti le potenzialità della computer grafica, per questo motivo al Born to Fight di Panna Ritthikrai, così come all’Ong-Bak del collega e amico compatriota Prachya Pinkaew, bisogna alzare tanto di cappello. Affidarsi esclusivamente agli stuntman e al loro coraggio, senza l’uso di corde e via discorrendo, per portare a termine sequenze spesso pericolose (vedi la spettacolare sequenza iniziale del film di Panna che vede una coppia di poliziotti alle prese con un inseguimento di due camion pieni zeppi di terroristi) è una componente oggigiorno sempre più rara. Nonostante l’assurdità di alcune sequenze, che strappano più di un sorriso (vedi ad esempio la punizione a effetto da più di cinquanta metri che termina con il pallone che centra in pieno viso un terrorista appostato su una torretta), il regista tailandese mette in fila una serie di scene da non dimenticare, spettacolari e girate con la sicurezza di chi sa fare veramente il proprio lavoro. Il carattere realistico di alcune scene d’azione mescolate all’assurdità delle restanti dà vita a un mix esplosivo, adrenalinico e fortemente spettacolare. Ed è proprio questa compilation visiva il punto forte di una pellicola che non smette mai di sorprendere dall’inizio alla fine. Non c’è dubbio che l’essere uno tra gli stuntman più famosi d’Oriente abbia aiutato Rittikrai a tirare su un’ottima pellicola d’azione (la più costosa mai realizzata in Thailandia, con un budget che si aggira intorno ai 1.250.000 dollari americani), sicuramente superiore alla media al quale lo spettatore occidentale è abituato. Del resto già con il sorprendente Ong-Bak di Prachya Pinkaew (del quale Rittikrai firma soggetto e coreografie) il pubblico nostrano ha avuto un assaggio di quello che la cinematografia tailandese di genere è in grado di partorire.

Born to Fight ha bisogno, però, di qualche minuto di rodaggio, il tempo necessario per far scorrere via la lunga scena iniziale del sequestro e dare il via alla liberazione del villaggio da parte della selezione di atleti capitanata dalla star numero uno dell’action movie tailandese Dan Choopong, che nel protagonista del film di Pinkaew, Tony Jaa (allievo prediletto di Panna Rittikrai), trova il suo degno erede. Un plauso particolare al montaggio di Thanapat Taweesuk, bravo a esaltare ancora di più con replay, accelerazioni, stop motion, ralenti e continui cambi di angolazione, le stupende sequenze d’azione del film.
Chiudiamo riportando alcune righe tratte dalla recensione di Anchalee Chaiworaporn sulla pellicola di Panna Rittikrai, utili per capire il giusto approccio da avere con film di questo tipo: «mentre si guarda il film, forse l’idea migliore è semplicemente di sedersi e rilassarsi, senza farsi troppe domande sulla trama e sulla storia. Solo così si entrerà nel regno del divertimento e del lieto fine».

Info
Il trailer di Born to Fight.
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