Kung Fu Panda

Kung Fu Panda

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Tutto sommato, Kung Fu Panda è un film di buoni sentimenti e, almeno in ciò che vuole trasmettere, propone una classicità disneyiana di altri tempi, senza mai scadere nel patetico. Di questi tempi non è poco.

Lo spaparanzamento doveva attendere…

Grande, vivace e un po’ maldestro, Po è il fan di kung fu più sfegatato che si sia mai visto… e la cosa potrebbe non essere molto adatta a chi deve lavorare tutti i giorni nel negozio di spaghetti della sua famiglia. Improvvisamente chiamato a esaudire un’antica profezia, i sogni di Po si avverano e il panda entra a far parte del mondo del kung fu per allenarsi al fianco dei suoi idoli, i leggendari Cinque Cicloni… [sinossi]

C’è un’insistenza evidente, in Kung Fu Panda, al richiamo dell’animazione “classica” in 2D, già dal simbolo della Dreamworks e in tutta la sequenza iniziale, che non a caso si rivelerà essere un sogno del protagonista panda Po. Siamo in Cina e Po lavora con il padre in un ristorante specializzato in spaghetti cinesi. Il grosso panda sogna di diventare un guerriero Kung Fu, magari al fianco dei suoi eroi di cui conserva anche le action figures. Ma la paura di deludere il genitore lo costringe a vivere una vita che non gli appartiene. Almeno fino a quando, in una delirante sequenza, la tartaruga Oogway lo nomina guerriero del drago, l’unico capace di combattere con il temibile Tai Lung.

Si diceva di un richiamo all’animazione classica, che torna nei titoli di coda sotto forma di immagini fisse in cui è la mdp a muoversi. A nostro parere la cosa ha un significato rilevante all’interno del film: al di là della specificazione del sogno (che per consuetudine registica deve avere caratteristiche visive diverse dalla realtà – in questo caso il 3d), la voglia di giocare con un mondo artistico che sembra ormai scomparire dalle produzioni internazionali, è indicativo del territorio in cui si muove Kung Fu Panda. I due registi e i due sceneggiatori sono riusciti, infatti, a coniugare esigenze differenti: da una parte un esplicito omaggio al cinema di Kung Fu (addirittura due personaggi si chiamano Shaw… come i famosi fratelli), dall’altra è stata attuata un’operazione di “distruzione del genere” e di tutti i suoi codici costitutivi, tramite le spassose gag del povero panda. In questo modo la pellicola risulta essere esilarante e al tempo stesso una commossa dichiarazione d’amore per quel cinema, influenzata a sua volta da diverse contaminazioni, estetica manga in primis. Un altro regista sta fondando la sua poetica su una riflessione postmoderna meta cinematografica: Edgar Wright con il dittico Shaun of the Dead e Hot Fuzz.

Kung Fu Panda è un film che diverte moltissimo, grazie alla goffa figura di questo animale che nella realtà sembra essere destinato all’estinzione ma che ha la possibilità di riscattarsi nell’universo della finzione cinematografica. Il film deve molto alla comicità e all’approccio testuale di Shrek, ma riesce ad ottenere una sua autonomia intellettuale. Le citazioni sono moltissime, ma, ciononostante, la pellicola crea un universo indipendente e “proprio” in cui far agire una serie di personaggi che, pur essendo riflessi di altri eroi (Shifu è una citazione di Pai Mei di Kill Bill vol. 2), trovano una loro specifica grandezza. L’animazione, almeno nella cura dei dettagli, non è ai livelli delle produzioni Pixar, mentre la regia, specie negli studiati combattimenti, sfoggia un virtuosismo che trova nell’uso del ralenty la sua cifra stilistica più evidente.
Tutto sommato, Kung Fu Panda è un film di buoni sentimenti e, almeno in ciò che vuole trasmettere (devi accettarti come sei), propone una classicità disneyiana di altri tempi, senza mai scadere nel patetico. Di questi tempi non è poco.

Info
Il sito ufficiale di Kung Fu Panda.
La pagina facebook di Kung Fu Panda.
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