Teza

Nonostante un palese squilibrio narrativo e visivo tra le sequenze africane e i flashback europei e la comprensibile necessità di voler raccontare ogni aspetto storico e politico, Teza si segnala come una delle pellicole più interessanti di Venezia 65, grazie anche a una suggestiva messa in scena.

Cari vecchi compagni

La cronaca del ritorno dell’intellettuale africano Anberber al suo paese d’origine durante il repressivo regime marxista di Haile Mariam Mengistu e della presa di coscienza del proprio disallineamento e della propria impotenza di fronte alla dissoluzione dei valori umani e sociali del suo popolo… [sinossi – laBiennale.org]
Se il vento fischiava ora fischia più forte
le idee di rivolta non sono mai morte;
se c’è chi lo afferma non state a sentire,
è uno che vuole soltanto tradire;
se c’è chi lo afferma sputategli addosso,
la bandiera rossa ha gettato in un fosso.
Contessa, Paolo Pietrangeli
Quando saremo
vicino a te
noi ti daremo
un’altra legge
e un altro re.
Faccetta nera, G. Micheli – M. Ruccione

Teza è un affresco storico importante, magari non perfettamente calibrato, ma sincero e soprattutto capace di mettere in scena le drammatiche contraddizioni e il fallimento della rivoluzione comunista e, forse ancor più dolorosamente, l’incapacità degli intellettuali di incidere realmente nella vita e nel destino del loro Paese. Tra i più importanti cineasti del continente africano, Haile Gerima immerge il suo protagonista, il medico Anberber (Aron Arefe), in una dimensione straniante in cui la distanza col resto del mondo, qualsiasi mondo, sembra incolmabile. Anberber è straniero ovunque: è un intellettuale in una nazione che pretende forza e azione, è un nero per i bianchi, un bianco per i neri, è un oggetto incomprensibile anche per il suo villaggio. Anberber è colui che osserva e che da tutti è osservato, quasi immobile nello scorrere del tempo. I suoi libri, i suoi studi, la sua medicina sono destinati a scontrarsi con un muro invalicabile.

Ricostruendo buona parte della storia del Novecento dell’Etiopia, storicamente nota anche come Abissinia, Teza riapre numerose ferite, a partire dal travagliato rapporto tra lo stato africano e il Bel Paese: eravamo nel Ventennio (forse un po’ diverso da quello raccontato da Pupi Avati nel suo Il papà di Giovanna) e la voglia di avere un nostro glorioso Impero coloniale (!) aveva contagiato le alte sfere. L’impresa sembrava semplice e redditizia.
Nel lungometraggio di Gerima rimane, vessillo del passato, il Monte Mussolini, simbolo di intenzioni propagandistiche finite male. Per il protagonista è un luogo di ricordi d’infanzia, destinato a sporcarsi nuovamente di sangue.

Lo sguardo del regista si concentra soprattutto sui conflitti interni, a partire dall’opposizione al potere di Haile Selassie, indigesto regalo anglosassone al popolo etiope. Il 1974, anno della tanto agognata liberazione da Selassie, aprirà un’altra stagione drammatica: l’utopia socialista provocherà morte e disperazione, ingiustizie e massacri. In mezzo a tutto questo, i principi e la moralità dell’intellettuale di sinistra Anberber: il fallimento delle idee e dei suoi sogni politici è anche un doloroso fallimento personale, intimo. Teza mette in scena, con sguardo lucido e inevitabilmente pessimista, un destino cui non si può sfuggire: la guerra, qualsiasi guerra, continuerà a portare via i ragazzini che cercheranno di uscire dalle grotte. La fuga dal proprio Paese, come nella ricca Germania che ha respinto violentemente Anberber (brutale ed efficace la sequenza dell’insensato e violentissimo pestaggio, sorta di esecuzione senza senso), non sembra una via facilmente percorribile. E dalle grotte, prima o poi, si dovrà uscire.

Nonostante un palese squilibrio narrativo e visivo tra le sequenze africane e i flashback europei e la comprensibile necessità di voler raccontare ogni aspetto storico e politico, col risultato di accumulare troppo materiale nella seconda parte, Teza si segnala come una delle pellicole più interessanti di Venezia 65, grazie anche a una suggestiva messa in scena.
Teza racconta il travaglio di una nazione, di un popolo, di un movimento, di un intellettuale, estendendo lo sguardo ben oltre i confini etiopici e africani. Amaramente, bisogna prenderne atto: le idee, per quanto forti e giuste, finiscono (troppo) spesso per scontrarsi con la dura realtà. L’utopia africana degli Anni Settanta sembra oramai lontanissima.

Info
Il trailer italiano di Teza.
Haile Gerima: The Cultural Contexts of Teza su youtube.
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