Cucumber
di Zhou Yao-wu
Povertà, precarietà, rassegnazione, prostutuzione e via discorrendo: la Cina fotografata da Zhou Yao-wu non lascia praticamente scampo. Opera prima sulla scia del cinema di Jia Zhangke, Cucumber è stato presentato alla Settimana della Critica di Veneia 2008.
La Cina, l’estetica e i cetrioli
Nella Pechino di oggi s’intrecciano le storie di personaggi giunti in città dalla provincia. Una famiglia di fruttivendoli ambulanti fa i conti con gli scarsi guadagni e le pretese del racket di quartiere; un giovane regista è in cerca di finanziamenti per il suo film, ignorando che la sua ragazza lo mantiene facendo la prostituta; un padre disoccupato è alle prese con la moglie che lo tradisce e il figlio finito in una gang giovanile… [sinossi]
Tra le tante pellicole presenti alla 65. Mostra del Cinema di Venezia, Cucumber può essere tranquillamente considerato il classico film da festival, oggetto più o meno misterioso che resterà tale per la maggior parte dei normali spettatori: nessuna distribuzione, infatti, si accollerebbe mai questo rischio, così prossimo all’impresa disperata. Peccato, seppur comprensibile.
Diretto dal giovane regista Zhou Yao-wu, classe 1976, Cucumber discende direttamente dal cinema di Jia Zhangke, attuale e irrinunciabile punto di riferimento per gli aspriranti cineasti cinesi che vogliano, con stile asciutto e sguardo realistico, raccontare la contemporaneità. E questa, detta brevemente, è la poetica di Cucumber, lungometraggio destinato all’invisibilità: immersione totale nell’oggi, nell’istante che si sta consumando, messa in scena rigorosa, geometrica, senza fronzoli (o quasi).
L’aspetto più interessante di questa pellicola, a parte la voglia/necessità di racontare tre storie semplici e drammaticamente esemplari delle condizioni di vita nelle metropoli cinesi, è la rigorosa costruzione delle sequenze, il posizionamento della macchina da presa e i suoi piccoli spostamenti, mai supeflui ma portatori di senso e spesso portatori di sventura. Il film di Zhou Yao-wu è un insieme di quadri – campi medi e lunghi, pochi ravicinati – con rarissime concessioni alla dinamicità. Tra tutte le sequenze a macchina da presa fissa, ci piace ricordare quella che aprendo leggermente l’inquadratura svela l’officina inizialmente fuori campo, in cui il vecchio padre disoccupato andrà vanamente a cercare lavoro. Interessante il lavoro sul fuori campo, capace anche di creare tensione – si veda il brusco finale della storia del giovane regista – e mai abusato.
Povertà, precarietà, rassegnazione, prostutuzione e via discorrendo: la Cina fotografata da Zhou Yao-wu non lascia praticamente scampo. Perdonati alcuni eccessi narrativi (l’accumulazione finale sembra quasi tradire la messa in scena rigorosa), rimane la sensazione di aver incrociato un regista che forse rivedremo. In qualche festival.
Info
L’edizione 2008 della Settimana della Critica sul sito della SIC.
La scheda di Cucumber su Imdb.
- Genere: drammatico
- Titolo originale: Huanggua
- Paese/Anno: Cina | 2008
- Regia: Zhou Yao-wu
- Sceneggiatura: Zhou Yao-wu
- Fotografia: Zhang Wei-hu
- Montaggio: Zhou Yao-wu
- Interpreti: Jiang Zhongwei, Liu Shuchen, Ren Duoduo, Shang Xia, Wang Yujiao, Wang Zaihe, Xiao He, Zhao Wengang
- Colonna sonora: Liu Limin
- Produzione: Beijing New Sound of Music Advertising Co.
- Durata: 100'


