Un giorno perfetto

Un giorno perfetto

di

Ozpetek costruisce il film attraverso l’accumulo di personaggi, drammi, significati: la scelta stilistico-narrativa, alquanto rischiosa, appesantisce inutilmente l’intera pellicola. Non sono tutto sommato i particolari (la pessima gag sul ballerino e il camionista, in verità, grida vendetta) a rendere Un giorno perfetto un’opera assai deludente, ma la frenesia di ammassare – nella sceneggiatura, nelle inquadrature, nella colonna sonora – materiale senza poi plasmarlo.

Aris, Maja, Kevin e gli altri ragazzi del gruppo

Emma e Antonio, sposati con due figli, sono separati da circa un anno. Antonio vive da solo nella casa dove abitava con la moglie, mentre Emma è tornata da sua madre, portando con sé i bambini. Poi, una notte qualunque, una volante viene chiamata nel palazzo e la polizia si accinge a fare irruzione nell’appartamento da cui qualcuno ha sentito provenire degli spari. Un giorno perfetto, in un serrato rincorrersi di avvenimenti, racconta le ventiquattro ore che precedono questo momento, la vita semplice eppure “unica” di un gruppo di personaggi pedinati passo dopo passo… [sinossi – la Biennale.org]

È notte. Una famiglia come tutte le altre: padre, madre, una ragazzina, un bambino. Piove. L’atmosfera, inquieta, ci lascia presagire una tragedia. Un giro scale, ripreso dall’alto. Due persone salgono le scale, si intravedono appena. Dopo pochi passi si riconosce la figura di due poliziotti. La tragedia, prima annunciata, è già avvenuta. Settimo lungometraggio di Ferzan Ozpetek, in concorso alla 65a Mostra del Cinema di Venezia, Un giorno perfetto ci regala due sequenze che illustrano con una certa efficacia, anche per contrasto con il resto dell’opera, il concetto di sottrazione: il regista turco, già membro della giuria a Venezia 64, sceglie un linguaggio essenziale, efficace, senza inutili fronzoli, rinunciando in questa occasione alla facile drammatizzazione. La tragedia, nel suo compimento, sarà messa in scena con la medesima scelta stilistica.

Divagando. Troppo facile ridere sguaiatamente degli errori altrui, soprattutto quando si è in tanti, un po’ incattiviti e probabilmente abbastanza prevenuti. Aris ha dipinto un (poco felice) murales per Maja, tenera dichiarazione d’amore che scivola inevitabilmente in quella zona che si suole definire “ridicolo involontario”: la sequenza, che aveva ben altri obiettivi, provoca un’irrefrenabile ilarità. Per un film straniero la reazione sarebbe stata più contenuta. Giusto criticare il dominio (sterile) di Rai e Medusa, che impoveriscono tranne rare eccezioni il concorso della Mostra del Cinema di Venezia, riservando ad altri festival (vedi Cannes) i loro film migliori, ma ingiusto smarrire la serietà e serenità di giudizio. Non piace? Le porte sono vicine, non è difficile abbandonare la sala, nonostante la flebile illuminazione. Basterebbe non applaudire a fine proiezione. O magari esprimersi sulla carta stampata o online.

Tornando a bomba. La sottrazione e l’accumulo. Murales o non murales, Ozpetek costruisce il suo film attraverso l’accumulo di personaggi, drammi, significati: la scelta stilistico-narrativa, alquanto rischiosa, appesantisce inutilmente l’intera pellicola. Non sono tutto sommato i particolari (la pessima gag sul ballerino e il camionista, in verità, grida vendetta) a rendere Un giorno perfetto un’opera assai deludente, ma la frenesia di ammassare – nella sceneggiatura, nelle inquadrature, nella colonna sonora – materiale senza poi plasmarlo. Il lungometraggio di Ozpetek è bulimico, sceneggiatura e messa in scena non frenano mai, non rinunciano a niente. I personaggi, troppi, si smarriscono per strada, spesso privi di spessore. Il commento musicale, incessante, militarizza ogni sequenza, finendo per appiattire il climax. Sempre sulla scia di Almodovar (si vedano certi movimenti di macchina e il contemporaneo utilizzo della musica), Ozpetek non sembra possedere ancora la capacità di gestire una struttura narrativa così complessa: altmaniano nelle intenzioni, Un giorno perfetto inquadra giusto un paio di personaggi (Mastrandrea e Ferrari, comunque bravi), rendendo inutile e dannosa la presenza dei ruoli secondari.

La nonna che legge le carte, le figure salvifiche piovute dal cielo, il quadretto malamente abbozzato del deputato cinico e corrotto e via discorrendo sono il risultato, in fin dei conti, di una idea di cinema che non ha funzionato. L’Italia, Roma e i personaggi che gravitano attorno alla famiglia Buonocore sono pregni di scorie (iper)melodrammatiche. Senza ridere e senza fischiare, possiamo tranquillamente sostenere che avremmo preferito altri titoli italiani (magari Pa-Ra-Da) nella corsa ai premi. Non è la prima volta. Non sarà, ahinoi, l’ultima.

Info
Il trailer ufficiale di Un giorno perfetto.
  • Un-giorno-perfetto-2008-Ferzan-Ozpetek-01.jpg
  • Un-giorno-perfetto-2008-Ferzan-Ozpetek-02.jpg
  • Un-giorno-perfetto-2008-Ferzan-Ozpetek-03.jpg

Articoli correlati

  • Archivio

    Allacciate le cinture

    di Dopo la vacuità assoluta di Magnifica presenza, Ozpetek prova a tornare a raccontare qualcosa: ma il suo nuovo film è indeciso se mettere in scena la storia di un amore o quella di una malattia.
  • Archivio

    Magnifica presenza RecensioneMagnifica presenza

    di Con il suo nuovo film, Özpetek preleva un po' dal De Filippo di Questi fantasmi, un po' dal Pirandello di Sei personaggi in cerca d'autore e molto - troppo - da se stesso.
  • Archivio

    Mine vaganti RecensioneMine vaganti

    di Özpetek abbandona finalmente il microcosmo di Testaccio per trasferire armi e bagagli in Puglia: ne nasce una commedia diseguale con un buon cast.
  • In sala

    Rosso Istanbul

    di Tra frasi fatte sul rapporto arte e vita e l'eterno ritorno della casa abitata dai fantasmi del passato, Ozpetek con Rosso Istanbul dichiara apertamente la crisi in cui versa il suo cinema.
  • In sala

    Napoli velata

    di Ferzan Özpetek si lancia nel sabba misterico partenopeo, affidando a Giovanna Mezzogiorno le chiavi di un thriller psicologico che sconfina nel soprannaturale e ha luogo alle pendici del Vesuvio. Un'occasione sprecata, per i difetti insiti nel cinema del regista italo-turco.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento