Il matrimonio di Lorna

Il matrimonio di Lorna

di ,

Nel gioco di guardarsi allo specchio i Dardenne stavolta hanno voluto esagerare, finendo per cadere vittime della stessa trappola che avevano sempre evitato: quella di apparire artefatti. Manca la sincerità ne Il matrimonio di Lorna, e la pretesa realtà che ci dovrebbe far empatizzare con la protagonista (volto molto interessante quello della giovane kosovara Arta Dobroshi) è troppo palesemente rifinita e scritta per riuscire a sposarsi con la messa in scena architettata dagli autori de Il figlio e L’Enfant.

(Dis)umanità

Lorna è una giovane immigrata albanese a Liegi. Per ottenere la cittadinanza belga e inseguire il sogno di aprire un bar con il suo fidanzato, si mette nelle mani del gangster Fabio, diventando complice di un piano diabolico. Fabio le procura un matrimonio con Claudy, un tossicodipendente, da cui dovrà divorziare rapidamente per sposarsi di nuovo. Questa volta con un mafioso russo, che ha a sua volta bisogno della cittadinanza belga… [sinossi]

Che i fratelli Dardenne corressero seriamente il rischio di incanalare le direttrici del loro cinema in un circolo vizioso che li avrebbe condotti inesorabilmente a rifare sé stessi, è un pensiero che ci aveva attraversato la mente già all’epoca del magnifico Rosetta (1999), quarto lungometraggio del duo che raggiunse la Palma d’Oro in un’edizione di Cannes realmente irripetibile (in concorso si diedero battaglia Una storia vera di David Lynch, Il viaggio di Felicia di Atom Egoyan, L’estate di Kikujiro di Takeshi Kitano, Ghost Dog di Jim Jarmusch, Limbo di John Sayles, Love Will Tear Us Apart di Yu Lik-wai, Moloch di Aleksandr Sokurov, L’imperatore e l’assassino di Chen Kaige, L’Humanité di Bruno Dumont, Kadosh di Amos Gitai, Tutto su mia madre di Pedro Almodovar, A Carta di Manoel de Oliveira). Ma allora, per quanto Rosetta si muovesse con lo stesso passo del precedente La promessa – lasciamo fuori dalla contesa gli esordi Falsch e Je pense à vous, primi vagiti ancora instabili e alla ricerca della giusta postura – era impossibile non riconoscerne la vitalità cinematografica che lo contraddistingueva. Con il passare del tempo il cinema dei due fratelli belgi si è andato via via cristalizzandosi, mantenendo sprazzi di altissima classe ma senza più riuscire a colpire con violenza lo spettatore.

L’esempio perfetto di questa china discendente è rappresentato da Il matrimonio di Lorna (nel titolo italiano si perde il sottile paradosso dell’originale Le silence de Lorna; la giovane protagonista è al contrario quasi affetta da logorrea, e la sua è solo una disperata ricerca del silenzio), che arriva nelle nostre sale dopo i soliti fasti della Croisette, questa volta senza l’apoteosi della Palma, ma con un premio alla sceneggiatura che sa tanto di contentino; anche perché è proprio l’apparato narrativo a destare in noi ben più di una perplessità. Laddove il cinema dei Dardenne era spesso e volentieri riuscito a sorprenderci, spiazzarci, travolgerci con il suo carico di umanità sospesa e disperante, accantonando di fatto l’aspetto più strettamente di scrittura per abbandonarsi completamente ai propri protagonisti, attaccandoglisi addosso con una veemenza che a distanza di anni continua a sorprendere, Il matrimonio di Lorna si muove su un terreno se non antitetico quantomeno diverso: la storia di questa immigrata albanese che sogna di poter aprire un locale in Belgio e per raggiungere lo scopo non esita a fare intrallazzi con criminali locali per ottenere una cittadinanza anticipata, è scandita da una serie di colpi di scena che sembrano più adatti, a dirla tutta, a un noir che alla mano dei Dardenne. L’incastro, troppo palesemente costruito, costringe il duo a lavorare in maniera più asettica, finendo in più di un’occasione per far apparire la regia confusa, indecisa se perseverare nel pedinamento abrasivo che ha reso celebre il loro cinema (e che ritorna, di tanto in tanto, pur senza la forza che possedeva in passato) oppure affidarsi a uno stile più classico, distante, a tratti quasi geometrico. Agendo in questo modo ciò che ci arriva risulta decisamente annacquato, e se riconosciamo ben più di un’ispirazione nel tratteggiare il personaggio del marito scelto per la green card, il tossicodipendente Claudy interpretato da un intenso Jèremie Renier (che fu lanciato appena quindicenne proprio dai Dardenne ne La promessa ed è ora un astro nascente del cinema europeo), lo stesso non si può dire del resto dell’opera. Gli attori sembrano tutti decisi a fare la propria parte, ma è ciò che viene messo in scena che non avvince e, soprattutto, non ci convince.

Nel gioco di guardarsi allo specchio i Dardenne stavolta hanno voluto esagerare, finendo per cadere vittime della stessa trappola che avevano sempre evitato: quella di apparire artefatti. Manca la sincerità ne Il matrimonio di Lorna, e la pretesa realtà che ci dovrebbe far empatizzare con la protagonista (volto molto interessante quello della giovane kosovara Arta Dobroshi) è troppo palesemente rifinita e scritta per riuscire a sposarsi con la messa in scena architettata dagli autori de Il figlio e L’Enfant. E non basta un finale a suo modo lirico e oniricamente archetipico per colmare i buchi venutisi a creare durante il percorso.
La sensazione è che Luc e Jean-Pierre Dardenne abbiano esaurito il discorso sullo studio dell’umanità che intrapresero a partire da La promessa: sarebbe ora, per loro, di cambiare radicalmente faccia al cinema che mettono in scena, prima che il circolo vizioso in cui si stanno crogiolando si riveli per loro una trappola mortale.

Info
Il trailer italiano de Il matrimonio di Lorna.
Il trailer originale de Il matrimonio di Lorna.
Il matrimonio di Lorna sul canale Film su YouTube.
La scheda de Il matrimonio di Lorna sul sito della Lucky Red.
  • Il-matrimonio-di-Lorna-2008-Dardenne-01.jpg
  • Il-matrimonio-di-Lorna-2008-Dardenne-02.jpg
  • Il-matrimonio-di-Lorna-2008-Dardenne-03.jpg
  • Il-matrimonio-di-Lorna-2008-Dardenne-04.jpg
  • Il-matrimonio-di-Lorna-2008-Dardenne-05.jpg
  • Il-matrimonio-di-Lorna-2008-Dardenne-06.jpg
  • Il-matrimonio-di-Lorna-2008-Dardenne-07.jpg
  • Il-matrimonio-di-Lorna-2008-Dardenne-08.jpg
  • Il-matrimonio-di-Lorna-2008-Dardenne-09.jpg
  • Il-matrimonio-di-Lorna-2008-Dardenne-10.jpg

Articoli correlati

  • Cannes 2016

    La ragazza senza nome

    di , Troppo sicuri della giustezza della loro indagine etica, i Dardenne con La ragazza senza nome dimenticano di oliare i meccanismi del racconto e scivolano nella maniera di se stessi. In concorso a Cannes 2016.
  • Archivio

    Due giorni, una notte RecensioneDue giorni, una notte

    di , I Dardenne mettono in scena un film altamente politico, capace di cogliere i crudeli paradossi del mondo del lavoro post-fordista. Lo spunto è straordinario, ma sviluppato in modo troppo rigido e schematico.
  • Archivio

    Il ragazzo con la bicicletta RecensioneIl ragazzo con la bicicletta

    di , Una bicicletta come simbolo di libertà e di un amore paterno negato, succede nell'ottavo lungometraggio di finzione di Jean-Pierre e Luc Dardenne presentato alla sessantaquattresima edizione del Festival di Cannes
  • Archivio

    Welcome RecensioneWelcome

    di Anche Welcome, come Tombé du ciel, è la storia di uomini che vivono al di fuori dello Stato, incapaci di riconoscervisi e temuti come la peste: la storia della progressiva perdita di umanità cui sta andando incontro un mondo che vive nell’ipocrita memoria di muri abbattuti...
  • Cannes 2019

    Le jeune Ahmed RecensioneL’età giovane

    di , I Dardenne portano in concorso al Festival di Cannes il loro nuovo film, L'età giovane, un bildungsroman su un tredicenne musulmano radicalizzato. Ma, di fronte a un tema così importante e delicato, i due fratelli si lasciano andare alla superficialità, allo schematismo e anche all'incertezza di toni.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento