Babylon A.D.

Babylon A.D.

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Al di là dei suoi limiti e dei suoi eventuali meriti Babylon A.D. è la dimostrazione di come un film possa trovare il suo principale avversario nella sua stessa produzione. Ennesimo passo falso della carriera di Mathieu Kassovitz, ma stavolta non per colpe interamente sue.

Il mercenario

Toorop ha combattuto molte battaglie ed è sopravvissuto alle guerre che devastano il mondo dall’inizio del 21° secolo. La Mafia che controlla l’Europa dell’Est affida a questo mercenario un incarico ad alto rischio: scortare una misteriosa giovane donna di nome Aurora da un monastero in Mongolia fino al cuore di Manhattan. La ragazza che ha appena compiuto 18 anni, è nata nel monastero e non ne è mai uscita, sempre sorvegliata a vista dalla sua tutrice Suor Rebecca. Toorop sa che la ragazza è “speciale”: già all’età di 2 anni sapeva parlare 19 lingue diverse e adesso, raggiunta la maggiore età ha iniziato a sviluppare capacità paranormali di preveggenza. Per assicurarsi che la ragazza arrivi a Manhattan sana e salva, Toorop dovrà far sì che abbia il minor numero di contatti possibili con il mondo esterno. Il compito si rivela più difficile del previsto… [sinossi]

Un tratto pressoché unico Mathieu Kassovitz ce l’ha: la sua è con ogni probabilità la parabola artistica più imprevedibile e stordente del cinema contemporaneo. Partito con cortometraggi girati con uno stile talentuoso e saccente allo stesso tempo (Fierrot le pou, con il suo gioco cinefilo godardiano, Assassins…) e approdato al lungometraggio prima con la commedia “d’integrazione” Métisse, quindi con il cult movie barricadero e veracemente underground L’odio (a tutt’oggi una delle messe in scena più realistiche della vita nelle banlieu parigine, e un pugno allo stomaco non indifferente), il cineasta francese si è poi progressivamente disperso. Un po’ per colpa dell’insuccesso del fascinoso ma diseguale Assassin(s), molto per via del successo planetario del thriller I fiumi di porpora, morbosa indagine condotta dalla strana coppia Jean Reno/Vincent Cassel; imboccata la strada del successo commerciale a pie’ pari, Kassovitz non se l’è più sentita di abbandonarla. La sua idea era anzi quella di replicarla, amplificandone la risonanza internazionale, con l’adattamento del romanzo di Maurice G. Dantec Babylon Babies, viaggio apocalittico in un futuro figlio della cultura cyberpunk: ma non tutto è andato come doveva. La pre-produzione di Babylon Babies si è fermata, poi è ripartita, quindi si è fermata nuovamente: nel frattempo Kassovitz ha cercato di convincere i produttori d’oltreoceano portando a termine l’indifendibile ghost story Gothika, certo non il passaporto ideale per riuscire ad approdare a un budget adeguato per la sua nuova creatura. Poi, qualcosa si è smosso (ignoriamo le dinamiche e non ci attarderemo in ipotesi campate, più o meno, in aria), si è trovato in Vin Diesel il divo che poteva fare al caso e si è portato a termine il tutto. Non però senza incappare in ulteriori problematiche produttive: insomma, è abbastanza difficile farsi un’idea di quanto il Babylon A.D. (nuovo titolo trovato per evitare che il film fosse confuso, negli USA, per materiale pedopornografico) che abbiamo sotto gli occhi oggi assomigli effettivamente all’idea che fluttuava nella mente di Kassovitz quando iniziò a lavorare al progetto.

Basta puntare l’accento sulla durata della versione uncut pensata dal regista – poco meno di tre ore, che probabilmente non vedremo mai – e confrontarla con quella che si aggira per le sale di mezzo mondo, tarata sulla canonica ora e mezza segnalata nei più usurati manuali di sceneggiatura. In questo breve lasso di tempo Kassovitz è costretto a condensare una serie di avvenimenti enorme, con il forte rischio – tramutato ben presto in realtà – di lasciare per strada pezzi anche non indifferenti di narrazione: abbiamo dunque personaggi che entrano ed escono di scena senza apparente ragione (il medico/padre di Aurora), eventi climatici che sono costretti a una soluzione a dir poco sbrigativa (il viaggio in nave attraverso lo stretto di Bering, l’arrivo a New York), per non parlare di un finale monco e per nulla esplicativo. La prima sensazione che si prova di fronte a tutto questo è la rabbia: è davvero un peccato che il talento visionario di Kassovitz – che sembra comunque a suo agio con un’azione rutilante e sanamente di grana grossa – non abbia avuto l’occasione di esprimersi in completa libertà, perché l’impressione di avere davanti un piccolo gioiello orrendamente mutilato e rattoppato per non sprecare l’occasione di un’uscita in sala è davvero forte.
Non mancano momenti suggestivi, sicuramente figli di un certo tipo di cinema – al di là del cyberpunk già citato, sarebbe il caso di aprire il fianco a una digressione sulla fantascienza francese della seconda metà degli anni ’70 – e anche belle sequenze d’azione, come il combattimento nel pieno centro di New York, ma non bastano a innalzare Babylon A.D. sui livelli di una sufficienza piena. E per quanto gli attori si sforzino (non tutti a dire il vero, che Gérard Depardieu appare annoiato come non mai nei panni del mafioso russo Gorsky) è davvero difficile sopperire a delle mancanze strutturali come quelle evidenziate in precedenza.

E così Bayblon A.D. diventerà l’ennesimo caso di film stuprato e martoriato dalla produzione, nonché un ulteriore passo falso per un regista che oramai non può davvero più permettersi di sbagliare. Perché con L’Ordre et la morale, il suo nuovo film attualmente in pre-produzione, si affronterà un nuovo genere, perché a quarantuno anni non si può campare ancora di rendita con un film che fece gridare all’enfant prodige, perché i produttori saranno anche stupidi ma hanno buona memoria. Soprattutto nei fallimenti.

Info
Il trailer italiano di Babylon A.D.

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