L’artista

Che cos’è l’arte? Quando una persona può essere considerata un “artista”? Questi gli interrogativi di fronte ai quali ci pone El artista (L’artista), opera del duo di registi argentini Mariano Cohn e Gastón Duprat.

Sconfessione di un artista di merda

Che cos’è l’arte? Quando una persona può essere considerata un “artista”? Quando qualcuno scopre un’opera d’arte e la trasmette al resto del mondo, può essere a sua volta definito un artista? Questi gli interrogativi, sicuramente non di facile soluzione, di fronte ai quali ci pone L’artista, opera del duo di registi argentini Mariano Cohn/Gastón Duprat, già autori del lungometraggio Yo Presidente nonché apprezzati documentaristi. Fin dalla sua sinossi, dunque, si mostra in maniera inequivocabile il carattere ai limiti del pretenzioso dell’intera operazione: affrontare un discorso teorico nel quale diventa impossibile non tirare in ballo l’Art Brut di Jean Dubuffet e le provocazioni di Marcel Duchamp, per poi lasciarsi andare a citazioni di Arthur Rimbaud, Pablo Picasso e via discorrendo, comporta rischi non da poco.

È dunque da salutare con una certa dose di entusiasmo il risultato finale raggiunto da Cohn e Duprat, ai quali sembra giovare particolarmente la scelta di ragionare su un registro espressivo minimale ma non indifferente alle lusinghe della commedia surreale. L’artista riesce a colpire nel segno proprio perché affronta la questione della vacuità del termine artista sposando alla pura riflessione teorica – spassosa, e forse anche per questo motivo ancor più agghiacciante – una costruzione narrativa lieve, pregna di un cinismo salvifico, crudele e spietata con la concezione di arte contemporanea come in pochi hanno avuto il coraggio di osare: i siparietti sull’interpretazione dei disegni rubati dal protagonista al vecchio ridotto a uno stato semi-vegetativo di cui si occupa in qualità di infermiere, sono tra le trovate più ingegnose e dissacranti viste di recente sugli schermi. Ogni singolo gesto compiuto dal finto artista, perfino i suoi silenzi di fronte alle domande alle quali non saprebbe dare la benché minima risposta (“a quali artisti si ispira?”, “cosa ne pensa della scena artistica latino americana?”, “che cosa vuol rappresentare con questi segni che sembrano quasi casuali?”) si trasforma, nelle mani dei critici e dei galleristi, in materiale per una speculazione sul ruolo dell’arte nella società globalizzata.

Certo, se tutto il film continuasse a girare intorno a questo equivoco critico, prendendo allegramente in giro le debolezze di un ambiente come quello dell’arte contemporanea tra i più elitari e chiusi che sia possibile incontrare nell’ambito culturale, potremmo parlare semplicemente di uno scherzo, magari ben architettato, sicuramente dosato nell’utilizzo dell’ironia, ma in fin dei conti rischiosamente sterile. Invece, dalla metà del film in poi, si avverte uno scarto verso l’alto, inizia progressivamente a cambiare la prospettiva dalla quale osservare l’opera, si percepisce nettamente l’intenzione di allargare le vedute. Certo, permangono i lazzi e gli sghignazzi nei confronti della stupidità di chi non si accorge dell’inganno in cui è miseramente caduto, ma si aprono scenari decisamente interessanti: nel momento in cui l’infermiere inizia a rendersi conto dell’azione che ha compiuto e delle conseguenze che questa comporta, il film finisce per subire una lacerazione determinante. L’arte non è più solo lo specchio deformante nel quale osservare la meschina superficialità della nostra realtà, ma diventa la cartina di tornasole di un’esistenza sconfitta; Jorge Ramirez, millantato genio dell’arte contemporanea, non può più trovare una via d’uscita dal ruolo di cui è stato fregiato. Lo attende l’eterna menzogna, per ripararsi dalla quale non basta abbassare le serrande e rinchiudersi nell’anonimo appartamento in cui è stato alloggiato. Un finale a suo modo scioccante, per un’opera altezzosa ma capace di colpire nel segno con una crudeltà che non ha timore di mostrare la propria sofferenza. Nell’abulico concorso ufficiale del Festival di Roma, una sorpresa tutt’altro che prevista.

Info
Il trailer de L’artista.
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