Racconto di Natale

Racconto di Natale

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Racconto di Natale di Arnaud Desplechin, ovvero un gruppo di famiglia in un interno che apre squarci sulla memoria, le speranze disilluse, le invidie, i rancori mai sopiti. Un gioiello purissimo, in concorso a Cannes nel 2008.

Gruppo di famiglia in un inverno

La storia prende le mosse da un antefatto: una coppia con un amatissimo figlio ammalato e bisognoso di un trapianto di midollo osseo decide di mettere al mondo un terzo figlio, Henri, sperando che quest’ultimo sia compatibile per la donazione organica. Ma anche il nuovo nato si rivela incompatibile con il fratello il quale muore a soli 7 anni. Con la nascita del quarto figlio progressivamente il lutto per la perdita del primo figlio sembra essere rielaborata. Anni dopo la madre apprende di essere stata colpita dallo stesso male del figlio e va cercando un donatore tra i figli ormai divenuti adulti, tutti con storie personali elaborate. Il donatore potrebbe essere proprio Henri che però è stato allontanato dalla famiglia per volere della sorella Elizabeth, fa inaspettatamente ritorno per trascorrere il Natale in famiglia nella città di origine, Roubaix, dove dovrà decidere se mettersi a disposizione per un trapianto che potrebbe salvare (ma anche uccidere) la madre… [sinossi]

Chissà cosa penserebbe Arnaud Desplechin se lo si ponesse accanto alle liriche di un suo quasi omonimo, Arnaut Daniel (ma alcuni testi utilizzano proprio la dicitura Arnaud), che nel dodicesimo secolo ebbe a scrivere alcune delle più sconcertanti poesie dell’epoca, tra cui i celebri versi

Jeu sui Arnautz qu’amas l’aura
e chatz la lebre ab lo bou
e nadi contra suberna.

la cui traduzione suonerebbe: Io sono Arnaldo che raccoglie il vento/e col bue vado a caccia della lepre/e nuoto contro la marea montante. Anche il cinema di Desplechin, a nostro modesto avviso, potrebbe riconoscersi in queste oscure e divertite parole; ed è davvero un peccato che la maggior parte della sua opera non sia mai arrivata in Italia. Fatta eccezione, infatti, per le televisive sortite notturne di Comment je me suis disputé… (ma vie sexuelle) ed Esther Kahn, solo I re e la regina, passato al Festival di Venezia nel 2004, ha trovato una – seppur miserabile – distribuzione in sala.

Il pubblico italiano rischia dunque di affrontare il monolitico Racconto di Natale completamente impreparato, e di cozzarvi contro senza comprenderne il reale valore. Sia chiaro, con questo non vogliamo perorare la causa di Desplechin come autore criptico, dalle intenzioni a tratti quasi inintelleggibili: Racconto di Natale è un fluviale percorso corale, accorato e gentilmente doloroso, che può tranquillamente essere letto in superficie come ennesimo esempio di quella tradizione della commedia chiacchierona e ultra-parlata (bavarde, direbbero oltralpe) che ha visto spesso e volentieri la Francia in prima linea. Come invece avrete già capito Desplechin ha davvero poco a che spartire con i vari Cédric Klapisch, Agnès Jaoui, François Favrat, Christophe Blanc, Yvan Attal, Danièle Thompson, Pascal Aubier, Noémie Lvovsky, Coline Serreau e tutti gli altri figli, figliocci e fratellastri dell’Alain Resnais più corale (quello di Parole, parole, parole e Cuori); e questo non perché l’autore di Racconto di Natale rifugga un simile accostamento, ma perché nella sua indole c’è qualcosa di più di tutto questo, qualcosa che ne devia il percorso e ne sradica la base di partenza.  Il cinema di Desplechin è un organismo al cui interno si agitano concetti tra loro apparentemente impossibili da amalgamare: si è detto poc’anzi della derivazione prettamente francese (per struttura, per ambizioni, per milieu culturale) di un’opera quale Racconto di Natale, ma allo stesso tempo non sarebbe errato tirar fuori dal cilindro rimandi al cinema classico statunitense, soprattutto nell’uso tagliente dei dialoghi che in alcuni istanti fa intravvedere ectoplasmi di Joseph L. Mankiewicz e George Cukor. Così come non sarebbe assolutamente fuori contesto avvicinare la poetica di Desplechin a quella di Michelangelo Antonioni o Werner Herzog. Come pochi autori a lui coevi, Arnaud Desplechin è riuscito a creare, con il suo utilizzo misurato di una messa in scena che non ha mai paura altresì di apparire debordante, un vero e proprio archetipo cinematografico; il suo è un cinema che sembra cercare nella materialità eterea della pellicola una forma universale, eterna e indissolubile eppure allo stesso tempo concreta, marcia, imperfetta. Forse l’autore al quale sarebbe davvero necessario rapportare la sua estetica è il compatriota Olivier Assayas (e su queste pagine abbiamo già avuto modo di parlare delle sorprendenti similitudini tra L’Heure d’été, ultimo capolavoro di Assayas, e il documentario L’Aimée, nel quale Desplechin tracciava un doloroso e dolcissimo percorso mnemonico nelle radici del proprio nucleo familiare).

Dolore, dolcezza e famiglia: i tre termini che identificano con forza anche quest’ultimo Racconto di Natale, passato in concorso all’ultimo Festival de Cannes senza che la giuria se ne accorgesse, almeno all’apparenza. Una dimenticanza criminosa, a nostro avviso, e spiegabile solo con un’epidemia di cataratte: perché, ed è questo che continua a stupirci a distanza di mesi dalla prima visione, Desplechin ha raggiunto una purezza di sguardo e una semplicità di approccio narrativo che nessuno avrebbe mai potuto immaginare. Racconto di Natale è, a suo modo, un film profondamente basico, eppure non può non essere elogiato come severo sterminatore di tutte le banali ovvietà che solitamente vengono utilizzate per cercare di intrufolarsi nelle dinamiche famigliari; dinamiche che Desplechin sconvolge in ogni modo possibile e immaginabile. E questo ben al di là della semplice messa in scena di un nucleo affettivo allo sbando, eccentrico oltre ogni dire: queste semmai sono le ovvietà alle quali neanche il cineasta francese riesce a rinunciare, costringendosi a renderle parti integranti (se non propriamente ruote motrici) dell’ingranaggio che ha messo in moto.
C’è una vena eversiva, imprevedbile e buffonesca, che attraversa Racconto di Natale, ma il film raggiunge le vette del sublime proprio quando riesce a normalizzare queste componenti; perché Racconto di Natale è, prima di ogni cosa, una ricognizione necessaria e straziante nelle miserabili convenzioni familiari.

Straordinaria commedia dell’assurdo e del patetico, quella che si agita attorno alla figura della madre di famiglia Junon (bravissima Catherine Deneuve, in una delle sue migliori interpretazioni) che ha necessità di ricevere un trapianto di midollo e cerca compatibilità nello stuolo di parenti – marito, figli, nipoti ecc.ecc. – che la circonderanno per le festività natalizie, Racconto di Natale è un’elegia instabile e coraggiosamente sbalestrata della vita. Una vita che non può trovare probabilmente rimedia alle bassezze, alle piccole crudeltà, alle follie (straordinaria la sequenza in cui Mathieu Amalric, attore feticcio di Desplechin, nonché una delle figure chiave del cinema francese degli ultimi quindici anni, viene lasciato ubriaco sul letto e ridestatosi, decide di prendere un po’ d’aria uscendo dalla finestra al secondo piano della casa e calandosi a terra), ai tradimenti e agli innamoramenti, ma che Desplechin fa vivere ai suoi personaggi con una furia e un’ansia salutari. Orchestrando un vero e proprio parterre de roi di attori (a parte Deneuve e Amalric, nel cast figurano Melvil Poupaud, Emmanuelle Devos, Chiara Mastroianni, Jean-Paul Roussillon, il giovanissimo Emile Berling), Desplechin porta a termine una delle sue opere più ambiziose e riuscite, un capolavoro che il pubblico italiano non dovrebbe compiere il crimine di abbandonare al suo destino – in una settimana di grazia per il cinema francese sui nostri schermi, vista anche la sortita dell’ottimo Stella di Sylvie Verheyde. Perchè, al di là del mero valore artistico che gli riconosciamo, Racconto di Natale è un film di un’importanza capitale: dimostra, qualora ce ne fosse ancora bisogno, come il suo autore sia uno dei registi più “liberi” in circolazione.
Forse le parole dell’oramai dimenticato Arnaut Daniel, in fin dei conti, possono ancora essere considerate attuali.

Info
Il trailer originale di Racconto di Natale.
La scheda di Racconto di Natale sul sito di Cannes.
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