Prince of Broadway

Prince of Broadway

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Se la sinossi può apparire piuttosto normalizzata nei suoi snodi narrativi, pur ammirando la scelta di evitare qualsiasi giudizio morale nei confronti dei personaggi (mostrati anzi con un calore umano e una schiettezza che non è così semplice reperire nella prassi cinematografica), è la messa in scena a innalzare Prince of Broadway da semplice pamphlet anti-pregiudizi a vero e proprio gioiellino. Presentato al Torino Film Festival 2008.

Venditore per forza, padre per professione

Se c’è una problematica sociale sulla quale il cinema statunitense ha spesso e volentieri glissato, quella è senza dubbio la clandestinità; nel suo volersi gloriare con la qualifica di patria in grado di dare a ognuno, anche al più reietto dei reietti, un’opportunità di redenzione e rinascita, l’americano medio difficilmente ama vedersi rinfacciare i dati sugli ingressi clandestini e i discutibili decreti istituiti per combattere questa piaga (ovviamente non ci permettiamo noi di dar lezione sull’argomento, visto che da più parti in Italia si è arrivati addirittura a considerare l’infame legge Bossi-Fini troppo permissiva).
A volte si ha avuto il coraggio di aprire gli occhi sul confine tra Messico e Stati Uniti – dove un muro è stato innalzato, proprio nella terra che sbandiera ai quattro venti di aver fatto crollare quello di Berlino – come nell’ottimo Fast Food Nation di Richard Linklater, ma si tratta comunque di eccezioni. Anche per questo motivo abbiamo avuto modo di apprezzare particolarmente Prince of Broadway, opera terza del trentasettenne Sean Baker – il cui esordio, Four Letter Words, ci era sembrato interessante anche se non perfettamente compiuto – che mette in scena nel sottobosco illegale nel fulcro di New York, Manhattan, una storia d’amore filiale tra un venditore ghanese di merce contraffatta e un bambino mulatto affidatogli da una sua ex fiamma portoricana con le fatidiche parole “sei suo padre, prenditi le tue responsabilità”. Pur senza essere affatto convinto della veridicità delle parole della ragazza, Lucky (questo il nome del giovane) non può portare il bambino alla polizia, vista la sua posizione di clandestinità; inizia dunque un percorso di conoscenza e maturazione, che ben presto si tramuta in affetto.

Se la sinossi può apparire piuttosto normalizzata nei suoi snodi narrativi, pur ammirando la scelta di evitare qualsiasi giudizio morale nei confronti dei personaggi (mostrati anzi con un calore umano e una schiettezza che non è così semplice reperire nella prassi cinematografica), è la messa in scena a innalzare Prince of Broadway da semplice pamphlet anti-pregiudizi a vero e proprio gioiellino. Consapevole delle difficoltà che avrebbe affrontato nel lavorare con un gruppo di attori in gran parte non professionisti, Baker ha scelto di lasciare che questi improvvisassero su un canovaccio scritto da lui e Darren Dean: ciò che ne deriva è un film rapsodico, sporco e fieramente underground, con la videocamera che si appiccica letteralmente ai suoi protagonisti, tutti straordinari (anche se una menzione speciale la merita Prince Adu nella parte di Lucky: una scoperta che non vorremmo si tramutasse in meteora), riuscendo a cogliere con precisione la verità alle spalle di ciò che sta mostrando. In questo senso possiamo trovare delle scene esemplari: il tentativo di Lucky di dormire mentre il bambino lo colpisce ripetutamente in testa con la mano, l’accenno di rissa con il suo amico che accusa di averlo ingannato rubandogli le scarpe che aveva comprato per rivenderle, lo struggente dialogo tra Linda e la madre riguardo la sorte del piccolo Eduartito/Prince. In un mondo produttivo come quello a stelle e strisce in cui è sempre più difficile riuscire a imbattersi in un regista realmente “indipendente”, Sean Baker rappresenta l’eccezione che conferma la regola: si fa produrre il film dal suo cosceneggiatore e si occupa in prima persona di regia, fotografia e montaggio, riuscendo a condurre in porto un film esagitato e tenerissimo, disperso come lo sguardo clandestino di Lucky, e innamorato della propria libertà come quel finale che ti apre letteralmente il cuore.

Info
La scheda di Prince of Broadway sul sito del Torino Film Festival.
Il trailer di Prince of Broadway.

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