Sul lago Tahoe

Sul lago Tahoe

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Eimbcke costruisce la sua pellicola quasi esclusivamente con piani fissi, limitando al minimo i movimenti di macchina e ricorrendo a prolungati stacchi neri per sottolineare le ellissi temporali. Una messa in scena molto accurata, funzionale ai blandi ritmi della periferia di Puerto Progresso e al taglio minimalista. Sul lago Tahoe si tramuta lentamente in un dramma familiare, senza smarrire lo sguardo fresco e ispirato delle sequenze iniziali e, soprattutto, senza eccessivi patetismi.

La ricerca della felicità

Juan, sedici anni, va via da casa perché ne ha abbastanza della sua famiglia, ma la sua fuga finisce ai margini della città: si schianta su un palo della luce, chiama casa, ma capisce subito che è meglio cercare qualcun altro, così conosce un’umanità varia e caotica ed in un solo giorno capisce che ci sono cose inevitabili e inspiegabili… [sinossi]

Due rapidissime considerazioni sul cinema messicano. La prima, scontata, è sulla solidissima e lunga tradizione di questa cinematografia, brillante anche negli ultimi anni: oltre ai nomi di grido sbarcati a Hollywood (Del Toro, Iñárritu, Arriaga e via discorrendo), molti sono i giovani registi di sicuro avvenire. La seconda è sul numero di film che riescono ad arrivare nelle nostre sale: si potrebbe fare di meglio. E questo vale per molte (tante, troppe) cinematografie.
Arriverà nel Belpaese, dopo il passaggio a Berlino 2008 e al Festival di Torino 2008, l’interessante Sul lago Tahoe (Lake Tahoe) del giovane regista Fernando Eimbcke. Una buona notizia, soprattutto per quella parte di pubblico – magari non numeroso, ma molto fedele alle sale cinematografiche – che vuole confrontarsi con prodotti e stili registici e narrativi diversi.

Al secondo lungometraggio dopo l’apprezzato Temporada de patos (2004, selezionato per la 43. Settimana della critica di Cannes), Eimbcke riesce a raccontare con toni leggiadri l’elaborazione di un lutto (tema ricorrente al Festival di Torino: ci vengono in mente, già nei primissimi giorni di programmazione, Non-dit della belga Fien Troch, Helen di Joe Lawlor e Christine Mollowy e Bitter & Twisted dell’australiano Christopher Weekes), pedinando la bizzarra giornata di un ragazzino alla ricerca di un pezzo di ricambio per la sua macchina. Sul lago Tahoe infatti non svela subito i suoi obiettivi, ma si presenta almeno inizialmente con toni da commedia e con una struttura frammentaria, quasi episodica. Il sedicenne Juan (Diego Cataño) troverà nell’anziano meccanico Don Heber (Hector Herrera), burbero ma buono, nella ragazza madre Lucia (Daniela Valentine) e nel giovane David (Juan Carlos Lara), meccanico appassionato di arti marziali, una sorta di nuova famiglia, di appoggio psicologico per affrontare e superare il dolore del lutto, dopo la fuga dall’insopportabile disperazione che attanaglia la sua casa. Una sceneggiatura ben scritta e dichiaratamente autobiografica: “pochi mesi dopo la morte di mio padre ho distrutto l’unica macchina che avevamo in famiglia. Mia madre sosteneva che si fosse trattato di un semplice incidente ma io non ero d’accordo. Sul lago Tahoe è il tentativo di comprendere le ragioni che mi hanno spinto a commettere un tale gesto, al tempo stesso assurdo e profondamente umano”.

Eimbcke costruisce la sua pellicola quasi esclusivamente con piani fissi, limitando al minimo i movimenti di macchina (ad esempio l’elegante carrello laterale che segue il lento incedere di Juan per le deserte strade della periferia) e ricorrendo a prolungati stacchi neri per sottolineare le ellissi temporali. Una messa in scena molto accurata, funzionale ai blandi ritmi della periferia di Puerto Progresso e al taglio minimalista. Sul lago Tahoe si tramuta lentamente in un dramma familiare, senza smarrire lo sguardo fresco e ispirato delle sequenze iniziali e, soprattutto, senza eccessivi patetismi. Il grande merito di Eimbcke, solo in parte facilitato dalla componente autobiografica, è di aver saputo trasporre sullo schermo lo struggimento interiore di un timido e riservato ragazzino, costretto a crescere troppo in fretta, e di aver tratteggiato con cura anche gli altri personaggi: il vecchio Don, così amorevole da saper rinunciare al suo inseparabile cane, il vitale David, fan sfegatato di Bruce Lee e dei monaci shaolin e capace di diventare subito un amico sincero, e Lucia, troppo piccola per avere già un figlio e delle scarpe così grandi.

Info
Sul lago Tahoe sul sito del TFF.
Il trailer italiano di Sul lago Tahoe.
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