Bitter & Twisted

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Dopo un incipit scioccante, Weekes cambia registro, costruendo un film in cui il dolore è trattenuto, soffocato, rimosso in apparenza ma ben presente nei comportamenti dei due genitori, del fratello minore e della ex-ragazza. A funzionare maggiormente è il personaggio del padre, omone oversize che silenziosamente divora tutto quello che gli capita a tiro, tentando di affogare nel cibo la disperazione di un ricordo straziante e prigioniero di una vita in cui non riesce più a trovare stimoli. Bitter & Twisted è stato presentato al Torino Film Festival 2008.

Sorridi, il mondo non è poi così brutto

Nel soggiorno di una casa di periferia, Liam Lombard sta morendo e la sua famiglia non può che assistere impotente. È successo tutto improvvisamente, senza preavviso e senza il tempo di dirsi addio. Tre anni dopo, le vite delle quattro persone che lo hanno amato di più sono cambiate per sempre. Il padre Jordan è schiavo di una spirale depressiva che lo porta a mangiare compulsivamente, mentre la madre Penelope scopre di essere in menopausa. Ben, il figlio sopravvissuto, è indeciso sulla propria sessualità, ma è attratto da Indigo, l’ex ragazza del fratello scomparso, che non è più la stessa dopo la morte di Liam… [sinossi]

Dopo aver realizzato alcuni corti (The Chance, Beautiful Lily, George Lucas & I) e aver partecipato come artista visivo e designer a varie produzioni cinematografiche, Christopher Weekes esordisce al lungometraggio appena ventiquattrenne con un film quantomeno interessante, ben girato e dalle ambizioni autoriali. Pur non brillando per originalità, Bitter & Twisted mette in scena – una buona messa in scena – una famiglia che dopo tre anni ruota ancora attorno a un grave lutto, l’inaspettata morte del primogenito Liam: argomento ricorrente, soprattutto in questa ottima edizione del Torino Film Festival, ma vivacizzato da una galleria di personaggi intriganti e ben delineati. Merito di una sceneggiatura attenta, firmata dallo stesso Weekes, e di un cast scelto con estrema cura. Un film dal respiro indie (minimalista, personaggi sui generis e via discorrendo) che guarda al microcosmo familiare senza dimenticare il contesto ambientale. Weekes tratteggia una periferia australiana benestante, ordinata, immersa nel verde ma solo apparentemente costruita a misura d’uomo. La famiglia Lombard vive infatti il proprio prolungato dolore in una sorta di dimensione altra, sospesa nel tempo e nello spazio: non vi è contatto o intervento esterno, poiché regna la solitudine.

Dopo un incipit scioccante (la morte di Liam, con la macchina da presa che si avvicina lentamente al volto del ragazzo fino ad un primissimo piano), Weekes cambia registro costruendo un film in cui il dolore è trattenuto, soffocato, rimosso in apparenza ma ben presente nei comportamenti dei due genitori, del fratello minore e della ex-ragazza. A funzionare maggiormente è il personaggio del padre (Steve Rodgers), omone oversize che silenziosamente divora tutto quello che gli capita a tiro, tentando di affogare nel cibo la disperazione di un ricordo straziante e prigioniero di una vita in cui non riesce più a trovare stimoli. Weekes, che si è ritagliato pure il ruolo del giovane e sessualmente confuso Benjamin, dimostra personalità e chiarezza d’intenti, affrontando un tema difficile e abusato con lucidità. Un esordio promettente, sorretto dalle performance attoriali, da buone qualità registiche e dall’ottima colonna sonora. Su tutte, Life is a Game e In My Time of Sorrow.

Info
Il trailer originale di Bitter & Twisted.
La scheda di Bitter & Twisted sul sito del TFF.
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