Madagascar 2 – Via dall’isola

Madagascar 2 – Via dall’isola

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Madagascar 2 fallisce, a nostro modo di vedere, da qualsiasi punto di vista lo si voglia prendere: per i bambini è divertimento ben povero, costretti come sono a inseguire una serie di digressioni spudoratamente appiccicate per attirare il pubblico adulto; d’altro canto. per gli adulti la partita si gioca a carte troppo scoperte per non risultare, dopo poco, stanco e ripetitivo. Un prodotto creato a uso e consumo di uno spettatore medio privo di memoria e addomesticato a visioni mai vagamente stratificate.

Il leone s’è addormentato, ridere più non fa

Alex è naufragato già da un anno in Madagascar. I pinguini, che avevano dirottato la nave dove stavano a bordo gli amici di Central Park, hanno riparato l’aereo precipitato in cima al baobab dei lemuri. Assieme ai pinguini e ai quattro protagonisti, partono anche il re dei lemuri Julien, il suo consigliere Maurice, le scimmie Phil e Mason e il piccolo Mortino. Dopo qualche ora di volo però l’aereo cade… [sinossi]

Tra i vari mastodonti cinematografici statunitensi che si danno battaglia, negli ultimi anni, per accaparrarsi il primato sul cinema d’animazione, la Dreamworks è probabilmente l’unica, da un punto di vista strettamente commerciale, a riuscire a mettere il sale sulla coda alla Pixar; titoli come Shrek, Z la formica e Kung Fu Panda sono state vere e proprie dimostrazioni di forza della major, ai botteghini. Il panorama muta decisamente faccia se la questione viene affrontata però mettendo a fuoco esclusivamente l’aspetto artistico: di fronte alla Pixar, in grado di garantire una media qualitativa altissima (ultima dimostrazione il leggiadro e poetico Wall-E) la produzione della Dreamworks passa decisamente in secondo piano. Tralasciando in questa sede il lavoro produttivo sull’animazione tradizionale (che comunque non ha certo portato chissà quale risultato, se è vero che la punta di diamante resta a tutt’oggi l’anodino Spirit), e soprattutto sorpassedendo sulle collaborazioni con la mitica Aardman Animation approntate per Galline in fuga e Wallace & Gromit – La maledizione del coniglio mannaro, operazioni nelle quali la Dreamworks non ha inciso più di tanto, ci soffermeremo invece sul lungo elenco di opere girate in Computer Grafica: a parte il primo Shrek e il già citato Kung Fu Panda il resto dei titoli è un vero e proprio pianto greco. C’è da salvare qualcosa nel secondo capitolo delle avventure dell’orco – per l’esattezza, il gatto con gli stivali -, prima di piombare nel più classico dei buchi neri, dal quale non riusciamo a ritrovar la luce neanche dopo la visione di Madagascar 2.

Già il primo episodio incentrato sulle disavventure africane dei quattro animali abituati agli ozii e ai vizi dello zoo di New York ci era apparso stanco, privo di idee, scritto con una certa faciloneria, e non è dunque stata una sorpresa ritrovare i medesimi difetti anche in questa nuova kermesse eroica che per l’occasione vede il leone, la zebra, l’ippopotama e il giraffo approdare nella savana. Il problema, a conti fatti, risiede nella struttura stessa di Madagascar: l’idea di partenza non può permettersi di reggere sulla lunga distanza, e i creatori non dimostrano, almeno per ora, di avere la creatività necessaria per riuscire a condurre per mano lo spettatore in una girandola di trovate in grado di spostare l’attenzione dai clamorosi buchi narrativi. Riconosciamo a Eric Darnell e Tom McGrath di aver trovato, nel gruppo di pinguini, la parte più interessante dell’intera pellicola (il discorso vale per entrambi gli episodi), ma non basta di certo: e quando Madagascar 2 si apre con l’oramai insopportabile tormentone I Like to Move It il sospetto di essere anche stati presi per i fondelli si fa largo nella mente. Se da un punto di vista sinottico il film procede con una linearità e una prevedibilità senza scarti – e ci chiediamo che necessità ci fosse di costruire un numero così elevato di sottotrame, alcune delle quali appaiono veramente pretestuose -, visivamente siamo di fronte all’ennesima dimostrazione di quanto sia difficile maneggiare la computer grafica: i movimenti degli umani sono a dir poco goffi, l’utilizzo dei fondali appare piuttosto sciatto, e via discorrendo. Per non parlare poi dei vari riempitivi creati per riuscire a dare maggior corpo a una vicenda destinata altrimenti a esaurirsi in pochissime battute: su tutti regna il personaggio di un’insopportabile vecchia, sulla cui coriacea scorza da newyorchese il team di sceneggiatori ha pensato bene di costruire un numero spropositato di gag, destinate irrimediabilmente a cadere nel vuoto.

Madagascar 2 fallisce, a nostro modo di vedere, da qualsiasi punto di vista lo si voglia prendere: per i bambini è divertimento ben povero, costretti come sono a inseguire una serie di digressioni spudoratamente appiccicate per attirare il pubblico adulto; d’altro canto. per gli adulti la partita si gioca a carte troppo scoperte per non risultare, dopo poco, stanco e ripetitivo. Un prodotto creato a uso e consumo di uno spettatore medio privo di memoria e addomesticato a visioni mai vagamente stratificate. Perché, come nel caso di Shrek, temiamo fortemente di doverci aspettare un capitolo tre, e poi un quattro, e poi…

Info
Il trailer di Madagascar 2.

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