Ember – Il mistero della città di luce

Ember – Il mistero della città di luce

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In bilico tra science fiction e fantasy, Ember – Il mistero della città di luce è un godibile lungometraggio chiaramente calibrato su un pubblico giovane, gradevole anche per spettatori più smaliziati. Tra le note liete del film, la scenografia della città di Ember, il talento rassicurante di Saoirse Ronan e la presenza di Martin Landau.

Corri veloce piccola Mayfleet

Per generazioni, la popolazione della Città di Ember ha prosperato nel sottosuolo, in un mondo incredibile fatto di luci scintillanti. La città è stata costruita come rifugio per gli esseri umani ed è alimentata da un enorme generatore, ideato per avere un’autonomia di soli 200 anni. Ora Ember sta cadendo preda dell’oscurità, il generatore si sta deteriorando, e le sue luci abbaglianti iniziano già ad affievolirsi… [sinossi]

In bilico tra science fiction e fantasy, Ember – Il mistero della città di luce è un godibile lungometraggio chiaramente diretto a un pubblico giovane, ma gradevole anche per spettatori più smaliziati. A parte qualche snodo narrativo piuttosto ingenuo o palesemente forzato e una computer grafica a tratti traballante, il film di Gil Kenan, alla seconda regia dopo il discreto 3D Monster House (2006), ha il merito di rinverdire quel cinema under quattordici che mescolava con sapienza sense of wonder e avventura. Ember riconduce a piccoli classici come I Goonies e Piramide di paura, intramontabili cult adolescenziali. Nella pellicola di Kenan, a volerle cercare, si trovano facilmente tracce di molto cinema precedente, ma è interessante soprattutto la stretta parentela narrativa con La fuga di Logan, probabilmente l’ultimo titolo significativo di quel fiorente periodo della fantascienza socio-politica e/o distopica che imperversava durante gli anni Settanta [1].
Senza pretendere una particolare profondità di sguardo, il film di Kenan mette sul piatto alcune suggestioni politiche di quel fiorente e stimolante periodo, adattandole al proprio giovane pubblico: Ember, racconto dagli evidenti ma non fastidiosi intenti didascalici, offre momenti più che interessanti (l’assegnazione del lavoro, ad esempio) e, nel complesso, può stimolare il giovane pubblico ad avere uno sguardo più critico e analitico nei confronti della società e dei suoi meccanismi, spesso perversi.

Un’altra nota lieta del film è la scenografia, la meravigliosa città di Ember, protagonista quanto la scattante Lina Mayfleet. Un’ottima ricostruzione, partendo dalle pagine del romanzo di Jeanne DuPrau, ben supportata dalla fotografia e dalla macchina da presa in perenne movimento, tra dolly e carrelli che scoprono nuovi vicoli e bizzarre strutture architettoniche. Un merito da spartire tra il giovane regista, il direttore della fotografia Xavier Perez Grobet e lo scenografo Martin Laing. Dal punto di vista produttivo, in effetti, Ember – Il mistero della città di luce rappresenta un notevole investimento di mezzi e talenti: è sufficiente uno sguardo al cast per intuire le ambizioni del progetto. A parte la presenza di Martin Landau, che accogliamo come il più gradito dei regali, non passano indubbiamente inosservati Bill Murray, nelle insolite vesti di un personaggio irrimediabilmente negativo, e Tim Robbins, oramai perfettamente a proprio agio in questo tipo di produzioni. Ottimi i due giovani protagonisti: su Saoirse Ronan non abbiamo difficoltà a sbilanciarci e a sostenere che sarà, tra pochi anni, una delle grandi protagoniste del cinema mondiale – guardare Lina/Saoirse mentre corre lontana dai vari pericoli ha inevitabilmente un retrogusto amaro per coloro che hanno letto il bellissimo e alquanto doloroso romanzo Amabili resti di Alice Sebold e che attendono con ansia la trasposizione cinematografica di Peter Jackson.
Cast di lusso, notevole scenografia (a cui aggiungiamo tutti i bizzarri meccanismi), ritmo elevato, sottolineato da una colonna sonora incessante (anche troppo invadente, a dire la verità), una storia gradevole e qualche ingenuità: nella sfida natalizia con il pompatissimo Madagascar 2, almeno dal punto di vista qualitativo, abbiamo il nostro favorito.

Note
1. Pensiamo ai vari Rollerball, Zardoz, 1975 – Occhi bianchi sul pianeta Terra e via discorrendo.
Info
Il trailer originale di Ember – Il mistero della città di luce.
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