Valzer con Bashir

Valzer con Bashir

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Passato in concorso al Festival di Cannes 2008, Valzer con Bashir è uno stupefacente e riuscito connubio tra animazione e documentario, che rilegge la tragedia del massacro di Sabra e Chatila.

Il dis(d)egno animato

Una sera, in un bar, un vecchio amico racconta al regista Ari Folman un incubo ricorrente nel quale 26 cani feroci lo inseguono. Lo stesso numero di animali, ogni notte. I due giungono alla conclusione che c’è un legame tra l’incubo e la loro missione nelle file dell’esercito israeliano durante la prima guerra del Libano, all’inizio degli anni ‘80. Ari si sorprende a scoprire di non ricordare niente di quel periodo della sua vita. Decide allora di incontrare e intervistare vecchi amici e compagni d’armi in giro per il mondo. Ha bisogno di scoprire la verità su quel periodo e su se stesso… [sinossi]

Avete presente quella fanfaluca che va in giro oramai da anni, dichiarando con malcelata prosopopea che “il cinema è morto”? Ebbene, qualora in modo più o meno recondito facciate parte dei sostenitori di questa affermazione apodittica, il nostro consiglio è quello di sfruttare la settimana entrante per recarvi al cinema: avrete modo, difatti, di imbattervi in due film che vi faranno cambiare radicalmente idea al riguardo.
Il primo è Lasciami entrare: abbiamo già avuto modo di parlarvene lungamente, fin dalla sua proiezione fuori concorso al Torino Film Festival. Il secondo invece lo affrontiamo per la prima volta in questa occasione. Valzer con Bashir è l’opera terza di Ari Folman: a precederlo sono giunti nel 1996 l’ottimo Clara Hakedosha e nel 2001 il meno convincente – ma a suo modo sottostimato – Made in Israel. Il primo era un delicato e surreale racconto di formazione di una tredicenne, il secondo un pamphlet non privo di retorica sulla memoria delle violenze naziste (ma non solo). Nonostante la buona impressione che il cinema di Folman ci aveva lasciato, ammettiamo di essere rimasti sconvolti dalla visione di Valzer con Bashir: passato in concorso all’ultimo Festival de Cannes, dove è stato criminosamente dimenticato dalla giuria (stessa sorte toccata all’Arnaud Desplechin di Racconto di Natale), Valzer con Bashir è un pugno nello stomaco di una potenza e una precisione rare. Già l’idea di fondo è di per sé scioccante: portare alle estreme conseguenze un percorso di autoanalisi e di recupero della memoria, ripescando il proprio passato come militare culminato nella partecipazione all’infame massacro di Sabra e Chatila del settembre 1982, perpetrato dai libanesi maroniti contro i palestinesi, ma avallato di fatto dal governo israeliano. Un seduta di psicanalisi pubblica che diventa, di fatto, riflessione sulla contemporaneità: dopotutto Folman, intervenuto alla presentazione del film, non ha cercato in nessun modo di glissare sulla situazione attuale del conflitto, prendendo una netta posizione contro le azioni del governo israeliano nei confronti della popolazione civile di Gaza.

Valzer con Bashir dimostra dunque fin dalla sua genesi di voler gestire un peso storico e politico non indifferente: il massacro di Sabra e Chatila è a tutt’oggi uno dei crimini più efferati, e troppo spesso dimenticati, degli ultimi cinquant’anni. Ma Folman non ha intenzione di fermarsi alla mera ricostruzione dei fatti: sarebbe a suo modo una scelta di comodo, la sensazione di togliersi un macigno di dosso – la memoria del proprio crimine personale che si somma a quella del crimine compiuto dalla propria patria – “accontentandosi” di fare pubblica ammenda. Dopo aver costruito un percorso a ritroso, grazie alla sua esperienza e alle dichiarazioni di suoi ex commilitoni, Folman prende di petto l’aspetto estetico di Valzer con Bashir e assesta il secondo montante, quello che avvicina sempre di più lo spettatore al K.O.
Valzer con Bashir è uno stupendo, terrificante documentario: lo abbiamo già detto, vedrete che torneremo ancora a ripeterlo. Ma è anche un film d’animazione. Un grande film d’animazione, qualora vi fosse venuto il dubbio. Poche volte la scelta di non girare un film in carne e ossa ci aveva colto così di sorpresa: a occhio e croce pensiamo di poter accostare all’opera di Folman solo il magnifico Waking Life di Richard Linklater. E non per una questione prettamente tecnica, sia chiaro: molti hanno confuso i due film – tre, se aggiungiamo anche A Scanner Darkly, l’ottima rilettura di Dick che Linklater ha diretto utilizzando la medesima procedura di Waking Life – ma è giusto precisare come Valzer con Bashir non sia stato portato a termine con il rotoscope (ovvero la creazione di un disegno animato sopra delle immagini precedentemente girate dal vero). Il materiale documentario che è servito a Folman per tracciare la linea narrativa guida non è stato poi utilizzato per ricalcarvi sopra l’animazione, ma è rimasto semplice spunto. L’animazione di Valzer con Bashir  è ricca di mutamenti e di cambi di prospettiva: si passa da un’animazione tradizionale a inserti in 3D – molto ben calibrati, c’è da dire – fino a curiose ma decisamente interessanti sperimentazioni in flash. Proprio lo scollamento, il punto di non ritorno, il coraggioso ibrido tra documentario e animazione – approcci cinematografici troppo spesso messi quasi in contrapposizione – è la molla che ci fa ritenere Valzer con Bashir un capolavoro, uno dei risultati più mirabili raggiunti dal cinema degli ultimi anni; quell’atmosfera sospesa, plumbea, già catacombale prima ancora della strage, è la dimostrazione di uno sguardo non allineato, puro, sincretico ed efficace, e capace di ragionare sul cinema e sulla Storia a 360°, privo di paletti precostituiti. Un viaggio agli inferi crudele e disadorno, disperato come le urla dei palestinesi intrappolati nei campi, fugace ed etereo come la memoria di Folman, freddo e inospitale come la fuoriuscita dall’acqua dei soldati, nudi eppure armati, (in)consapevoli corresponsabili di un genocidio per cui nessuno ha realmente pagato (Helie Hobeika, capo miliziano trovato responsabile dal tribunale internazionale dell’eccidio, è stato in seguito ministro e deputato; Ariel Sharon, che all’epoca era ministro della difesa israeliana, è stato Primo Ministro dal 2001 al 2006).

E quando oramai siamo già pronti a saltare in piedi per applaudire, Folman ci sorprende per l’ennesima volta, costringendoci a guardare le vere immagini di ciò che fu commesso tra il 16 e il 18 settembre del 1982: immagini sporche, traballanti e che ci danno il colpo di grazia. Non esiste via di fuga, neanche il cinema può permettersela: l’arte ha compiuto il suo compito (estetico e morale), ora tocca a noi. L’outing civile di Folman è terminato, inizia quello del pubblico.

Ps. Troviamo sorprendente, e a suo modo grottesca, la scelta della Film Commision israeliana di presentare ufficialmente all’Oscar Valzer con Bashir, vista la profonda critica a Israele che propone. I motivi ci sono oscuri, e siamo costretti a prendere per buone le parole di Folman (“sono stato un militare, quindi mi considerano comunque uno di loro”), che, come se non bastasse il film in sè, ci hanno agghiacciato.

Info
Il sito ufficiale di Valzer con Bashir.
Valzer con Bashir sul sito della Lucky Red.
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