Vuoti a rendere
di Jan Svěrák
I toni di Vuoti a rendere (Vratné lahve) di Jan Svěrák oscillano mirabilmente tra garbo, ironia e trasgressioni appena accennate, ponendo una luce malinconica sulle pur divertenti peripezie del protagonista. Tramite lui prende corpo un immaginario che ci svela parecchio della cultura ceca, dei suoi retaggi tradizionali e dell’incertezza odierna.
In “pivo” veritas
Josef, un insegnante di sessantacinque anni, non andando d’accordo con la scuola, si ritira. Ben presto, si stufa di stare a casa con la moglie e cerca lavoro, prima come corriere su due ruote e poi come responsabile del ritiro delle bottiglie vuote del supermercato. Pian piano il lavoro comincia a piacergli e Josef inizierà a intromettersi nelle vite dei clienti. [sinossi]
La verità nel nuovo film di Jan Svěrák ha diverse facce, tutte poi fanno rima con quei ritmi sonnacchiosi del vivere che si apprestano a scomparire, in una Praga la cui indolenza mitteleuropea deve ora fare i conti con l’arroganza dei tempi nuovi. Si delinea così una vivace commedia improntata al legittimo stupore del protagonista, un attempato insegnante che non sopporta più l’ignoranza e la mancanza di rispetto dei propri allievi; il disagio che Josef, questo il nome del battagliero professore, esibisce nei confronti del corrompersi di stili di vita consolidati, è però destinato ad avere ripercussioni immediate sul suo tran tran quotidiano. Il tipo (interpretato col consueto spessore umano da Zdenek Svěrák, padre del regista e grande uomo di teatro) non è uno che si arrende, abbandonata la cattedra in età prossima alla pensione si mette subito a caccia di improbabili lavori: esilaranti le sue imprese come pony express in bicicletta, alle prese col traffico della capitale ceca, o come addetto ai vuoti delle bottiglie nel supermercato del quartiere. Altrettanto tragicomici i tentativi di ripristinare certi equilibri nel proprio nucleo famigliare, con la figlia che non sa reagire alla separazione dal marito, mentre il buon Josef si affanna per trovarle un altro uomo e al contempo per salvare l’amicizia col genero. Allo stesso modo l’indomito professore, inizialmente poco sensibile alle richieste di attenzione dell’anziana moglie, sembra anteporle il miraggio di poco credibili avventure erotiche con spensierate donnine; per poi inventarsi un rocambolesco viaggio in mongolfiera allo scopo di riconquistarne l’affetto e la stima, ormai decisamente a rischio.
I toni di Vuoti a rendere (Vratné lahve) oscillano mirabilmente tra garbo, ironia e trasgressioni appena accennate, ponendo una luce malinconica sulle pur divertenti peripezie del protagonista. Tramite lui prende corpo un immaginario che ci svela parecchio della cultura ceca, dei suoi retaggi tradizionali e dell’incertezza odierna. La tendenza a sviluppare nei dialoghi un’aneddotica gustosa e densa rimanda a precedenti letterari illustri, da Hašek e Hrabal, con personaggi i cui incontri sono magari destinati a concludersi pacatamente di fronte a un boccale di birra. “Pivo”, quella stessa birra che da sempre a Praga aiuta a sciogliere la lingua e liberare la fantasia. Ma lo spettro di un “nuovo” che sembra contraddire la vocazione umanistica della città incombe ugualmente. Jan Svěrák, sempre bravo a evocare con semplicità immagini eloquenti, rappresentative, ricche, dà il giusto valore metaforico al momento in cui un freddo e asettico macchinario si appresta a sostituire il lavoro, affrontato in modo stralunato ma personale, di Josef e degli altri addetti allo stoccaggio delle bottiglie. In questo clima tendenzialmente nostalgico anche le fantasie erotiche del professore sono un antidoto all’irrigidirsi dei rapporti umani. Significativo, poi, che lo sciogliersi delle tensioni accumulate fino ad allora si accompagni in Vuoti a rendere alle riprese dall’alto di una campagna rigogliosa, rassicurante, della cui essenza la non più giovane coppia di protagonisti può riappropriarsi, insieme ai ricordi del tempo che fu, sporgendosi da una mongolfiera che è sinonimo anch’essa di una visione romantica, inequivocabilmente datata. Ci si ricorda allora che Jan Svěrák è regista che di tanto in tanto ama alzare lo sguardo verso le nuvole, un’inclinazione che lo ha anche portato a dirigere le evoluzioni dei piloti da caccia alleati nei cieli della Seconda Guerra Mondiale, in un film eccessivamente bistrattato come Dark Blue World. Ed è questa una connotazione ariosa che non manca mai alle sentite raffigurazioni cinematografiche di Praga che l’autore ci ha regalato, sia in Vuoti a rendere che nel precedente Kolya, film che gli valse l’Oscar. Entrambi interpretati con classe dal padre Zdenek, entrambi valevoli quale sensibile e sincera dichiarazione d’affetto per la cultura del proprio paese.
Info
Vuoti a rendere, un trailer.
- Genere: commedia
- Titolo originale: Vratné lahve
- Paese/Anno: Danimarca, GB, Repubblica Ceca | 2007
- Regia: Jan Svěrák
- Sceneggiatura: Zdeněk Svěrák
- Fotografia: Vladimír Smutný
- Montaggio: Alois Fisárek
- Interpreti: Daniela Kolářová, Jiří Macháček, Pavel Landovský, Tatiana Vilhelmová, Zdeněk Svěrák
- Colonna sonora: Onrej Soukop
- Produzione: Phoenix Film Investments, Portobello Pictures, TV Nova, U.F.O. Pictures
- Distribuzione: Fandango
- Durata: 100'
- Data di uscita: 16/01/2009


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