Operazione Valchiria

Operazione Valchiria

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Dopo Superman Returns, l’ex enfant prodige del cinema americano fa tuffo nel passato raccontando in Operazione Valchiria la vera storia del colonnello Claus von Stauffenberg, l’uomo che in più di un’occasione attentò alla vita di Adolf Hitler.

Occhio per occhio

Il colonnello Claus von Stauffenberg è un ufficiale leale che ama il suo paese e che ha continuato a servire nell’esercito, sempre con la speranza che qualcuno trovasse il modo per fermare Hitler prima che l’Europa e la Germania fossero distrutte. Nel 1943, mentre si sta riprendendo dalle ferite subite in combattimento, si unisce a un gruppo di uomini inseriti nei ranghi del potere che cospirano contro il tiranno. La loro strategia prevede di assassinare il dittatore e rovesciare il governo nazista… [sinossi]

Se si pensa alla filmografia di un regista come Bryan Singer è più che legittimo, da parte di chi la “Settima Arte” la vive da spettatore o da addetto ai lavori, porsi un quesito alquanto spinoso a proposito del suo futuro: che tipo di film dirigerà e quale storia porterà sul grande schermo dopo i fasti e il grande successo al box office dei suoi cine comics a base di mutanti e supereroi in calzamaglia? Cavalcare l’onda puntando su qualche blockbuster iper-tecnologico tutto effetti speciali e dollari fumanti o puntare su qualcosa di diverso, magari più “autoriale” e di maggiore spessore drammaturgico? Sicuramente non deve essere stato facile già all’epoca scegliere di trasporre le gesta cartacee dei protagonisti di X-Men, specialmente se si veniva da pellicole sofisticate e cervellotiche come Public Access (1993), I soliti sospetti (1995) e L’allievo (1998). Eppure la scommessa si è rivelata vincente, tanto da riuscire a realizzare pezzi da cineteca da tenere sempre presenti come pietre di paragone quando si tratta di cinema di matrice fumettistica e letteraria. La risposta al dilemma non ha tardato ad arrivare e dopo aver riportato sul pianeta Terra il celebre personaggio creato dalla coppia Jerry Siegel e Joe Shuster in Superman Returns, l’ex enfant prodige del cinema americano ha scelto di fare un autentico tuffo nel passato raccontando in Operazione Valchiria la vera storia del colonnello Claus von Stauffenberg, l’uomo che in più di un’occasione attentò alla vita di Adolf Hitler.

Si tratta di una pellicola che per caratteristiche narrative e strutturali si va a incastrare perfettamente tra le due tipologie di film firmati da Singer durante la sua carriera, il thriller psicologico e le atmosfere ansiogene da noir degli anni Novanta da una parte e dall’altra l’intrattenimento pirotecnico per grandi e piccini degli inizi del nuovo millennio, creandone di fatto una terza che riesce in qualche modo a mescolare le sopraccitate forme. Con Operazione Valchiria, Singer firma una nuova e personalissima riflessione sul Male e sulle sue forme cangianti, stavolta attaccandosi con le unghie e con i denti alla Storia quella vera, quella che possiamo trovare sui libri di scuola, anche se romanzata e spettacolarizzata dall’apparato filmico. Per farlo sceglie uno dei simboli per eccellenza del “mefistofelico” nella sua peggiore incarnazione, Adolf Hitler. Un Male che prova ad essere debellato dall’interno dalla sua nemesi, ossia il giovane colonnello Stauffenberg. Per una volta è un tedesco e non il resto del mondo a voler cancellare dalla faccia della Terra lui e tutto quello che ha creato. Singer torna a raccontare il nazismo, che nelle sue pellicole precedenti ha trovato spazio in diverse circostanze: vedi ad esempio L’allievo, che descrive il rapporto fra un ragazzo e un ex militare nazista che vive con una falsa identità, oppure il personaggio di Magneto in X-Men, scampato per miracolo dai campi di sterminio quando era ancora un bambino.

Per affrontare e provare a superare indenne l’ennesima prova si è fatto carico di tutti i rischi del caso potendo contare, non solo suo indubbio talento visivo, ma anche sulla presenza nel progetto di una serie di elementi chiave per lui molto importanti, se non addirittura imprescindibili che hanno fatto la sua fortuna: una buona sceneggiatura scritta dal fedelissimo Christopher McQuarrie capace di dare la possibilità a Singer di mettere in scena temi e stilemi a lui cari, carta bianca per quanto riguarda le scelte registiche e soprattutto un grande cast a disposizione. Elementi che in Operazione Valchiria non mancano tanto da decretarne la riuscita, anche se qualche punto debole fa sì che non lo sia completamente. Di fatto alcuni passaggi, soprattutto in una parte centrale purtroppo lacerata da digressioni evitabilissime, tempi morti e dialoghi un po’ troppo carichi, non hanno la stessa efficacia e scorrevolezza narrativa che si avverte nel primo atto e nell’epilogo, decisamente più asciutti e coinvolgenti. Il tutto è calato in un’atmosfera inquieta e minacciosa, affidata ad una scrittura lineare e raffreddata che mette in rapporto con sapienza personaggi e ambienti. La qualità e la forza restano comunque elevate, merito di un regista capace di mantenere sempre e costantemente lo spettatore sul chi va là grazie a una giusta dose di tensione e una bassa percentuale di prevedibilità. Meriti che vanno divisi anche con un cast di tutto rispetto, capitanato da un Tom Cruise convincente nel ruolo di Stauffenberg e di spalle di valore come Kenneth Branagh, Tom Wilkinson e Terence Stamp, bravi nel rendere più incisivi e veritieri personaggi e situazioni.

Info
Il trailer di Operazione Valchiria.
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