Future Film Festival 2009 – Bilancio

Future Film Festival 2009 – Bilancio

Il programma del Future Film Festival 2009 ha spaziato in lungo e in largo, ribadendo il ruolo di primaria importanza per quel che concerne quella branca del cinema solitamente ghettizzata che è l’animazione, anche in un’epoca difficile come quella che stiamo vivendo. Perché la bufera che si è abbattuta sul mondo della cultura italiana non ha ovviamente risparmiato neanche la kermesse bolognese.

Il Future Film Festival 2009, undicesima edizione, chiude i battenti dopo una settimana di proiezioni, incontri, passeggiate sotto i portici per cercare di proteggersi da pioggia e neve; insomma, il solito tran tran festivaliero. Nell’articolo di presentazione della kermesse felsinea, una decina di giorni fa, affermavano con malcelato ottimismo di avere l’impressione che la programmazione stilata da Giulietta Fara, Oscar Cosulich e il loro staff fosse la migliore – per completezza e qualità dell’offerta – proposta sotto le due torri dal 1999 a oggi. A bocce ferme possiamo confermare che se non si è trattato della migliore edizione in assoluto, per quel che concerne le opere selezionate, poco ci è mancato; un’asserzione che merita probabilmente di essere esplicata con maggior precisione.

Ammettiamo di aver trovato alcune delle traiettorie intraprese dal festival non completamente soddisfacenti: non ci riferiamo qui ai film che più ci hanno deluso, Mocland su tutti, ma semmai all’organizzazione dello strombazzato 3D Day – l’Odeon non è probabilmente la sala ideale per una tecnologia di questo tipo, e i dubbi che già avevamo sulla scelta di un film come Hanna Montana & Miley Cyrus: Best of Both Worlds Concert in Disney Digital 3D, a nostro avviso decisamente fuori contesto, hanno acquistato via via sempre più corpo – e a parte dell’omaggio dedicato a Nobuo Nakagawa (avevamo trovato decisamente più azzeccata l’ottima retrospettiva Storie di fantasmi giapponesi, ospitata sempre dal Future nel 2006). Ma, paradossalmente, sono proprio le scelte con le quali ci troviamo meno in sintonia a dimostrare lo stato di salute del festival: non si può infatti non applaudire la scelta di ragionare sul cinema d’animazione e sulle nuove tecnologie con uno sguardo capace di muoversi a trecentosessanta gradi nel panorama che lo circonda. Dai film d’animazione girati con tecnica classica a blockbuster che cercano di trovare nuove vie al 3D, dal divertissement splatter alla poetica di Ub Iwerks, grande maestro dell’animazione nonché sodale – per alcuni anni – di Walt Disney con cui inventò dal nulla il personaggio di Mickey Mouse (e il suo The Reluctant Dragon è stata una riproposizione a dir poco doverosa), fino ad arrivare alle mai dimenticate serie televisive, all’anteprima nazionale dell’attesissimo The Curious Case of Benjamin Button di David Fincher (da molti criticato, in noi ha lasciato un’impressione decisamente positiva) e a chissà quanto altro ancora.

Insomma, un programma che ha spaziato in lungo e in largo, ribadendo il suo ruolo di primaria importanza per quel che concerne quella branca del cinema solitamente ghettizzata che è l’animazione, anche in un’epoca difficile come quella che stiamo vivendo. Perché la bufera che si è abbattuta sul mondo della cultura italiana non ha ovviamente risparmiato neanche il Future Film Festival – e attendiamo con una certa ansia, sotto questo punto di vista, anche il prossimo Far East Film Festival di Udine, con la speranza che riesca a uscire indenne da uno degli anni più nefasti per la storia dei festival nel nostro paese – e gli effetti si sono potuti vedere soprattutto nella scelta delle location: delle tre sale opzionate solo la Lumiere ha risposto in pieno alle esigenze tecniche, e se sull’Odeon abbiamo già avuto modo di esprimerci, c’è da dire che neanche l’Europa (già utilizzata l’anno scorso) è parsa particolarmente convincente. Una macchia, questa, che ha ingiustamente intaccato una selezione altresì di altissimo livello: solo nel concorso si potevano contare infatti il pezzo da novanta Sword of the Stranger di Masahiro Ando – elegantissimo film di animazione in tecnica classica, dal ritmo fulminante e dalle scelte registiche decisamente illuminate –, l’ottima conferma di Tetsuya Nakashima dopo Kamikaze Girls e soprattutto Memories of Matsuko (e ci chiediamo come sia possibile che a ogni sua opera scenda, con sorprendente regolarità, una lacrima sulle nostre guance) con il dolce Paco and the Magical Book, il sempre impagabile Bill Plympton che con Idiots and Angels ci regala ancora una volta sprazzi di altissimo cinema, l’originale e intelligente Sita Sings the Blues di Nina Paley. Per non parlare del bel Martín Fierro, poema cavalleresco argentino che ha stregato sia noi sia la giuria, che gli ha assegnato il Premio Lancia come miglior film. Tutto questo mentre nelle altre sezioni si incrociavano il già citato Fincher, il delizioso SOS! Tokyo Metro Explorers di Shinji Takagi, e le “follie di mezzanotte” (lo sgangherato Eagle Talon, i due crazy movie Jack Brooks Monster Slayer e Tokyo Gore Police e il divertente Los campeones de la lucha libre).

Certo, qualcuno si lamenterà che nell’anno dei grandi maestri (Hayao Miyazaki, Mamoru Oshii, entrambi passati con i loro film a Venezia) il Future Film Festival 2009 abbia puntato su nomi meno eclatanti, ma sono polemiche che a nostro avviso lasciano il tempo che trovano. Ciò che invece ci fa piacere rimarcare è la pervicace volontà del festival di continuare a dire la sua in un campo che non ha mai trovato terreno realmente fertile in Italia, sballottolato a destra e a manca dai flutti della critica.
Solitamente si dice che chi ben comincia è a metà dell’opera; quale sia la metà del guado lo ignoriamo, ma l’impressione è che l’attraversamento del fiume sia davvero a buon punto.

Info
Il sito ufficiale del Future Film Festival 2009.

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