In the Electric Mist – L’occhio del ciclone

In the Electric Mist – L’occhio del ciclone

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Tavernier realizza il suo personale viaggio nel cinema americano, ma In the Electric Mist – con un al solito straordinario Tommy Lee Jones – non colpisce nel segno perché troppo appesantito da elementi narrativi e simbolici che il regista non riesce a gestire fino in fondo.

Viaggio nel cinema americano

Dave Robicheaux è un detective di New Iberia, Louisiana, che si trova improvvisamente ad indagare su due casi di cronaca apparentemente molto distanti, eppure accomunati da un sottile filo rosso. C’e’ infatti un serial killer che uccide principalmente giovani donne e mentre Dave indaga sul caso si imbatte in Elrod Sykes, una giovane star di Hollywood, che gli riferisce di aver visto un cadavere in una palude della zona. Questa scoperta fa tornare alla mente dell’ispettore un vecchio caso irrisolto, quello di un uomo di colore ucciso ma il cui cadavere non era mai stato ritrovato… [sinossi]

Erano anni che Bernard Tavernier andava cercando l’occasione per realizzare il suo vero viaggio nel cinema americano: forse la pellicola in cui lo aveva maggiormente sfiorato è stata Mississippi Blues, splendido documentario sulla musica del Sud degli Stati Uniti, ma batteva l’anno 1983. Da allora il regista di Lione ha attraversato molti generi, sempre strizzando più di un occhio al cinema americano, e con In the Electric Mist (in italiano In the Electric Mist – L’occhio del ciclone) riesce finalmente a realizzare la sua prima produzione in terra statunitense. Il suo film, però, sembra stanco, forse perché troppo denso di elementi per riuscire a portarne a termine tutti, o quantomeno la maggior parte.
Ambientato in una Louisiana ancora scossa dall’uragano Katrina – portandone ancora ben evidenti le profonde ferite che le ha lasciato – il film di Tavernier è in tutto e per tutto un poliziesco molto classico, condito da una voce off davvero troppo ingombrante, e una trama che rischia più di una volta di deragliare pericolosamente. In definitiva il regista sembra essersi perso proprio nei luoghi del suo film, rimanendone impantanato e non riuscendo a costruirci intorno una narrazione omogenea.

Ed è soprattutto nell’addizionare alla sua storia di partenza – tra l’altro assai interessante se sviluppata in altro modo – tutto un corollario di trovate narrative che reggono davvero poco, come i fantasmi della guerra di secessione che emergono qua e là nella pellicola che rimangono davvero un corpo estraneo per tutta la durata del film.
Certo, va detto che seppur pieno di imperfezioni il film ha comunque un certo fascino, figlio probabilmente della rilettura molto personale che il regista ha compiuto sul romanzo che sta alla base dello stesso (L’occhio del ciclone di James Lee Burke).
Da segnalare la prova, ottima come al solito, di Tommy Lee Jones che ormai sembra essersi legato al ruolo di “detective del passato”, visto che la parte che interpreta in In the Electric Mist – L’occhio del ciclone è pressapoco la stessa di Le tre sepolture e di Non è un paese per vecchi.

Info
Il trailer di In the Electric Mist – L’occhio del ciclone.
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