Painted Skin

Painted Skin

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Nella messa in scena come nella diegesi, Painted Skin ricicla malamente il wuxia e il melò più incancreniti d’oriente, addormentando i ritmi scatenati del primo con inopinate quanto robuste iniezioni del secondo; il tutto senza mai un guizzo di regia, una sorpresa in sceneggiatura. Presentato al Future Film Festival 2009.

Il frantoio testicolare

E l’hanno pure interrotto due volte, codesto malloppo indigeribile. Niente di serio, purtroppo. Tant’è che, problemi di proiezione a parte, me lo sono sciroppato tutto. Credetemi quando vi dico che non ne valeva proprio la pena. Tratto da un caposaldo della letteratura cinese, Storie fantastiche del padiglione dei divertimenti, una serie di novelle composta nel diciassettesimo secolo dal letterato Pu Songling, Painted Skin fa davvero un cattivo servizio al materiale (malamente) saccheggiato. È infatti una tiepida brodaglia composta dagli avanzi della cinematografia Hongkongese più trita, un (troppo) lungometraggio di cui non si sentiva affatto il bisogno.

Nella messa in scena come nella diegesi, Painted Skin ricicla malamente il wuxia e il melò più incancreniti d’oriente, addormentando i ritmi scatenati del primo con inopinate quanto robuste iniezioni del secondo; il tutto senza mai un guizzo di regia, una sorpresa in sceneggiatura. Mi sembra inutile continuare con quella che finirebbe per essere una sbrodolata di lamentazione, per cui sbrighiamo, magari in breve, la trama e, se poi, incuriositi da questa, voleste approcciare tale pietra miliare, fatti vostri: il generale Wang salva dalle grinfie di un volgare capobanda una splendida e misteriosa fanciulla, che pone sotto la sua ala protettiva, portandola perfino a vivere in casa sua, con sommo dispiacere della moglie. La giovane, però, non è l’orfanella che millanta, bensì uno spirito di volpe inguantato in una pelle umana, bisognosa, per prolungare la sua vita immortale e la durata del travestimento, di cuori  da divorare. Cuori di persone. Aiutata da un demone lucertola infatuatosi di lei, la volpina inizia a cibarsi anche in città, dove ben presto si sparge il terrore per i brutali assassinii. L’unica a sospettare della nuova venuta, la moglie di Wang, Pei-Rong, gelosa delle attenzioni che costei rivolge al marito. A complicare il tutto, in città ritorna il primo drudo di Pei-Rong, che le crede ed inizia la caccia al demone, aiutato dalla nipote del locale, nonché defunto per mano del lucertoloide, monaco taoista…

Detta così, sembrerebbe anche interessante, eh? Per cui, pensateci bene, quanto deve esserne loffia la realizzazione, per rendere tale intreccio noioso come il giocare a poker da soli, come fiches i fagioli perché sennò è troppo pericoloso? Ci siamo capiti, spero.

P.S. Come? Era pure in concorso, al Future Film Festival? Porco Giuda.
Per comprendere il valore dell’eutanasia, è sufficiente incappare in questi 118 minuti.
No, non puoi morire così! Questo colpo di scena c’era già nella Valle dei pini!
Info
Il trailer originale di Painted Skin.
La scheda di Painted Skin sul sito della Golden Sun Films Distribution.
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