Kill Daddy Good Night
di Michael Glawogger
Se dovessimo paragonare il film a quelli di altri autori potremmo dire tranquillamente che Kill Daddy Good Night ci ha ricordato sia il miglior Wenders – per l’essere riuscito a far coesistere magistralmente una struttura tradizionale a un intreccio giallo (e pensiamo soprattutto a L’amico americano) – sia il grottesco che cammina sempre sul filo della tragedia come nel cinema del rumeno Lucien Pintilie (e in particolare pensiamo al bellissimo Dupa-amiaza unui tortionar/The Afternoon of a Torturer). Presentato nella sezione Panorama della Berlinale 2009.
Le ceneri dell’Europa
La storia di tre famiglie diverse tra loro che vengono unite dal destino: una famiglia di ebrei distrutta dai nazisti in Lituania sopravvive solamente nel ricordo di un bambino che da grande si ostina a ricercare i colpevoli di quelle atrocità; la famiglia del principale sospettato che si trasferisce negli Stati Uniti e dove ritrova paradossalmente una sostanziale unità e coesione; la famiglia di Ratz, figlio di un Ministro nella Vienna contemporanea, trentacinquenne segretamente innamorato della sorella e spesso in fuga dal mondo che si ritroverà ad aiutare il criminale nazista, ormai vecchio e autoreclusosi da anni… [sinossi]
Ancora una volta il regista austriaco Michael Glawogger sorprende per l’ennesimo scarto compiuto nella propria carriera. Solo per rimanere alle ultime produzioni egli ha realizzato dapprima un documentario molto particolare (Workingman’s Death) seguendo in pratica alcuni lavoratori in giro nel mondo per riprenderne l’estrema fatica quotidiana per poi girare subito dopo un vero e proprio divertissment (Slumming, visto a Berlino nel 2006) assolutamente privo di alcuna emozione e pieno solo di noie e tare della ricca borghesia austriaca. Kill Daddy Good Night è invece un film molto maturo per le tematiche che affronta, e forse solo un po’ confuso nello svilupparle, e che sorprende spesso e volentieri per alcune virate verso l’assurdo (come quando fa irrompere il videogioco Kill Daddy nella narrazione). E se dovessimo paragonare il film a quelli di altri autori potremmo dire tranquillamente che Kill Daddy Good Night ci ha ricordato sia il miglior Wenders – per l’essere riuscito a far coesistere magistralmente una struttura tradizionale a un intreccio giallo (e pensiamo soprattutto a L’amico americano) – sia il grottesco che cammina sempre sul filo della tragedia come nel cinema del rumeno Lucien Pintilie (e in particolare pensiamo al bellissimo Dupa-amiaza unui tortionar/The Afternoon of a Torturer).
Glawogger porta in scena una storia straziante con un piglio irriverente assai marcato, abbandonandosi spesso a deviazioni poco consone a quello che si sta sviluppando nella narrazione: certo, questo suo saltabeccare alla lunga produce qualche caduta nel vuoto ma è pur sempre nell’ambito di una generale spinta propositiva per un cinema che affastelli storie e visioni le più disparate possibili. E la cosa che colpisce di più è proprio quel coraggio impudico nel mettere in scena i deliri tutti interni dell’Europa del Ventesimo secolo attraverso tre storie molto simboliche che indagano le ceneri su cui è impastato il nostro continente e dalle quali risulta praticamente impossibile fuggire. E questo emerge chiaramente nella parabola di Ratz, ovvero quello che fa un po’ da trait d’union alle varie storie del film, nella sua lotta spasmodica contro il mondo, contro le sue ipocrisie e i suoi fantasmi e dalla quale non può che uscire sconfitto. Come se nella sua vita fossero concentrate tutte le idiosincrasie di un secolo intero e di un continente intero…
Info
La scheda di Kill Daddy Good Night sul sito della Berlinale.
- Genere: drammatico
- Titolo originale: Das Vaterspiel
- Paese/Anno: Austria, Francia, Germania, Irlanda | 2009
- Regia: Michael Glawogger
- Sceneggiatura: Michael Glawogger
- Fotografia: Attila Boa
- Montaggio: Vessela Martschewski
- Interpreti: Antonia Jung, Birgit Schwarz, Christian Tramitz, Christopher McCann, Franziska Weiss, Helmut Köpping, Iljana Traila, Itzhak Finzi, Jeremy Strong, Josef Broukal, Lucas Fendrich, Marisa Growaldt, Markus Schleinzer, Mary Dobrian, Michael Ostrowski, Michou Friesz, Nicholas Bodeux, Otto Tausig, Peter Strauss, Pierre Shrady, Reathel Bean, Sabine Timoteo, Samuel Finzi, Ulrich Tukur, Waltrudis Buck
- Colonna sonora: Olga Neuwirth
- Produzione: ARD Degeto Film, Arte France Cinéma, Österreichischer Rundfunk (ORF), Eurimages, Lotus Film, Newgrange Pictures, Polaris Film Production & Finance, Schenk Productions, Tatfilm, Westdeutscher Rundfunk (WDR)
- Durata: 117'





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