Genius Party

Il primo capitolo di questo progetto (il secondo è Genius Party Beyond), composto da sette episodi, mette in mostra solo un paio di momenti realmente geniali, galleggiando per il resto nelle secche della normalità. Prodotto dallo Studio 4°C. Presentato al Future Film Festival di Bologna 2009.

Non tutti i geni riescono col buco

Che il termine “genio” sia decisamente inflazionato nella nostra contemporaneità, non è certo cosa che scopriamo oggi; pur non facendo parte di quella fetta di critica che ritiene che nasca un genio ogni cinquant’anni – il che, nel campo cinematografico, significherebbe aver avuto al massimo un paio di personalità sopra la media nell’intera storia di quest’arte – non possiamo non concordare con chi crede che il lemma venga usato con una certa leggerezza. A venirci incontro, da questo punto di vista, è un film come Genius Party: prodotto dalla sempre lodevole 4°C (la casa d’animazione che ha portato a termine lo stupefacente Tekkonkinkreet), insieme alla Nikkatsu, Genius Party è un’opera collettiva, nella quale sono stati fatti confluire gli autori più disparati, tutti alle prese con cortometraggi.

Il primo capitolo di questo progetto (il secondo è Genius Party Beyond), composto da sette episodi, mette in mostra solo un paio di momenti realmente geniali, galleggiando per il resto nelle secche della normalità. Al di là del voto generale all’operazione, che trovate nella scheda che fa da corollario a questo intervento critico, ci sembra giusto e doveroso analizzare Genius Party corto per corto, dato che i vari frammenti non sono neanche lontanamente collegabili tra loro.

Genius Party
di Atsuko Fukushima

L’incipit dell’intera opera, dal tratto elegante ed estremamente “disegnato”, è con ogni probabilità uno dei punti più alti del progetto: viaggio immaginifico in un universo spoglio, in cui l’amore nasce da teschi insabbiati nel terreno per evitare che fenicotteri dall’aspetto legnoso rubino loro l’anima, il corto si sviluppa attraverso una progressioni di immagini forti e mai banali. Fukushima è uno dei pochi registi assoldati dalla 4°C a dimostrare di avere lampi di genio nel proprio DNA; il suo lavoro lascia a bocca aperta, per potenza dell’immaginario e qualità dell’animazione.
Voto: 7.5

Shanghai Dragon
di Shōji Kawamori

Shanghai Dragon è un divertito omaggio alle serie d’animazione dedicate a robot e supereroi androidi: in Cina un bambino moccioloso di cinque anni, vessato dai suoi compagni di classe e trattato amichevolmente solo da una sua coetanea, trova un oggetto misterioso in un cratere. Da quel momento dovrà difendere sé stesso e la sua terra dall’attacco di una superpotenza aliena: riceverà l’aiuto di due androidi del futuro, che vedono nel piccolo la loro unica speranza di salvezza. Grazioso cortometraggio che si rifà all’immaginario seriale di trent’anni fa aggiornandolo con un tratto che ricorda molto da vicino l’esordio di Michael Arias Tekkonkinkreet, Shanghai Dragon è senza dubbio l’episodio più spassoso dell’intero lotto. E il bambino con il moccio al naso e una fantasia sfrenata è già un nostro eroe.
Voto: 7

Deathtic 4
di Shinji Kimura

Nella terra dei morti – tutti mostriciattoli, a dire il vero – una tromba d’aria deposita un rospo vivo e vegeto; se le autorità lo scoprissero verrebbe messo a morte, così un gruppo di bambini decide di partire alla ventura per riportarlo nella tromba d’aria e restituirgli la libertà. L’idea è carina, per quanto forse ampiamente usurata, ma è la messa in scena a lasciare non pochi dubbi: sia il character design dei personaggi, dalla forma fin troppo “a pupazzo” (il plotone di poliziotti è l’esempio più calzante), sia l’utilizzo del taglio delle inquadrature e dei fondali, con questi ultimi pressoché inesistenti, ci convincono molto poco. Nel complesso un’opera inutile, sorridente ma della quale nessuno sentirà mai la necessità di parlare.
Voto: 6

Doorbell
di Yoji Fukuyama

Forse il nadir di Genius Party: sciocca e vacua storia di un ragazzo perseguitato (o, per meglio dire anticipato) dal suo doppio, Doorbell è un concentrato di tutto ciò che non vorremmo vedere nel cinema d’animazione. Una tecnica imperfetta, un character design scialbo e incolore, una storia che non dice nulla di interessante; quasi una urban legend senza l’aspetto inquietante. Il che è tutto dire.
Voto: 4.5

Limit Cycle
di Hideki Futamura

Altro cortometraggio decisamente al di sotto della media. Rispetto a Doorbell la tecnica messa sul piatto della bilancia è senza dubbio più curata e accorta, ma Futamura infarcisce il suo lavoro di una fastidiosissima retorica pseudo-spirituale che non solo si dimostra presuntuosa –  realmente il cineasta pensa di poter raccontare il senso dell’umano esistere e del rapporto col divino in questo modo? – ma finisce ben presto per risultare ridicola. Un pasticciaccio di cui vorremmo dimenticarci in fretta, borioso e fastidiosamente lungo.
Voto: 4

Happy Machine
di Masaaki Yuasa

Dopo Doorbell e Limit Cycle temevamo davvero di crollare esanimi, ma per fortuna il genio (lui sì, davvero meritevole di vedersi appioppare questo termine) di Masaaki Yuasa non tradisce mai. Happy Machine è una metafora della vita talmente aggraziata, divertente e priva di retorica che diventa impossibile non porla in cima alla lista, al di sopra degli altri cortometraggi; come d’abitudine Yuasa gestisce la messa in scena con un turbinio di idee e istanze visive varie e non sempre direttamente relazionate tra loro. Cineasta tra i più eclettici in circolazione, passa da geometrie razionali (l’interno da cui parte il tutto) a folli voli pindarici per i quali non è facile trovare una pietra di paragone appropriata. Certo, si nota una volontà di rifarsi in più occasioni all’estetica di Osamu Tezuka, come in altri prodotti portati a termine da Yuasa ultimamente (la serie Kaiba), ma ridurre tutto a questo aspetto – come hanno fatto alcuni – ci sembra francamente riduttivo. Genio.
Voto: 9

Blue Sky
di Shin’ichirō Watanabe

E l’avventura di Genius Party si conclude con la firma probabilmente più famosa, quel Watanabe al quale si devono Cowboy Bebop e Samurai Champloo; il suo episodio è gentile, tenero, ben disegnato e diretto con mano ferma e sicura. Dov’è allora il problema? È che non si capisce perché debba essere inserito in un progetto che vorrebbe renderci partecipi di una “festa di geni”: in Blue Sky ci sono alcune buone soluzioni, ma nulla che faccia intravvedere il lampo geniale che ci si aspetterebbe. Problema, questo, che è forse il minimo comun denominatore di un film interessante, ma non compiuto. Non è un caso che il che assegnamo a Watanabe sia anche il voto complessivo dell’opera.
Voto: 6.5

Info
Il trailer originale di Genius Party.
  • Genius-Party-2007-Studio-4C-08.jpg
  • Genius-Party-2007-Studio-4C-07.jpg
  • Genius-Party-2007-Studio-4C-06.jpg
  • Genius-Party-2007-Studio-4C-05.jpg
  • Genius-Party-2007-Studio-4C-04.jpg
  • Genius-Party-2007-Studio-4C-03.jpg
  • Genius-Party-2007-Studio-4C-02.jpg
  • Genius-Party-2007-Studio-4C-01.jpg

Articoli correlati

  • Animazione

    Penguin Highway RecensionePenguin Highway

    di Esce per due giorni nelle sale Penguin Highway, opera prima di Hiroyasu Ishida e gran bel biglietto da visita dello Studio Colorido. Un racconto di formazione sui generis, buffo e commovente, capace di cogliere gli stati d'animo, le indecisioni e i voli pindarici della preadolescenza.
  • Future 2018

    Mary e il fiore della strega RecensioneMary e il fiore della strega

    di Il primo film dello Studio Ponoc, ambiziosa propaggine dello Studio Ghibli. A un primo sguardo, tutto sembra effettivamente riportare alle opere miyazakiane, in una sorta di flusso ininterrotto di rimandi, citazioni, rimescolamenti. Ma è solo superficie, peraltro assai meno levigata e abbacinante.
  • In sala

    Tokyo Ghoul RecensioneTokyo Ghoul – Il film

    di Tokyo Ghoul, che sarà in sala solo il 6 e il 7 marzo, è il lungometraggio live action che Kentarō Hagiwara ha tratto dal celeberrimo manga di Sui Ishida, già trasposto in passato in forma animata. Un fantasy-horror di prammatica, ma che riesce a disquisire sul tema del 'diverso' dimostrando di avere qualche idea.
  • DVD

    legend-of-the-millennium-dragonLegend of the Millennium Dragon

    di In linea con il fantasy ecologista di matrice miyazakiana e debitore della grandeur otomiana, Legend of the Millennium Dragon semplifica alcune tematiche, rivolgendosi con efficacia a un pubblico di adolescenti...
  • Animazione

    Tekkonkinkreet – Soli contro tutti

    di Disponibile in home video dopo il passaggio al Future Film Festival, Tekkonkinkreet è un tripudio visivo, a partire dalle splendide animazioni curate dallo Studio 4°C.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento