Mostri contro Alieni

Mostri contro Alieni

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Il rischio che Mostri contro Alieni finisse per trasformarsi in un mero e stanco accumulo di citazioni era decisamente forte, ma Vernon e Letterman sono riusciti nell’impresa di amalgamare questo aspetto con il reale corpus narrativo dell’opera.

Scherza con i fanti e lascia stare i mostri giganti

Avvertenza iniziale: non abbiamo avuto modo di visionare Mostri contro Alieni in una sala costruita per il 3-D. Non ci soffermeremo dunque sulla qualità tecnica della nuova moda del momento nell’ultima creatura partorita dalla Dreamworks, eccezion fatta per una sacrosanta invettiva contro l’incapacità di stare al passo dei tempi di gran parte degli esercenti nostrani.

Dopo questo doveroso preambolo introduttivo, passiamo a concentrare i nostri sforzi sul film. Non crediamo di poter essere accusati di eresia nell’aver provato un brivido di terrore durante la lettura dei nomi dei due registi impegnati nell’impresa: se a Conrad Vernon si deve la coregia del divertente, ma in fin dei conti vacuo Shrek 2, Rob Letterman ha avuto modo di firmare, sia come regista che come sceneggiatore (anche se per entrambe le vesti si è trattato di una compartecipazione) Shark Tale, vale a dire uno dei momenti meno esaltanti della storia dell’animazione statunitense degli ultimi anni. Tra l’altro non ci stancheremo mai di rimarcare l’altalenante risultato artistico dei prodotti Dreamworks, capaci di passare da opere decisamente curate (il primo Shrek, Kung Fu Panda) ad altre a dir poco trascurabili. Non abbiamo comunque voglia di tenervi sulle spine troppo a lungo: Mostri contro Alieni si è dimostrato, alla resa dei conti, una piacevole sorpresa. La storia, oramai arcinota dopo il tam tam mediatico che ha accompagnato l’uscita del film prima negli USA e in seguito nel resto del mondo, narra le disavventure di Susan, giovane e piacente donzella che, proprio al momento di raggiungere sull’altare l’amato Derek, vanesio anchorman televisivo di sicuro avvenire, viene colpita da un meteorite e si trasforma in una gigantessa. Rinchiusa dal governo degli Stati Uniti con un gruppo di bizzarri mostri, viene utilizzata insieme ai suoi compagni nella lotta contro una forza aliena che vuole assoggettare la Terra al suo volere. Tutto questo con la promessa della libertà.

La trama, non c’è neanche bisogno di dirlo, si prestava fin dalle prime battute a una rilettura del genere fantascientifico e catastrofico (con non pochi riferimenti ai Kaiju Eiga nipponici, da Godzilla a Gamera), aprendo il fianco a digressioni metalinguistiche senza dubbio corpose. Se si prende in esame il curriculum produttivo della sezione animazione della Dreamworks, è impossibile non far caso al fatto che tutte le pellicole finora portate a termine dalla major hollywoodiana sono fortemente intrise di citazionismo; perfino Shrek, indubbiamente il risultato più rimarchevole raggiunto da Jeffrey Katzenberg e soci, basa la stragrande maggioranza dei suoi gag sul rimando cinefilo e l’ammiccamento al pubblico. Il rischio che Mostri contro Alieni finisse per trasformarsi in un mero e stanco accumulo di citazioni era decisamente forte, ma Vernon e Letterman sono riusciti nell’impresa di amalgamare questo aspetto con il reale corpus narrativo dell’opera; è per questo che si ride di gusto nella presentazione dei compagni di sventura di Susan (rispettivamente mutuati da Godzilla, Il mostro della laguna nera, Blob e La mosca), o che si sghignazza con piacere quando il presidente degli Stati Uniti – un uomo brizzolato e con l’espressione vagamente ebete che scambia in continuazione il bottone per il lancio di tutti gli ordigni nucleari con quello per l’erogazione del cappuccino; ricorda qualcuno? – per cercare di dialogare con le forze aliene suona su una pianola le celeberrime note alla base della comunicazione in Incontri ravvicinati del terzo tipo di Steven Spielberg, salvo poi farsi prendere la mano e lanciarsi in una versione scatenata dello score di Beverly Hills Cop firmato da Harold Faltermeyer. Mostri contro Alieni si diverte a prendere di petto uno dei miti della cultura pop americana degli ultimi cinquant’anni, vale a dire gli esperimenti segreti condotti dal governo nella cosiddetta Area 51, e a costruirci intorno una storia edificante di amicizia e presa di coscienza di sé. Se la narrazione non sempre appare particolarmente ispirata, e sull’animazione e sul character design degli umani abbiamo ben più di un dubbio (per quanto si stiano facendo passi da gigante – quasi letteralmente in questo caso – verso un’animazione più fluida degli esseri umani: attendiamo in tal senso con grande speranza Up di Pete Docter, prossimo film della Pixar), c’è da dire che il divertimento è davvero assicurato. Quasi tutti gli sketches colpiscono nel segno, dotati come sono di un’ironia in grado di muoversi con sicurezza in bilico tra la risata di grana grossa e la battuta decisamente più sofisticata – come la gigantesca lumaca francese alla quale è stato dato il nome Escargantua: Rabelais ne sarebbe stato soddisfatto – e il ritmo del film è seriamente incalzante.

E in fin dei conti anche la riflessione sul valore dell’amicizia e sull’accettazione del mostruoso che è insito in ognuno di noi, per quanto scontata e ovvia, risulta essere effettivamente bne calibrata. Se solo ci fosse stata la capacità di lavorare di fino in fase di sceneggiatura, evitando un finale qua e là frettoloso e concentrandosi senza ritrarsi sulle situazioni più drammatiche, ci saremmo trovati di fronte a un vero e proprio gioiellino. Quel che ci resta è invece “solo” un buon film, divertente il giusto. Ma, in questa primavera incalzante, non abbiamo problemi ad accontentarci.

Ps. Spassosa la colonna sonora, che va da riprese di classici della musica soul e black (Tell Him delle Exciters) fino allo sci-fi in odore di post-punk di Planet Claire dei B-52’s, passando per il rock’n’roll ludico e primordiale di Wooly Bully di Sam the Sham and the Pharahos.

Info
Il sito ufficiale di Mostri contro Alieni.
Mostri contro Alieni su facebook.
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