Nemico pubblico n. 1 – L’ora della fuga

Nemico pubblico n. 1 – L’ora della fuga

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In Nemico pubblico n. 1 – L’ora della fuga vive il genere, ma di una vita copiata, fac simile senza una reale identità; vediamo scorrere di fronte ai nostri occhi i volti arcinoti di Vincent Cassel (la cui abnegazione alla parte fa comunque scattare un sincero applauso), Ludivine Sagnier, Mathieu Amalric e Gerard Lanvin e non proviamo neanche il più salutare brivido di sorpresa.

Requiem per un gangster

Ci eravamo lasciati al momento dell’evasione definitiva dal Canada di Mesrine, e della separazione tra il criminale francese e la sua compagna Jeanne Schneider, detenuta negli Stati Uniti. Ritroviamo l’Alain Delon della rapina in Francia: oramai è esplicitamente chiamato Nemico Pubblico n. 1 perfino dalla polizia. Ma fino a dove avrà coraggio di spingersi Mesrine nella sua lotta contro lo Stato? [sinossi]

Qualora l’arte cinematografica riuscisse a  raggiungere le soglie del quarto millennio, coloro che si trovassero a teorizzare su questa disciplina antichissima, le cui origini si perdono nelle brume del tempo, correrebbero il rischio di indicare il primo decennio del duemila come quello dei “volumi”: in principio fu Kill Bill – non prendiamo in esame nè la saga de Il Signore degli anelli diretta da Peter Jackson nè quella di Harry Potter, visto che le suddivisioni in capitoli che hanno visti protagonisti i due prodotti sono state semplicemente desunte dalle fonti letterarie di riferimento –, monolite tarantiniano che rileggeva il cinema popolare e le sue istanze puramente umorali come nessuno (o quasi) prima di lui aveva osato. Il successo planetario di quei due volumi ha prodotto una vera e propria estasi della frammentazione, euforia da radiodramma che ha finito per dissezionare anche testi passati alla storia come unici (è il caso, strano a dirsi, proprio di J.R.R. Tolkien e J.K. Rowling: Lo Hobbit e Harry Potter e i doni della morte usciranno suddivisi in due parti).
C’è da dire che il sospetto di una scelta tutt’altro che stilistica, ma dettata puramente da esigenze commerciali, che era calato come un’ombra venefica già su Kill Bill, ha finito per trasformarsi in mera e crudele realtà in ben più di un caso. Dispiace notare come anche Nemico Pubblico n. 1, il film che Jean-François Richet ha dedicato alla figura, ambigua e leggendaria, di Jacques Mesrine, debba necessariamente essere inserito nella lista di quelle opere alle quali la ripartizione in due volumi non ha certamente giovato.

Come ricorderete L’istinto di morte, primo capitolo di questo dittico, ci aveva lasciato con un bel po’ di amaro in bocca: il film riusciva a convincere solo nelle sue derive più direttamente vicine al “genere”, mentre i difetti strutturali iniziavano a venire a galla ogni volta che a essere messo a fuoco era l’uomo Mesrine, e non il personaggio mediatico. Speravamo profondamente che queste inesattezze, questi buchi logici e questo sbilanciamento estetico potessero trovare soluzione nell’avvicinarsi alla conclusione dell’epopea di Mesrine, ma ci sbagliavamo di grosso.

Nemico pubblico n. 1 – L’ora della fuga è una esatta copia carbone de L’istinto di morte: da un lato sfrutta tutte le occasioni che gli vengono poste su un piatto d’argento per buttarsi nella costruzione di un mood sinceramente popolare, in cui azione e noir si spalleggiano senza sosta, trovando l’uno la forza nell’altro. È grazie a questo approccio che veniamo fatti partecipi della fuga di Mesrine dall’aula di tribunale in cui stava per essere giudicato, o delle rocambolesche avventure vissute insieme al compagno di malefatte François Besse (Mathieu Amalric, in un ruolo che pure non aggiunge nulla alla sua già luccicante carriera), compresa un superamento dei posti di blocco della polizia nascosti nel portabagagli dell’automobile di una famiglia di contadini. Senza aver paura di mettere in scena gli aspetti più beceri e violenti di Mesrine, Richet si dimostra ulteriormente ottimo regista, sanamente appassionato alle vicende più adrenaliniche della vita degli esseri umani. Insomma, se dovessimo avere a che fare con l’ennesimo figlio illeggittimo del romanzo criminale di stampo cinematografico, probabilmente usciremmo dalla sala soddisfatti da una buona dose di violenza, qualche strizzatina d’occhio al sesso – e la bellissima Ludivine Sagnier è decisamente una gioia per gli occhi – e un nuovo erore destinato alla disfatta da idolatrare senza compromessi.

Il problema è che Nemico Pubblico n. 1 vorrebbe arrogarsi il diritto anche di dissertare sull’evoluzione politica francese degli anni ’70, oltre a proporre un ritratto veritiero (per quanto la solita frase d’apertura ci ricordi come anche alla base di una storia vera ci sia sempre la scelta di un punto di vista) di uno dei massimi criminali della storia europea. Ecco, abbiamo la seria preoccupazione che un personaggio come Jacques Mesrine, con tutte le sue contraddizioni, avrebbe meritato una sceneggiatura più convincente e una messa in scena meno asettica. La parabola umana di colui che iniziò come dandy destrorso cresciuto a pane e torture nella guerra d’Algeria per diventare rapinatore di banche idealista intenzionato a distruggere il sistema attaccandolo da un punto di vista economico, viene letteralmente sprecata dallo sguardo di Richet, freddo e immateriale come non ci saremmo mai aspettati. Ne L’ora della fuga vive il genere, ma di una vita copiata, fac simile senza una reale identità; vediamo scorrere di fronte ai nostri occhi i volti arcinoti di Vincent Cassel (la cui abnegazione alla parte fa comunque scattare un sincero applauso), Ludivine Sagnier – il cui personaggio avrebbe meritato davvero uno spazio più consono –, Mathieu Amalric, Gerard Lanvin e non proviamo neanche il più salutare brivido di sorpresa. Non si partecipa, nel dittico Numero Pubblico n. 1: è come se dietro le sbarre che non riuscirono mai a fermare Jacques Mesrine (a quello ci pensò, con un’azione vigliacca e francamente immorale, la polizia parigina) fossimo stati rinchiusi noi, senza che ci sia stato svelato il segreto di un’evasione perfetta.

Info
Il trailer italiano di Nemico pubblico n. 1 – L’ora della fuga.
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