Hunter in the Dark

Hunter in the Dark

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Con Hunter in the Dark si entra sin dalle prime battute nell’universo crepuscolare di un Giappone dominato dalla corruzione, dagli intrighi di corte, per cui lo stesso Shogun vede ridursi i propri poteri in favore di ministri avidi, dediti a vessare le province. Buona qualità per il dvd della RaroVideo ed extra che regalano qualche sorpresa.

Ambientato verso la fine del diciottesimo secolo, e quindi in piena epoca Tokugawa, Hunter in the Dark (Yami no karyudo, 1979) si aggiunge alla folta lista dei film di genere realizzati negli scorsi decenni in Giappone, la cui riscoperta non può che fare piacere. Tra l’altro, poco è stata sfruttata finora in Italia la produzione di un artigiano dotato come Hideo Gosha, i cui tratti peculiari lo rendono figura problematica, ed assai interessante, specialmente tra coloro che in carriera hanno alternato lavori per il cinema e serie televisive di successo. Lode quindi alla RaroVideo, che dopo aver sdoganato per il mercato home video il suo apprezzatissimo film d’esordio Three Outlaw Samurai (Sanbiki no samurai, 1964) ci presenta ora un altro gioiellino confezionato secondo gli stilemi del Jidai Geki, ovvero opere in costume tese a rievocare il clima del Giappone feudale; ponendo però l’accento sugli aspetti più lividi, violenti, che lui e altri cineasti animati da una vena non meno cruda e tendenzialmente nichilista, tra cui un autore di culto come Fukasaku, seppero esplorare nel corso degli anni ’70.

Con Hunter in the Dark si entra sin dalle prime battute nell’universo crepuscolare di un Giappone dominato dalla corruzione, dagli intrighi di corte, per cui lo stesso Shogun vede ridursi i propri poteri in favore di ministri avidi come Tanuma, dediti a vessare le province. Parallelamente pare che tale situazione abbia offerto la possibilità di acquisire potere e grossi guadagni a bande di criminali, noti anche come “cacciatori nelle tenebre”, in un certo senso gli antenati della moderna Yakuza. Dovendo mettere a fuoco un contesto simile, Hideo Gosha si rivela abilissimo ogniqualvolta si tratti di creare attenzione intorno a un plot estremamente complesso, ricco di personaggi, in cui le cruente faide tra samurai, malviventi, funzionari governativi e donne di dubbia reputazione danno luogo a efficacissime scene d’azione, coreografate con una certa eccentricità (da antologia il duello nel pollaio, con le piume che svolazzano ai lati di saettanti spade), favorendo inoltre quegli sviluppi melodrammatici posti a ridosso dell’azione che inducono a maggiore empatia per determinati personaggi.

Se il meccanismo narrativo tende perciò alla frammentazione, va pure detto che il nucleo del soggetto, proprio per l’argomento trattato, sfiora quasi la classicità: in primo piano il tentativo di riabilitarsi da parte di un clan caduto in disgrazia, con diversi “ronin” rimasti fedeli alla causa e pronti a cercare riscatto. Se ciò è apparentemente in sintonia con certi classici del cinema giapponese, ad esempio La vendetta dei 47 ronin di Kenji Mizoguchi, l’accento spostato sull’aspro attrito tra codice d’onore della malavita e altri punti di vista tendenti comunque al cinico basterebbe da solo a suggerire il differente approccio di questa pellicola prodotta dalla Shociku, aderente per molti versi alla diversa sensibilità del periodo: nudi femminili, arti mutilati, flashback quasi subliminali, scene insolite come la battuta di caccia fanno qui capolino, a testimonianza di una libertà espressiva orientata velatamente verso il pop. Anche la colonna sonora di Masaru Sato, uno dei più apprezzati compositori nella storia del cinema giapponese, contribuisce all’effetto. Detto ciò, al film si può forse rimproverare qualche prolissità e un paio di soluzioni ingenuotte nelle parti di combattimento, quanto al resto rimangono impresse la vivacità del racconto e la cura della messa in scena, valorizzata poi da una fotografia che il meglio lo offre nell’illuminazione delle sequenze notturne.
Restando in tema, buona la qualità dell’immagine nel dvd italiano, mentre anche gli extra regalano qualche sorpresa: il trailer giapponese dell’epoca, ad esempio, le cui discutibili scelte di montaggio (con scene chiave riportate quasi per intero, rischiando così di anticipare troppo) possono strappare un sorriso, ma soprattutto l’intervista al critico Roberto Silvestri, strumento ideale per saperne di più e familiarizzare con l’autore.

Info
Una clip tratta da Hunter in the Dark.
  • Hunter-in-the-Dark-1979-Hideo-Gosha-01.jpg
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