Intervista a Kevin Macdonald

Intervista a Kevin Macdonald

Roma, 24 aprile 2009. Il regista scozzese Kevin Macdonald, classe 1967 e nipote del grande Emeric Pressburger, incontra la stampa italiana in occasione dell’uscita nelle sale cinematografiche del Bel Paese della sua ultima fatica cinematografica, il solido State of Play, tratto dall’omonima serie televisiva britannica e interpretato da Russell Crowe, Ben Affleck, Helen Mirren, Robin Wright Penn e Rachel McAdams.

Al Hotel Eden si susseguono le tavole rotonde col giovane regista scozzese, simpatico e disponibile, ben contento di raccontare, oltre alle varie fasi della lavorazione di State of Play, anche la sua lucida e realistica visione della politica, del giornalismo, del mondo. Conoscendo la corposa filmografia di Macdonald, non siamo sorpresi nel constatare la notevole attenzione nei confronti dello stato delle cose, il suo sguardo critico. Un giorno a settembre (1999), Il nemico del mio nemico (2007) e L’ultimo re di Scozia (2006) non sono opere che possono nascere dal nulla. Considerando anche l’ottimo La morte sospesa (2003), avvincente docu-fiction, il quadro è davvero completo. Lasciamo ora spazio alle parole di Macdonald e alle tematiche emerse durante l’incontro.

La crisi del giornalismo e la privatizzazione del settore militare

Kevin Macdonald: Abbiamo iniziato a sviluppare questa storia 18 mesi fa, per cui sapevamo che ci sarebbe stato un cambiamento nell’amministrazione americana e abbiamo lavorato affinché la vicenda avesse significato anche con uno scenario politico mutato. Ci sono due temi forti in State of Play, che sicuramente avrete individuato: il primo, che mi sta più a cuore, è la crisi del giornalismo, negli Stati Uniti e nel Mondo, il secondo è la privatizzazione in corso del settore militare e anche del settore dell’intelligence. E a questo proposito, è chiaro che noi auspichiamo, essendo cambiata l’amministrazione, che anche questa insidiosa tendenza venga a finire. Tuttavia non speriamo, forse non sarà così, ma è certamente preoccupante che ruoli precedentemente svolti soprattutto per senso vero di patriottismo ora vengano svolti solo per il dio denaro.

Le divergenze creative con Brad Pitt

Kevin Macdonald: Sostanzialmente Pitt voleva un film molto più vicino alla serie televisiva. La vedeva un po’ come una sintesi di tre ore, invece che di sei, di quello che era le serie tv. Per me, invece,  il film è soprattutto la narrazione di una storia di base semplice, molto efficace, basata soprattutto sui personaggi e su uno o due temi forti.

Il rapporto con gli sceneggiatori Matthew Michael Carnahan, Tony Gilroy e Billy Ray

Kevin Macdonald: É stata molto vissuta questa questione degli sceneggiatori, perché quando mi è arrivato il copione dalla Universal lo sceneggiatore era Matthew Michael Carnahan. Inizialmente c’era maggiore vicinanza alla serie televisiva, quindi ho iniziato a lavorare con Carnahan per rivedere la sceneggiatura, per renderla più simile a quello che avevo in mente. Poi, purtroppo, Carnahan ha dovuto sospendere il lavoro per una questione personale, di famiglia. A questo punto c’è sempre quella frustrazione che si prova a lavorare con gli sceneggiatori di Hollywood, perché a Hollywood gli sceneggiatori sono pagati a settimana ed è chiaro come sia difficile intavolare un discorso che vada oltre il compenso settimanale e che porti lo sceneggiatore ad abbracciare il progetto del regista, a lavorare fianco a fianco per sei mesi o diciotto mesi, insomma tutto il tempo necessario per sviluppare il progetto. Detto questo, ho poi avuto la possibilità di indicare un nome e ho scelto Tony Gilroy, perché abbiamo più o meno lo stesso approccio, la stessa visione del film. Abbiamo rielaborato completamente la sceneggiatura, poi però, dopo due mesi, Tony mi ha lasciato perché doveva lavorare a Duplicity e quindi, per tre settimane o forse quattro, ho lavorato con Billy Ray: ci siamo concentrati soprattutto su quella che era la situazione giornalistica attuale, perché Ray ha un’esperienza specifica del settore. Abbiamo avuto modo di mettere a fuoco questa crisi della carta stampata e l’ascesa del giornalismo di internet… poi è intervenuto lo sciopero degli sceneggiatori e mi sono ritrovato a scrivere quasi tutta la sceneggiatura!

Le differenze tra la serie televisiva e il film

Kevin Macdonald: Difficile dire quello che abbiamo tenuto e quello che abbiamo eliminato. Sostanzialmente ci siamo attenuti all’inizio – i due assassini, il pianto del politico e il suo rivolgersi all’amico giornalista – e abbiamo tenuto la parte finale. Per il resto abbiamo cambiato tutto. Certo è molto complesso cercare di mantenere un qualcosa che originariamente si sviluppava in sei ore e che era sostanzialmente basato sul triangolo affettivo “politico, moglie del politico e giornalista amico del politico”, provando poi ad aggiungere dell’altro. Alla fine ci sono riuscito e sono molto soddisfatto del risultato, perché ho deciso di rendere il rapporto affettivo tra il personaggio di Russell Crowe e la moglie del politico un qualcosa che oramai era finito: avevano avuto una relazione  e questo lascia nel giornalista un senso di colpa molto forte che lo acceca nella ricerca della verità, perché vuole dimostrare che il suo amico è innocente, nonostante quello che effettivamente vede…
In realtà, poi, considerate che la serie televisiva non aveva un tema forte. Era molto ben fatta, intratteneva il pubblico, lo divertiva, però non aveva quei contenuti tematici che ho introdotto nel film, la crisi del giornalismo e l’atto d’accusa nei confronti della politica corrotta e della  privatizzazione in corso.
Inizialmente pensavo fosse una sfida: sintetizzare in due ore il materiale televisivo di sei ore. Questa era, in realtà, la prima sceneggiatura, che però non ha funzionato e che non mi piaceva. Poi, però, mi sono reso conto che la sfida vera, quella che per me è la vera essenza della narrazione cinematografica, era avere poche idee, semplici, ma che possano avere qualcosa di nuovo. La differenza con la serie televisiva è che non era più quello il focus della narrazione, tanto è vero che da quel momento non l’ho più vista, non l’ho più guardata, ma ho cercato di enfatizzare il protagonista per permettere al pubblico di immedesimarsi. Quello che mi interessava maggiormente era di far capire quale fosse il punto di vista di questo personaggio, che certamente ha una storia di grande integrità come giornalista, ma che è umano e ha dei difetti e quindi si trova a essere combattuto quando deve confrontarsi con una vicenda che coinvolge un suo amico. Al punto che questo coinvolgimento lo rende volontariamente cieco di fronte alla realtà delle cose, perché lui vuole, in tutti i modi, dimostrare l’estraneità e l’innocenza del suo amico.

Gli anni Settanta

Kevin Macdonald: Mi sono ispirato al giornalismo degli anni settanta e quindi il personaggio si trova ad affrontare, trentacinque anni dopo, un mondo che è completamente cambiato e che non sembra più aver bisogno di giornalisti di quel tipo e non sembra nemmeno rispettarli. E vediamo che questo giornalista, non soltanto dal punto di vista intellettuale, ma anche molto concreto e tangibile, sembra sgretolarsi: ha una scrivania che fa paura, un appartamento totalmente in disordine e lui stesso non è proprio il massimo dell’eleganza. Tutto ciò per evidenziare ancora di più questo momento di profonda crisi.
Un riferimento cinematografico potrebbe essere Alan J. Pakula, ma quello che mi interessava molto era di fare capire come oggi viene percepito il giornalismo dal grande pubblico: negli anni settanta, i giornalisti erano visti – basta citare Tutti gli uomini del presidente – come degli eroi senza macchia, mentre oggi è il contrario, un po’ come negli anni trenta e quaranta, quando i giornalisti erano considerati corrotti e attenti solo alle notizie sensazionali. I giornalisti hanno perso terreno rispetto a quella che era l’immagine negli anni settanta ed è questo che ha cercato di sviluppare nel personaggio centrale del film.

Il futuro della carta stampata e del giornalismo online

Kevin Macdonald: Certamente bisogna dire che c’è una differenza tra il futuro del giornalismo e il futuro della carta stampata. In realtà, quello che mi interessa di più è il giornalismo, non è importante il canale di distribuzione, se sia attraverso internet o una rivista cartacea, l’importante è che sia buon giornalismo. Sappiamo perfettamente che in questo momento i blog non sono esattamente l’equivalente di buon giornalismo. Però il futuro potrebbe proprio essere nell’informazione online: Huffington Post ha recentemente dichiarato di voler assumere cinquanta reporter investigativi e questo significa che non ci saranno più solo delle opinioni espresse ma anche delle ricerche, delle storie approfondite. Il fatto che il film finisca con questo finale trionfale del giornale viene stampato è un momento agrodolce, perché si ha la sensazione di assistere alla chiusura di un mondo e quindi all’apertura di un altro. Forse questa tecnologia del Novecento è oramai arrivata alla fine, all’esaurimento.
Negli Stati Uniti la situazione è un po’ diversa rispetto all’Europa, dove i blog sono un po’ indietro: negli USA sono molto sviluppati, tanto che alcune città, in un futuro nemmeno troppo lontano, forse non avranno più il loro giornale. Al momento la percezione è che si abbia più attenzione per una notizia pubblicata su internet: però, quando si clicca su una notizia, ci si rende conto che è stata presa dalla carta stampata. In questo momento i giornali vengono veramente soffocati, da un lato e dall’altro: le notizie vengono prese e diffuse da internet gratuitamente, mentre gli inserzionisti vogliono tutti essere su internet. E così la carta stampata, inevitabilmente, muore.
I prossimi dieci anni, in America, potrebbero essere un periodo d’oro per i politici corrotti, se non avranno il fiato sul collo, se non ci saranno più i giornalisti che ne sveleranno i segreti.

Avremmo voluto allungare di molto l’incontro con Kevin Macdonald, ma il tempo è tiranno, come sempre. Non ci rimane che attendere, con sano ottimismo, la sua prossima fatica cinematografica, The Eagle of the Ninth, pellicola di fiction che dovrebbe essere pronta nel 2010. State of Play sarà nelle sale dal 30 aprile.

Info
State of Play sul canale youtube Movies.
La scheda di Kevin Macdonald su Imdb.
La pagina di Kevin Macdonald su Wikipedia.
La recensioni dei film di Kevin Mcdonald su Quinlan.
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