Star Trek – Il futuro ha inizio

Star Trek – Il futuro ha inizio

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Star Trek – Il futuro ha inizio, di cui già si prevede un più che logico sequel, consacra definitivamente Abrams, rilancia  il culto dell’universo narrativo creato da Roddenberry e rappresenta uno degli apici della fantascienza cinematografica degli ultimi anni.

Ritorno al futuro

Il destino della galassia è nelle mani di due accaniti rivali, provenienti da mondi assai diversi fra loro. Da un lato, James Tiberius Kirk, un ribelle ragazzo dell’Iowa assetato di emozioni, un leader nato in cerca di una causa da difendere. Dall’altro, Spock, originario del pianeta Vulcano in cui domina la ragione pura, ma che, a causa della sua duplice natura umana e aliena, non è insensibile nei confronti di quelle emozioni che i vulcaniani hanno da tempo cancellato dalla loro vita… [sinossi]
Spazio, ultima frontiera.
Eccovi i viaggi dell’astronave Enterprise
durante la sua missione quinquennale,
diretta all’esplorazione di nuovi mondi,
alla ricerca di altre forme di vita e di civiltà,
fino ad arrivare là
dove nessun uomo è mai giunto prima…
Frase di apertura della serie televisiva Star Trek
Uhura è nera?
Peter Löwenbräu Griffin – I Griffin

Tutto cominciò con Eugene Wesley Roddenberry, detto Gene, e con la sua brillante idea di creare, scrivere e produrre una serie fantascientifica. Tra pop e naïf, la serie televisiva classica di Star Trek, ovvero le tre stagioni andate in onda sul canale NBC a partire dall’oramai storico 8 settembre 1966, non conquistò immediatamente larghe fette di pubblico, ma dovette attendere le repliche e qualche anno per diventare un vero e proprio fenomeno di costume. A più di quattro decenni dalla prima messa in onda, la popolarità dell’equipaggio dell’astronave Enterprise (dell’equipaggio originale, ça va sans dire) sembra non arrendersi allo scorrere del tempo.

Una rapidissima occhiata alle tante citazioni sparse tra cinema e televisione (Futurama, I Griffin, I Simpson, il divertente Galaxy Quest eccetera), ai milioni di ultra-fan sparpagliati per il globo e a tutto quel che segue ci può far comprendere la portata di un fenomeno culturale-televisivo-cinematografico che da troppi lustri cercava un nuovo inizio, un aggiornamento, il superamento del culto cristallizzato. La creatura partorita da Roddenberry dopo i ripetuti e vani tentativi di imitazione-prosecuzione [1] sembra finalmente aver trovato nuova linfa con la sontuosa e adrenalinica rilettura del golden boy J.J. Abrams, oramai universalmente noto per i debordanti successi delle serie televisive Alias (2001-2006) e soprattutto Lost (2004-2009…) e per le regie eo produzioni cinematografiche di Mission: Impossible III (2006) e Cloverfield (2008).

Prendendo una comoda scorciatoia, evitando furbescamente di smarrirci tra i meandri della formula di Wilford Nusser et similia, potremmo affermare che la data astrale 200905.08 segni la tanto attesa rinascita, il passaggio del testimone, non a caso messo in scena tra il giovane Spock (Zachary Quinto) e il vecchio Spock (Leonard Nimoy), tra le insuperabili icone e i nuovi interpreti, siano essi attori, registi, sceneggiatori e via discorrendo. Star Trek di J.J. Abrams sembra, per la prima volta e nonostante l’evidente continuità, qualcosa di nuovo, di completamente diverso. Per assistere a questa rinascita si è dovuta attendere in un certo senso la “morte” del modello originale: passato a miglior vita il creatore Roddenberry e alcuni interpreti della serie classica, inevitabilmente invecchiati gli altri e sistematicamente falliti tutti i tentativi precedenti, si sono creati i presupposti per ricominciare dal principio, rileggendo e reinterpretando il testo originale. Ed ecco, allora, l’intuizione-chance del prequel, sostenuta dalle larghe spalle di J.J. Abrams, anche lui una sorta di reincarnazione pre-mortem di quello che era George Lucas negli anni Settanta e nei primi anni Ottanta. E il collegamento con Lucas non è casuale, visto che molti sono i punti di contatto tra la versione 2009 di Star Trek e la trilogia originale di Star Wars. Dal punto di vista visivo e narrativo, infatti, Abrams recupera gli ampi spazi, gli orizzonti western e antartici di Guerre Stellari e del seguito L’Impero colpisce ancora, mostrandoci il percorso di formazione del giovane James Tiberius Kirk sulla falsariga del ben più epico-edipico eroe science fiction Luke Skywalker.

Le componenti epiche ed edipiche sono uno dei plus valori della rilettura di Abrams: non potendo riproporre le icone pop degli anni Sessanta, affascinanti ma prive di un reale spessore drammatico, la versione 2009 (ri)costruisce i due personaggi principali, Kirk e Spock, partendo dalle loro radici, dall’ingombrante gesto eroico e  suicida del comandante Kirk senior e dalla famiglia interrazziale, vulcaniana-terrestre, di Spock. La missione quinquennale, l’esplorazione dello spazio profondo, le imprese eroiche sono già marchiate a fuoco nel loro DNA.

Nel suo essere un punto di (ri)partenza, il nuovo Star Trek può giocare la carta della messa in scena dei vari personaggi, sia come rilettura che novità. Sfoderando una convincente ironia, Abrams asseconda le aspettative del pubblico, enfatizzando alcune caratteristiche che nell’originale erano più sfumate: la genialità e l’eccentricità del giovane ufficiale Pavel Andreievich Chekov (il più che promettente Anton Yelchin, già ampiamente apprezzato nei vari Alpha Dog, Charlie Bartlett, Middle of Nowhere), sottolineata dalla marcata cadenza russa [2], la naturale simpatia del balordo ingegnere tuttofare Montgomery “Scotty” Scott (Simon Pegg, celebre per L’alba dei morti dementi e Hot Fuzz) e le doti acrobatiche e schermistiche del timoniere Sulu (John Cho) contribuiscono in maniera determinante alla creazione di personaggi dalla personalità ben delineata, necessari per rendere credibile questa rinascita cinematografica. Sono però la centralità del personaggio della xeno-linguista Uhura (la bellissima Zoe Saldana), il suo rapporto con Spock, la natura più tormentata dello stesso vulcaniano e i tratti più marcati e credibili di Kirk (almeno nei panni di inguaribile latin lover, stravince la sfida a distanza con William Shatner) a conferire il necessario spessore alla versione di Abrams.

Della confezione tecnico-artistica sarebbe quasi superfluo parlare: J.J. Abrams, Damon Lindelof e soci confermano l’altissimo livello delle loro produzioni, con la consueta certosina attenzione alla messa in scena, in questo caso dominata da una macchina da presa in continuo e frenetico movimento, ma poi capace di disegnare sequenze a più ampio respiro (e torniamo alle suggestioni western di Guerre Stellari). Notevole, ovviamente, l’utilizzo della computer grafica (si veda l’impatto visivo dell’astronave romulana Narada, minacciosa e imponente) e arrembante la colonna sonora e tutto il comparto degli effetti audio (e, per contrasto, risaltano maggiormente le sequenze in cui il silenzio dello spazio profondo cancella qualsiasi suono o rumore).

Star Trek – Il futuro ha inizio, di cui già si prevede un più che logico sequel, consacra definitivamente Abrams, rilancia  il culto dell’universo narrativo creato da Roddenberry e rappresenta uno degli apici della  fantascienza cinematografica degli ultimi anni. “Spazio, ultima frontiera”: il viaggio intergalattico dell’Enterprise si proietta nuovamente verso il futuro, dopo anni passati a guardare indietro, con comprensibile spirito nostalgico. Un ritorno al futuro, finalmente.

Note
1. Le serie televisive Star Trek – La serie animata (1973-74), Star Trek – The Next Generation (1987-94), Star Trek – Deep Space Nine (1993-99), Star Trek – Voyager (1995-2001), Star Trek – Enterprise (2001-2005) e i lungometraggi Star Trek: Il film (1979), Star Trek II: L’ira di Khan (1982), Star Trek III: Alla ricerca di Spock (1984), Star Trek IV: Rotta verso la Terra (1986), Star Trek V: L’ultima frontiera (1989), Star Trek VI: Rotta verso l’ignoto (1991), Generazioni (1994), Primo contatto (1996), Star Trek: L’insurrezione (1998), Star Trek: La nemesi (2002).
2. La composizione multietnica dell’equipaggio dell’Enterprise, oggi meno significativa, aveva ben altra rilevanza negli anni Sessanta, alla luce della Guerra Fredda e dei difficilissimi rapporti tra le varie nazioni. Assai importante, inoltre, il ruolo offerto all’attrice di colore Nichelle Nichols (Uhura), che fu protagonista del primo bacio interrazziale della storia della televisione statunitense (con il capitano Kirk, nell’episodio della terza stagione Umiliati per forza maggiore): particolare che non è sfuggito ad Abrams e soci…
Info
Il sito ufficiale di Star Trek – Il futuro ha inizio.
Star Trek – Il futuro ha inizio su facebook.
Il trailer di Star Trek – Il futuro ha inizio.
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