Life Is Cool

Life Is Cool

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Dubbi e riserve a parte, Life is Cool meriterebbe di essere recuperato anche per seguire la promettente carriera di Choi Equan, giovane regista sudcoreano non perfettamente allineato alle logiche produttive.

(di)segni di vita

Il-kwon, di ritorno in Corea dagli Stati Uniti, viene accolto all’aeroporto da due amici: Tae-young, insegnante di doposcuola frustrato per la sua situazione professionale, e Sung-hoon, che lavora come interprete per un giocatore di pallacanestro afroamericano che gioca nel campionato coreano. Lo stato piuttosto triste della loro vita affettiva emerge quando Il-kwon annuncia la ragione del suo lungo viaggio in Corea, dove resterà un mese, prima di tornare a studiare per la laurea: è tornato per trovare moglie… [sinossi – Far East]

Life is Cool, lungometraggio moderatamente godibile, merita di essere ricordato sostanzialmente per due motivi, strettamente legati all’animazione. In primis, rappresenta un incoraggiante segnale di vita per l’industria cinematografica d’animazione sudcoreana, che ben altri risultati prometteva pochi anni orsono. Grandi, infatti, erano le speranze legate alla scuola sudcoreana, che tentava di elevarsi dal suo status di service assai produttivo (basta guardare con un po’ di attenzione i titoli di testa di tanti film animati giapponesi, europei e americani per rendersi conto del tanto “lavoro sporco” commissionato alle aziende e ai disegnatori coreani), per trasformarsi in nazione produttrice di lungometraggi dal respiro internazionale. E le premesse sembravano persino buone, coi vari My Beautiful Girl, Mari (2002) di Lee Seong-kang  e Wonderfull Days (2003) di Kim Moon-saeng: in seguito, felice parentesi di Aachi and Ssipak (2006) di Jo Beom-jin a parte, gli entusiasmi si sono alquanto raffreddati. Life is Cool riapre spiragli di speranza.

L’altro aspetto interessante riguarda la scelta della tecnica, ovvero la tanto discussa animazione col rotoscopio (in sintesi, il ricalco da parte del disegnatore di riprese live). Meglio fare un po’ di chiarezza. E piccola tirata d’orecchie a Darcy Paquet, che sul catalogo del Far East scrive: “Lo sviluppo delle tecniche rotoscopiche, utilizzate per la prima volta in Waking Life di Richard Linklater, permette ai cineasti di utilizzare un genere completamente nuovo di linguaggio figurativo con cui esprimersi”. L’inventore del rotoscopio fu il grande animatore Dave Fleischer, che utilizzò questa tecnica, ad esempio, per il gioiello I viaggi di Gulliver (1939); un deciso utilizzatore del rotoscopio fu l’altalenante Ralph Bakshi (la sua versione de Il Signore degli Anelli, datata 1978 e purtroppo incompleta regala sequenze magistrali), per poi arrivare negli ultimi anni a Linklater con Waking Life e A Scanner Darkly.

Il regista Choi Equan, che aveva destato buone impressioni con il raffinato l’horror-melodrammatico Voice (2005), lungometraggio d’esordio e quarto capitolo della serie Whispering Corridors (Choi era stato aiuto regista del primo film), conferma la sua particolare attenzione per l’aspetto visivo, imboccando la non semplice strada dell’animazione. Dal punto di vista tecnico-artistico, Life is Cool è ben realizzato, grazie anche all’intuizione di variare lo stile del character design e dei fondali nel corso della pellicola (si vedano le nette stilizzazioni di alcune sequenze, i colori accesi del flashback scolastico, i fondali spesso monocromatici, l’effetto visivo dalla sequenza  dei ciliegi in fiore e via discorrendo). Convince molto meno la struttura narrativa, alquanto esile nonostante una buona scrittura: Life is Cool è una delle tante commedie sentimentali agrodolci sudcoreane, confezionata con estrema professionalità ma senza particolari intuizioni – il momento musical, con tanto di inaspettata versione di Chariot (I Follow Him) è divertente e bizzarro, ma resta un episodio isolato e un po’ forzato in una pellicola che sembra avere poco da aggiungere alla montagna già partorita.

Dubbi e riserve a parte, Life is Cool meriterebbe di essere recuperato (operazione non semplicissima, a dire il vero) anche per seguire la promettente carriera di Choi Equan, giovane regista sudcoreano non perfettamente allineato alle logiche produttive. Caratteristica da non sottovalutare.
Probabilmente l’animazione sudcoreana non ripartirà di slancio da questa storiella minimalista, intrisa di suggestioni nostalgiche e amicizia virile, ma è pur sempre un passo in avanti. Le potenzialità e le strutture produttive non mancano. Sperare per la seconda volta non ci costa nulla.

Info
La scheda di Life Is Cool sul sito del Far East.
Life Is Cool sul sito del Kofic.
Il trailer di Life Is Cool.
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