Scandal Makers

Scandal Makers

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Scandal Makers è un ottimo esempio di cinema commerciale. Le sue uniche pretese, intrattenimento e divertimento, sono ampiamente rispettate, tanto da far passare in secondo piano alcuni sviluppi narrativi palesemente forzati. Ma il bello di questo film, digeribile come una pietanza a base di tofu, sta proprio nella sua leggerezza, in questa inconsistenza condita ad arte.

Il gusto delicato del cinetofu

Un famoso dee-jay trentacinquenne scopre di avere una figlia ventenne, ragazza-madre di un vispo bambino di cinque anni. Costretto a ospitarli nella sua raffinata e splendente dimora, il novello padre-nonno, assai riluttante, dovrà fare i conti con un nuovo stile di vita… [sinossi]

Due dati assai significativi ci permettono di inquadrare Scandal Makers di Kang Hyun-chul, divertente, a tratti davvero spassosa, commedia coreana: il film è stato campione d’incassi in Corea del Sud (otto milioni di spettatori, superando il ben più accreditato The Good, The Bad, The Weird) e ha guadagnato la seconda posizione tra le preferenze del pubblico al Far East 2009 di Udine, imperdibile vetrina sul cinema popolare asiatico e festival oramai da anni di riconosciuto livello internazionale. L’esordio alla regia di Kang, classe 1974, è il classico prodotto destinato a una vastissima platea, costruito ad arte per piacere, intrattenere, stuzzicare le corde dei buoni sentimenti. Una narrazione lineare, semplice, assai prevedibile, ma sostenuta da gag esilaranti, da un’ottima confezione tecnica, caratteristica di buonissima parte delle pellicole coreane, e da un cast scelto con cura e dotato di talento. La conferma, se proprio fosse necessario, di come il cinema coreano degli ultimi dieci anni abbia maturato la non comune capacità di sfornare campioni d’incassi con sorprendente regolarità e con una qualità media che il Bel Paese sogna da oramai troppo tempo. In un certo senso, Scandal Makers è il cinepanettone coreano: il confronto con i nostri blockbuster, ahinoi, è imbarazzante. Andrebbe ancor peggio se andassimo ad analizzare altri campioni del box office come The Host (2006) di Bong Joon-ho o Lady Vendetta (2005) di Park Chan-wook. Evitiamo accuratamente questa inutile auto-lapidazione.

Kang Hyun-chul, che molto ha faticato per trovare un produttore disposto a investire nel suo progetto, riesce a valorizzare grazie a numerose intuizioni comiche una sceneggiatura diligente, già pronta per un remake hollywoodiano. Il meccanismo comico-sentimentale orchestrato da Kang deve le sue fortune ad alcune gag che, quantomeno durante la proiezione friulana, hanno strappato fragorose risate e applausi a scena aperta: citiamo almeno il tormentone del bambino sonnambulo, l’imbarazzante dubbio paterno nel dopo-sbronza, l’imprevista performance al pianoforte e il doppio primo incontro del nonno e del nipotino con le rispettive fanciulle – la precocità evidentemente è un vizio di famiglia.
I tempi comici di Scandal Makers ovviamente funzionano anche grazie alle performance dei tre protagonisti. Oltre al già noto Cha Tae-hyun (My Sassy Girl), irrompono nello star system coreano la bella e brava Park Bo-young, destinata a una luminosa carriera, e il giovanissimo Wang Seok-hyun, attore-bambino dotato di un sorprendente talento naturale e motore comico di buona parte delle scene più riuscite della pellicola. Il meccanismo commerciale è perfettamente rispettato: buoni sentimenti, qualche lacrimuccia, un tocco leggero, una messa in scena diligente, qualche canzone orecchiabile, l’inevitabile lieto fine, due bellezze rassicuranti (con un primo piano di Hwang Woo-seul-hye, la bella direttrice dell’asilo, vista anche in Crush and Blush di Lee Kyoung-mi, ci si potrebbero costruire almeno un paio di film), battute cadenzate a tenere elevato il ritmo, un bimbetto irresistibile.

Lontano dall’essere memorabile, Scandal Makers è un ottimo esempio di cinema commerciale. Le sue uniche pretese, intrattenimento e divertimento, sono ampiamente rispettate, tanto da far passare in secondo piano alcuni sviluppi narrativi palesemente forzati (l’intera dinamica dello “scandalo” convince poco, così come la più che prevedibile crescita psicologico-emotiva del dee-jay). Ma il bello di questo film, digeribile come una pietanza a base di tofu, sta proprio nella sua leggerezza, in questa inconsistenza condita ad arte.

Info
Scandal Makers sul sito del FEFF.
Il trailer originale di Scandal Makers.
  • Scandal-Makers-2008-Speed-Scandal-01.jpg

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