I dolci inganni
di Alberto Lattuada
La 01 Distribution, nell’ottica della benemerita opera di ristampa di tanti capolavori sepolti del nostro cinema intrapresa grazie a un accordo con la storica Titanus, pubblica in dvd I dolci inganni, che non sarà un capolavoro, ma che rappresenta per tanti motivi un film da ripescare assolutamente.
Un lungo preambolo prima de I dolci inganni. Alberto Lattuada è sempre stato un regista piuttosto anomalo, non molto amato dalla critica e soprattutto dagli studiosi che forse non lo hanno mai saputo collocare vista sia la sua longevità artistica (più di quaranta anni di cinema, che non sono affatto pochi) sia il suo difficile incasellamento in categorie prestabilite, vista l’ampia gamma registica con cui ha condito la propria produzione cinematografica. Passato infatti dagli esordi calligrafici a un neorealismo più d’ambientazione che altro (con un occhio al gangster movie, che prendeva dritto dritto dal cinema americano e non a caso fu apprezzato dai giovani turchi discepoli di Bazin; ma non solo, pensate ai continui omaggi che gli rende Nanni Moretti in ogni suo film: su tutti ricordiamo il folgorante balletto della Mangano in Anna, che Nanni reinterpreta in Caro diario), Lattuada ha sempre esplorato le zone di confine tra cinema medio e cinema d’autore – e forse è questa la causa della scarsa fortuna di cui ha goduto la sua opera – distaccandosi fin da subito dalle correnti e dai sommovimenti del cinema italiano del dopoguerra. Pensiamo sia davvero giunto il momento di ripensare a questa figura eclettica e un poco nascosta del nostro cinema, e ovviamente la retrospettiva che tra pochi mesi il Festival di Pesaro gli dedicherà lo farà senza meno, uno dei tanti autori che per motivi diversi giacciono più o meno nel dimenticatoio – un altro nome su cui auspichiamo assolutamente un discorso di totale ripensamento è quello di Antonio Pietrangeli, autore immenso e ancora bistrattato, o meglio ignorato.
La 01 Distribution, nell’ottica della benemerita opera di ristampa di tanti capolavori sepolti del nostro cinema intrapresa grazie a un accordo con la storica Titanus di Guido Lombardo, pubblica in dvd I dolci inganni, che non sarà un capolavoro, ma che rappresenta per tanti motivi un film da ripescare assolutamente. Innanzitutto per un motivo principalmente storico, I dolci inganni è stata la pellicola che ha inaugurato la stagione più aspra del regime censorio che ha colpito il cinema italiano fin dal dopoguerra: insieme a Rocco e i suoi fratelli e a L’avventura, il film di Lattuada ha – suo malgrado – giocato un ruolo centralissimo nella modifica legislativa entrata in vigore giusto un paio d’anni più tardi, nel 1962, che ha, se non altro, limitato l’intervento degli sforbiciatori di Stato sulla produzione cinematografica nostrana. Il film di Lattuada fu mozzato sia per certi argomenti di cui tratta piuttosto allegramente che per alcune inquadrature piuttosto ardite, diciamo così. Comunque, anche visto oggi, I dolci inganni possiede una carica eversiva piuttosto forte, non è che i censori ci si siano accaniti senza motivo, seppur sbagliato, ovviamente. Prendete il piano sequenza con cui si apre il film, bellissimo e folgorante, con il risveglio agitato di una giovane (e già bellissima) Catherine Spaak – altro motivo d’importanza del film: questa risulta essere la prima vera pellicola in cui la giovane attrice d’origine francese recita e su cui verranno basati gran parte dei suoi ruoli successivi, un vero e proprio marchio di fabbrica insomma – che si dimena con una sensualità ancora inesplosa e aspra, eppure capace già di ammaliare lo spettatore (ricordiamo che all’epoca delle riprese la Spaak era poco più che una ragazzina, non aveva nemmeno quindici anni) con quel suo toccarsi le cosce e i seni che la fanno di colpo sentire grande, donna già matura. E se non mancano di certo le allusioni sessuali, alcune a dire il vero decisamente esplicite (c’è un tubetto di tempera bianca che grida vendetta), a tutto ciò va aggiunto il generale ritratto di classe piuttosto impietoso, l’interno borghese per intenderci, che Lattuada evidenzia nel proprio film.
Per criticare l’ipocrisia di una società bigotta come quella dell’epoca, l’autore si diverte a far emergere qua e là temi a dir poco scottanti come la verginità, l’amore saffico e la masturbazione. Ma non è solo nell’abbondanza di temi e/o situazioni che Lattuada attua il proprio cinema, anzi, è forse nell’esatto contrario che esso trova la sua realizzazione migliore e probabilmente più caratteristica, nel minimalismo di una messa in scena rigorosa e senza alcun autocompiacimento e in un continuo sottrarre qualcosa dallo schermo. Come nella stupenda scena ambientata nella casa dell’architetto (Jean Sorel), dove mentre l’uomo è al telefono con una donna inizia un gioco di sguardi, di piccoli movimenti, quasi sfiorati, con Francesca. Conclusa, dopo un rapido bacio, con una delle tante fughe della giovane. E come non menzionare tutto l’apparato metacinematografico (che forse sì, come dice qualcuno, sarà anche datato, così come certi dialoghi in cui si sente un’eco antonioniano piuttosto marcato), gli infiniti sguardi in macchina di una Spaak che fugge via sotto gli occhi dello spettatore, ancora una volta, e che sussurra dolcemente a l’uomo che l’ha resa grande, “Ti telefonerò”, dopo che questi gli aveva chiesto se si fossero rivisti…
Info
Il trailer de I dolci inganni.
- Genere: drammatico, sentimentale
- Titolo originale: I dolci inganni
- Paese/Anno: Francia, Italia | 1960
- Regia: Alberto Lattuada
- Sceneggiatura: Alberto Lattuada, Claude Brulé, Francesco Ghedini
- Fotografia: Gábor Pogány
- Montaggio: Leo Catozzo
- Interpreti: Angela Caffelli, Antonella Erspamer, Catherine Spaak, Christian Marquand, Claudio Gora, Donatella Raffai, Eva Bruni, Franco Lolli, Giacomo Furia, Giovanna Pignatelli, Gisella Arden, Ida Masetti, Jean Sorel, Juanita Faust, Laura Di Ravello, Marilù Tolo, Milly, Oliviero Prunas, Patrizia Bini, Priscilla Contardi, Serena Vergano, Silverio Dani
- Colonna sonora: Piero Piccioni
- Produzione: Laetitia Film, Les Films Marceau-Cocinor, Société Générale de Cinématographie (S.G.C.), Titanus
- Distribuzione: 01 Distribution
- Durata: 91'






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