Cowboy Bebop – Stile narrativo
Posto che lo staff ha svolto per intero un lavoro eccelso, c’è una terza figura su cui ci dobbiamo soffermare per comprende appieno la riuscita della serie: l’autrice Keiko Nobumoto, in seguito creatrice di Wolf’s Rain e al fianco di Satoshi Kon per Tokyo Godfathers (Kon che ha fra l’altro evidentemente subito il fascino di Cowboy Bebop: chi volesse esserne certo guardi in sequenza l’episodio Pierrot le fou e Paprika – sognando un sogno).
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Nobumoto ha reso la sceneggiatura impossibile da catalogare e avulsa agli stilemi rispettati dalla maggior parte degli anime sino a quel momento. Per esempio, i richiami culturali puntano quasi per intero alla cultura anglofona, mentre risultano limitati gli omaggi a quella giapponese. A partire dai titoli degli episodi, in cui vengono ripescati titoli di canzoni di band occidentali (Rolling Stones, Queen, Aerosmith), passando per i generi cinematografici e letterari affrontati: a parte la presenza della yakuza, è tutto impregnato di America sino al midollo. I tratti in cui Jet indaga e interagisce con la polizia sembrano una trasposizione futuristica dei noir di Raymond Chandler, le stasi che precedono o seguono i vari combattimenti profumano di selvaggio west, le scene di azione possiedono una frenesia figlia dei film statunitensi ben prima che di quelli nipponici. È una direttiva di cui è sicuramente stata informata anche Yoko Kanno, dal momento che la colonna sonora è esente da elementi della tradizione giapponese, e verte invece quasi del tutto su stili musicali angloamericani.
Nobumoto riesce inoltre a delineare personalità incredibilmente complesse in archi temporali brevissimi. Gli appena quaranta minuti dedicati a Glen sono sufficienti a mostrarci un personaggio straordinario, che rinchiude in sé un numero infinito di sfumature: arrestato pur essendo innocente, vittima di un esaurimento nervoso, capace di affrontare un cambio di sesso forzato, riesce a ricostruire la propria esistenza con una dignità e una pacatezza commoventi. Ogni personaggio apre una finestra sull’interiorità del genere umano e su temi importanti, da Mad Pierrot – che svela cosa potrebbe generare la crudeltà dei bambini se avesse a disposizione i mezzi degli adulti – al satellite che nel nono episodio, allo scopo di evadere la noia, decide di disegnare sul suolo terrestre figure simili a quelle attualmente situate nella pianura di Nazca, costringendoci a interrogativi sull’etica della biologia e sul concetto stesso di vita.
Il modo in cui Watanabe riesce a dare corpo alle visioni di Nobumoto ne riflette appieno la maniacalità: i personaggi sono curati nel dettaglio, possiamo coglierne addirittura i tic e le diverse maniere di affrontare la quotidianità, dal modo in cui Spike accende le sigarette alle espressioni disilluse di Faye quando si rende conto di aver perso l’ennesima somma considerevole al gioco d’azzardo, sino al volto innocente del cane quando si piazza davanti alla ciotola in attesa del cibo. Per onor di cronaca, ricordiamo anche le pesanti critiche a cui è stato soggetto il modus operandi di Nobumoto, prima fra tutte la scelta di sviluppare puntate auto-conclusive, che toglierebbero all’anime una buona dose di emotività. Critiche che non trovano particolare fondamento tuttavia, visto che mantenendo esclusivamente le puntate necessarie per la storia principale, vedremmo l’intera serie risolversi in un paio d’ore o poco più: la potenza di questa opera è invece proprio quella di riuscire a liberarsi dai suoi stessi cardini, tramite un ventaglio di soluzioni espressive che forse effettivamente non riescono a generare masse emotive particolarmente imponenti, ma che per diversificazione delle stesse e quantità di tinte utilizzate trova pochi eguali. Cowboy Bebop alla fin fine è un pasto intelligente, adatto a chi non ama la grandi abbuffate.
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Appendice – Rettifiche sul doppiaggio italiano
L’edizione italiana della serie, pur buona, contiene errori e modifiche che vale la pena di evidenziare, onde evitare possibili interrogativi senza risposta.
1. Mentre nella versione originale Glen ha cambiato sesso a causa di una serie di esperimenti subiti durante la detenzione, in quella italiana lo sconvolgimento ormonale è stato attribuito all’abuso di droghe e farmaci, utilizzati per combattere un esaurimento nervoso che l’aveva colpito durante il medesimo periodo.
2. Nella versione originale Faye è stata risvegliata dopo 54 anni, mentre l’edizione italiana ha tradotto il “54” in “514”. La cifra è palesemente errata. Primo, in questa maniera Faye sarebbe stata ibernata nel 1557; secondo, se avesse oltre cinque secoli, come potrebbe nel ventiquattresimo episodio incontrare una (pur anziana) ex-compagna di scuola?
3. Nel diciassettesimo episodio il Bebop, diretto verso Europa, è costretto a ripiegare su Io a causa di un incidente. Nell’edizione italiana non viene spiegato nulla di tutto ciò, e si sarebbe quindi erroneamente portati a pensare che il pianeta desertico mostrato in seguito all’atterraggio sia proprio Europa.
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Vai alla prima parte
Cowboy Bebop – Sound & Vision
È una tempesta con pochi eguali quella contenuta in Tank, brano che apre la colonna sonora di Cowboy Bebop: non viene neanche fornito il tempo di allacciarsi le cinture, già dal primo istante ecco la sezione fiati esplodere in fuochi artificiali…
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Vai alla seconda parte
Cowboy Bebop – Paesaggi
La storia di Cowboy Bebop si svolge nel 2071 avanti e indietro per il sistema solare, colonizzato nel corso del ventunesimo secolo. A collegare le zone occupate è un’autostrada spaziale composta da una serie di gate…
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Vai alla terza parte
Cowboy Bebop – Personaggi
Quasi tutte le puntate di Cowboy Bebop sono auto-conclusive, e in ognuna vengono presentati personaggi che compariranno esclusivamente all’interno della stessa. Descriverli tutti risulterebbe impossibile, ci limiteremo quindi ai protagonisti.
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Cowboy Bebop – Sound & Vision
Cowboy Bebop – Paesaggi
Cowboy Bebop – Personaggi