Gli amori folli

Gli amori folli

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Basato sul romanzo L’incident di Christian Gailly, Gli amori folli è uno dei film più liberi di Alain Resnais, ed è un ulteriore capitolo del suo cinema di “famiglia”.

La leggerezza del tocco

Dopo aver trovato un portafogli smarrito, e dopo aver guardato i documenti contenuti all’interno, Georges lo consegna alla polizia avendo cura di lasciarvi le proprie generalità. Se per lui è difficile non pensare all’episodio, è altrettanto inevitabile per Marguerite cedere alla tentazione di chiedere chi sia l’uomo che lo ha ritrovato. A partire dai rituali di ringraziamento previsti dal protocollo sociale, i due verranno travolti dalla follia di un amore imprevisto, che finirà per investite in maniera turbolenta le loro tranquille esistenze… [sinossi]

Sempre più leggero e lieve, il cinema di Alain Resnais. Come quello di altri magnifici cineasti anziani d’età e ben giovani di spirito e libertà espressiva. Gli amori folli (in originale Les herbes folles), tre anni dopo il capolavoro Cuori, è un gioco filosofico, un divertimento profondo, una passeggiata leggiadra nei meandri – come sempre indelebili nell’opera del maestro francese da oltre sessant’anni in costante esplorazione delle dinamiche sentimentali e degli edifici che le ospitano – del cinema, della vita, della morte, della parola che, come le immagini, produce labirintiche deviazioni di percorso e di senso. Una passeggiata sospesa fra la terra e il cielo, a mezz’aria, come la borsa che vola nell’inquadratura, rubata dal braccio di Marguerite (Sabine Azéma) appena uscita da un negozio di scarpe, e che, lì e altrove, quando quell’immagine riappare, fluttua nell’aria, in un volo che non conosce caduta, anticipazione delle geometrie compiute alla fine del film dal piccolo aereo pilotato da Marguerite, con nell’abitacolo anche Georges (André Dussollier) e la moglie Suzanne (Anne Consigny), aereo destinato al fuori campo e a una fine non vista, anch’esso sospeso tra il volo e la caduta, la vita e la morte, insieme ai suoi passeggeri.

Basato sul romanzo L’incident di Christian Gailly, Gli amori folli è uno dei film più liberi di Alain Resnais, ed è un ulteriore capitolo del suo cinema di famiglia, nel senso della presenza di interpreti che da lungo tempo stanno condividendo il suo lavoro artistico. In questo caso, Sabine Azéma e André Dussollier, ovvero la dentista Marguerite e Georges. Vite che mai hanno avuto cose in comune e che un portafoglio ritrovato da Georges, gettato via dal ladro di quella borsa nel parcheggio di un centro commerciale, fa incontrare – per telefono, lettera, e fisicamente – innescando un intreccio giocato sull’equivoco, sulla persecuzione dai risvolti comici, sulle battute fulminanti, su pedinamenti dagli esiti narrativi imprevisti che coinvolgeranno anche la giovane, ben più giovane di lui, moglie di Georges.

Resnais intesse una tela seguendo le tracce di quelle erbe selvatiche che crescono nelle crepe del cemento, delle strade. Le filma nei dettagli all’inizio, e sprofonda in esse, in quelle fratture (in)visibili del terreno, e nel cuore di una porta che è un buco nero da dove ogni cosa, ogni immagine, il film, si manifesta, con il ritmo al tempo stesso veloce e rilassato dei piedi che camminano con/senza meta sui marciapiedi della città e degli occhi, del cinema di Resnais e dei personaggi e della moltitudine anonima che frequenta le sue immagini, che osservano le vetrine dei negozi di scarpe, piacevole ossessione della rossa Marguerite. E della voce narrante che accompagna per quasi tutto il tempo le azioni dei personaggi, la storia d’amore (non) vissuta, ma è come se lo fosse, da Marguerite e Georges, corpi di cinema, di memoria di cinema, come tutto il testo, cinefilo omaggio al cinema/ai film e al cinema come sala, viaggio nella memoria della filmografia di un autore e in quella dello spettatore, invitandolo al gioco e alle sue seduzioni. Nulla infine terminerà, come nulla davvero era iniziato. Un’ultima inquadratura misteriosa sarà dunque soltanto un’altra possibilità di sconfinamento, un’altra fessura dalla quale salgono altre erbe selvatiche, dentro la quale sprofondare con ludica saggezza lo sguardo.

Info
La scheda de Gli amori folli sul sito del Festival di Cannes.
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