Senza cuore

Senza cuore

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In Senza cuore Elio Castellana mescola Lynch e Pasolini, in una rilettura del fantastico che non si allontana dal melodramma fondendolo con il visionario.

Batticuore selvaggio

Lui e lei si amano: sono giovani, belli, puri. La matrigna della ragazza, una dj, si oppone all’unione con fermezza non priva di un profondo livore. Al risveglio la giovane riceve in dono dalla madre una scatola… [sinossi]
Dalle nostre parti gli uccellini cantano una bella canzone
E c’è sempre tanta musica nell’aria.
Twin Peaks

Senza cuore è un film vomitante scorie; avevamo tentato di architettare una serie di incipit possibili, se non direttamente logici, che fossero in grado di prendere per mano il lettore per guidarlo verso un’esegesi indolore, anestetizzata e forse, sotto sotto, perfino appagante. Ma la verità è che Senza cuore, cortometraggio diretto da Elio Castellana, trabocca in maniera letterale di scorie: nessuna edulcorazione, nessuna semplificazione del discorso, nossignori.
Ma forse stiamo accelerando troppo i tempi, ed è il caso di compiere un passo da gambero e cominciare nuovamente da capo.

Non è certo difficile rendersi conto della lineare semplicità della trama affrontata da Castellana: sarebbe anzi il caso di soffermarsi sulla struttura basica, a suo modo quasi archetipica, con la quale decide di confrontarsi il giovane autore. Letto in una chiave prettamente narratologica, Senza cuore è niente di più e niente di meno di una fabula: il termine va ovviamente inteso nel senso classico e antropologico, come è arrivato fino a noi direttamente dalle mani di Vladimir Jakovlevic Propp. Castellana ci propone fin da subito tutti gli elementi della favola: l’amore ostacolato, la vecchia megera, la coppia di giovani innamorati, e via discorrendo. Potremmo finanche arrivare a considerare “banale” una storia come quella narrataci in Senza cuore, per il suo fin troppo immediato apparentamento con un universo culturale impossibile da confondere con chicchessia: ma è proprio qui che entra in ballo l’azione dinamitarda ed eversiva compiuta da Castellana. Laddove molti dei suoi coetanei, per non parlare della stragrande maggioranza dei cineasti alle prime armi, si sarebbero fatti guidare per mano dallo sviluppo della sinossi, cercando conforto nello srotolarsi della trama, neanche questo potesse metterli al sicuro dalle sabbie mobili degli esordi o giù di lì, Castellana prende di petto la questione. Senza cuore è una gioia per gli occhi, sfavillante esempio di creatura avant-pop dalle sembianze a dir poco attraenti: c’è un’esplosione di colori, contrasti, campi di ripresa bizzarri, movimenti di macchina sempre pronti a coglierti di sorpresa, che anima passo dopo passo il cortometraggio, spingendolo sempre più lontano dalla prassi, allontanandolo dai luoghi comuni solitamente in voga nell’approcciarsi alle opere sulla breve distanza, in un’operazione di negazione che diventa immediatamente svilimento e rilettura.

Senza cuore è la messa in scena di una palingenesi in fieri, atto etico prima ancora che estetico, vertigine di senso che diventa senso di una vertigine, in una poetica dello spaesamento nella quale appare salvifico perdersi, lasciandosi trasportare dalla corrente. L’utilizzo che Castellana (di lui consigliamo anche l’ottimo lavoro surreale Una cena) fa degli spazi ha poi davvero del sorprendente: si passa dall’angusta e fumosa postazione da dj della cattiva di turno alla camera da letto minimale e bianca della giovane – e quanta poesia si nasconde in quella gabbia d’uccello di cui non riusciamo a scorgere che l’ombra o, per meglio dire, la proiezione –, fino alla foresta in cui la novella Biancaneve non può che trovare la morte e il principe azzurro (in un contesto in cui l’eroe può essere rintracciato solo nel momento della morte) che ci viene mostrata sia nei colori lividi della realtà, qualunque essa sia, sia nel rosseggiare assorto di un ipotetico tramonto. Bastano pochi cenni a Castellana per spalancarci le porte del suo universo visionario, ricco ma mai pretestuoso, sempre pronto a evitare le secche della ridondanza e dell’accumulo. Al contrario, Senza cuore ci appare come un’opera a suo modo estremamente essenziale, secca, forse perfino rachitica, eppure miracolosamente accorata e passionale: nel lavorare sullo stereotipo e sul luogo comune (e vi basterà dare una rapida scorsa alla photo gallery che trovate in calce alla nostra recensione per rendervi conto di quanto l’immaginario visivo degli ultimi quarant’anni abbia fortemente influito sulle scelte portate a termine) Castellana lo reinterpreta e gli rende nuova vita. Per questo in precendenza parlavamo di palingenesi, per questo scuotiamo la testa di fronte a chiunque accusi Senza cuore di essere un vacuo esercizio stilistico: passando dal ballo a metà tra ribellismo à la James Dean e strobo da Studio 54 ai primi piani dolorosi e “popolari” dei due innamorati, Castellana officia il doveroso, e finora (quasi) mai tentato matrimonio fra David Lynch e Pier Paolo Pasolini (ed entrambi ci vengono in mente anche in base alle musiche scelte come supporto alle immagini). Non a caso due registi che hanno fatto della ricreazione del preesistente un vero e proprio oggetto di scandaglio artistico, così come Peter Greenaway, Hal Hartley, Kenneth Anger, altri nomi che torneranno d’improvviso a ronzarvi nelle orecchie durante i cinque minuti di questo gioiello. Per questo, e chiudiamo il cerchio, parlavamo di un’opera vomitante scorie.

Una perla che si allontana dalla retina troppo in fretta, ahinoi, ma che ha aperto gli occhi su un autore di primissimo piano, di cui sarebbe davvero il caso di segnarsi il nome. In attesa di un futuro che, ce lo auguriamo sinceramente, possa dimostrarsi roseo.

Info
Senza cuore su Youtube.

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