I love Radio Rock

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Un divertissement in salsa rock, ingenuo e nostalgico: I Love Radio Rock deve essere gustato con spirito allegro, perdonando ingenuità e semplificazioni. Anche se a larghi tratti la sceneggiatura avanza a singole sequenze, smarrendo qualche personaggio, alcune gag sono molto efficaci e il risultato finale è apprezzabile.

I migliori anni

Nel 1966 – il periodo più straordinario per il pop britannico – la BBC trasmetteva solo 2 ore di rock and roll alla settimana. Ma una radio privata trasmetteva musica rock e pop, da una nave al largo della Gran Bretagna, 24 ore al giorno. E 25 milioni di persone – più di metà della popolazione britannica – ascoltavano questi pirati ogni giorno… [sinossi]
Look out your window I can see his light
If we can sparkle he may land tonight
Don’t tell your poppa or he’ll get us locked up in fright
Starman – David Bowie

Il rock, nella sua essenza più pura, dovrebbe e vorrebbe essere energia, esplosività, sovversione, ribellione. Poi entrano in gioco tanti fattori (qualità, interessi commerciali e via discorrendo) e la risposta del singolo e della massa. Non vi è dubbio, in ogni caso, che la musica rock abbia influenzato non poco, direttamente e indirettamente, la vita di molte persone, soprattutto nei complessi e variopinti anni Sessanta e Settanta, periodo di grandi cambiamenti sociali e di costume. Il cinema ha più volte cavalcato queste suggestioni, mescolandole all’irresistibile richiamo della nostalgia generazionale, il tanto struggente the way we were, e  al classico racconto di formazione: un rockettaro che ne ha viste troppe, un ragazzino che crescerà a ritmo di musica e ricordi che, come la vita, scorrono troppo in fretta, senza mai farsi afferrare.

I Love Radio Rock segue a grandi linee la suddetta traccia, peccando di assoluta prevedibilità ma, con sguardo fin troppo bonario, riuscendo a sprigionare vitale energia e sincero amore per un tempo passato e per un’idea ancora presente, forse immortale. E se nella sceneggiatura di Richard Curtis è proprio la componente bildungsroman a convincere poco, è l’affresco generale a possedere freschezza e un buon ritmo, sostenuto, ça va sans dire, da una colonna sonora semplicemente strepitosa – anche scontata, si dirà, ma certamente efficace. Curtis, cineasta assai furbo, ricorre senza indugi ai Troggs, ai Turtles, ai Kinks, ai Beach Boys, a Cat Stevens, a David Bowie e molti altri. Canzoni come A Whiter Shade Of Pale dei Procol Harum, Stay with Me, Baby di Lorraine Ellison e Father and Son di Cat Stevens rappresentano una sorta di investimento sicuro, un plus valore che contribuisce enormemente all’efficacia emotiva di una sequenza – le tre canzoni citate incorniciano, non a caso, tre momenti assai significativi della pellicola.

Come già mostrato nel brillante esordio Love actually – L’amore davvero (2003), Curtis non è solo uno sceneggiatore dall’indubbio fiuto commerciale (ricordiamo tra i suoi script Il diario di Bridget Jones, Notting Hill, Quattro matrimoni e un funerale) ma anche un regista dalle buone potenzialità, in questo caso ribadite da uno stile più frenetico, non solo nel ritmo del racconto, ma anche nella costruzione visiva, nel taglio delle inquadrature, nei movimenti di macchina, nel montaggio. Ennesimo segnale, in ogni caso, dello stato di salute del cinema inglese, capace di esprimersi compiutamente anche dal punto di vista squisitamente commerciale, oltre che, tanto per fare due nomi, nella dimensione autoriale di giovani registi come Steve McQueen (Hunger) e Shane Meadows (This Is England, Somers Town).
Oltre alla scintillante colonna sonora, I Love Radio Rock può contare su un cast invidiabile: Kenneth Branagh, Rhys Ifans, Bill Nighy, Nick Frost, Emma Thompson e lo yankee Philip Seymour Hoffman, impegnato in una sorta di prequel del ruolo interpretato nel pregevole Almost Famous (2000) di Cameron Crowe. Merita almeno un accenno il personaggio portato in scena da Kenneth Branagh: Dormandy, grigio, moralista, ingessato e tremendamente noioso e odioso funzionario governativo, è l’esatto opposto del brillante e seducente primo ministro incarnato da Hugh Grant nel precedente Love Actually. Curtis, almeno questa volta, si è divertito a bacchettare, anche se attraverso una figura troppo caricaturale per essere davvero efficace, il governo inglese.

I Love Radio Rock deve essere gustato con spirito allegro, senza troppe pignolerie e pretese, perdonando alcune ingenuità e semplificazioni. Anche se a larghi tratti la sceneggiatura avanza a singole sequenze, smarrendo qualche personaggio, alcune gag sono molto efficaci e il risultato finale è comunque apprezzabile. Un divertissement in salsa rock, ingenuo e nostalgico.

Info
Il trailer italiano di I Love Radio Rock.
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